E se a vida fosse pensada a partir da morte? E se a ironia pudesse revelar novas perspectivas sobre o fim da vida, olhando com inteligência e humor para um dos tabus mais complexos de nossa época? Ginevra Lamberti, autora italiana cuja escrita se revela precisa e articulada, caracterizada por profunda capacidade de observação e leveza, não teme investigar os interstícios mais incômodos da nossa sociedade, tornando-os motores de sua busca. Misturando gêneros — o romance autobiográfico que combina realidade e ficção se entrelaça às formas da crônica e do conto —, empreende uma aventura poética e filosófica para conhecer a morte em suas múltiplas a organização de uma funerária, o mestrado em Death Studies e as práticas de uma tanatoesteta são algumas das situações relatadas pela autora que ensinam a enfrentar esse capítulo da existência sem censurá-lo. Vista de perto, a morte se torna mais humana, e a seu caráter trágico e solene se acrescentam a ironia e a leveza que permitem todo tipo de reflexão, iluminando também aqueles espaços mais escuros. Lamberti fala da poesia do cotidiano a partir de outro ponto de mergulhar na vida, partindo de seu fim.
Se avete l’impressione che i libri italiani siano tutti uguali, leggete questo scritto della giovane e simpatica Ginevra Lamberti. È profondamente originale, in tutto: il soggetto (la morte, la nostra percezione della morte, i riti della sepoltura, della cremazione, del lutto), il modo in cui è scritto e il modo in cui è composto e strutturato. Non è fiction; è pensieri, diario, ricordi, considerazioni, frammenti di vita vissuta. A tratti umoristico, a tratti malinconico, a tratti interessante e anche difficile (ammetto che qualche pagina mi ha fatto perdere completamente il filo), sempre pieno di garbato umorismo, sempre sentito e sincero.
Avevo in realtà altissime aspettative, a seguito di una recensione, molto positiva, fatta da Matteo B. Bianchi nel podcast Copertina.
In parte, questo libro le ha soddisfatte. Si tratta di un viaggio alla scoperta di alcuni temi che girano intorno alla morte, soprattutto in torno al modo in cuil la processiamo e la affrontiamo, sia individualmente che collettivamente. Ci sono quindi interviste preziosissime, come quella alla famiglia Taffo, che gestisce una celebre agenzia di pompe funebri; o agli architetti che hanno progettato Capsula Mundi, ovvero un'urna biodegradabile in cui inserire le proprie ceneri per poi piantarci sopra un albero. Ci sono riflessioni fondamentali, come quella sulla motivazione ecologica per ripensare il nostro corpo dopo la morte, o sulla importanza della libertà di scelta circa questo argomento. C'è un intento molto nobile, che è quello di togliere dall'argomento "morte" tutti i tabù che la sovrastano e che impediscono una legislazione moderna, ma anche un discorso scientifico e filosofico libero da pregiudizi. Ci sono poi moltissime informazioni interessanti: cosa sono i death studies , cosa fa un tanatoesteta, qual era il rapporto che la Chiesa aveva con i cadaveri dei santi e delle sante. Ci sono momenti estremamente commoventi, come il racconto del ragazzo che, dopo la morte del padre, organizza una mostra fotografica sulla casa senza di lui, che ha però al centro simbolico il silenzio della madre. Ci sono molte riflessioni emotivamente ricche sul lutto, su questo grande ed inspiegabile mistero attorno al quale tutti ci arrovelliamo, e per il quale tutti soffriamo. C'è, infine, un tono molto ironico, un piglio fresco e leggero, ma mai "irrispettoso" degli argomenti trattati, una scrittura estremamente contemporanea ed estremamente interessante.
Tuttavia, ho trovato questo libro estremamente slegato, privo di una struttura che rendesse giustizia a tutta questa ricchezza. Alcune pagine mi sono sembrate assolutamente disomogenee, poco pertinenti. Per esempio perché i racconti sulle disavventure con i coinqilini? E quelle storie con i turisti con cui l'autrice ha a che fare per lavoro? Cosa c'entravano gli aneddoti sul locale gestito insieme al suo fidanzato? Mi sembra di aver intutito che l'intento fosse rendere questo libro un saggio sulla morte misto a memoir personale, eppure credo che il risultato sia troppo disconnesso, come se i due fili conduttori non si parlassero fra loro e il libro fosse quindi l'accostamento un po' frettoloso dei capitoli pertinenti all'una o all'altra idea.
Insomma, secondo me l'idea è eccellente, e tutta la parte più "saggistica", relativa alla morte, molto interessante e molto ben scritta, spesso proprio illuminante. La parte "autobiografica" l'ho trovata non solo non particolarmente interessante, meno convincente nella scrittura, ma anche del tutto scollegata rispetto alla prima, un po' "inutile" ai fini dell'economia dell'opera.
Perché comincio dalla fine è forse l’esempio più riuscito di no fiction, scritto da una voce italiana, che io abbia mai letto. Dopo La questione più che altro, un romanzo che ruota attorno al mondo del lavoro di oggi caratterizzato dai sogni infranti di giovani e dai grandi guadagni di Aziende, Ginevra Lamberti torna con un susseguirsi di aneddoti e storie con protagonista la morte.
La sua ironia garbata, che già era nota nell’opera precedente, si riflette nella scelta delle parole e degli approfondimenti. Dall’intervista a Taffo Funeral Services a professionisti che lavorano su cadaveri e sui desideri di chi non vorrebbe una sepoltura qualsiasi, la scrittrice veneta sa essere delicata nell’affrontare una delle tematiche più difficili, alternando racconti personali a testimonianze di persone che hanno fatto della fine il loro lavoro.
Ginevra Lamberti è una giovane scrittrice che vive a Venezia, ma è nata a Vittorio Veneto, una cittadina che a me ha dato moltissimo, amici, lavoro e fatto nascere e crescere la grande passione per la produzione della radio. La sento vicina a me quindi, questo è il suo secondo romanzo ed era da un po' che volevo leggere il suo primo, ma complice il mio libraio, ho trovato prima questo e me lo sono letta dopo Natale. Non è romanzo classico, parla di morte e di quello che ci gira attorno, alterna parti narrative a interviste a personaggi che sono legati professionalmente alla morte. E' una lettura davvero interessante, agevole, piacevole. Mi sono riconosciuta moltissimo nelle parole e nello stile di Ginevra, la trovo davvero contemporanea, forse la migliore ad esprimere il nostro immediato insieme a Sally Rooney. Mi ha fatta sentire a casa, presente nel mio tempo. Ha un modo di raccontare i grandi temi e le piccole persone che allo stesso tempo sorprende e non sorprende. Usa le parole e la punteggiatura in modo abbastanza inedito eppure comprensibile. Un'ottima lettura.
La costruzione della narrazione è bizzarramente piacevole, a metà tra il flusso di coscienza e il reportage giornalistico. Alcuni capitoli sono genuinamente interessanti (bellissimo quello della tanatoesteta). Altri, come quello sui musicisti di Pesaro sembrano più raffazzonati e non bene inseriti nel filo logico del libro. Sono molto curiosa di leggere il suo romanzo d'esordio, sicuramente tra le prossime letture in lista d'attesa.
Eu pensei que talvez o problema fosse a tradução, a versão do arquivo do Kindle, talvez eu mesma ou até com a escrita italiana (algo como o famoso "humor britânico" tão característico), afinal já tive problemas em gostar de outros autores italianos, mas, na verdade, acho que esse livro apenas não faz sentido.
Apesar de achar que o tema é muito interessante, achei a execução torta. Parece que a autora tentou criar um documentário sobre a morte em forma de livro, mas esse livro funcionaria muito melhor como um script de documentário. A falta de pontuação para definir os narradores das histórias foi um tópico de muito incômodo para mim e a falta de linearidade dos acontecimentos também (apesar da autora achar que existe uma linearidade de alguma forma). Os títulos e trechos só serviram para me confundir mais e os "causos" da vida pessoal da autora que são colocados em meio as entrevistas não acrescentam quase nada para a narrativa. Além disso, a autora apresenta diversos personagens da própria vida sem grandes introduções, como se todos nós soubéssemos quem são essas pessoas e nós que lidemos com isso.
Incrivelmente, esse livro tem por volta de 50 comentários nas minhas notas do Kindle e todos eles são alguma variação de "Que?", porque me senti como se estivesse na mente de Amélie Poulain com TDAH. Sinto que houve uma tentativa de uma escrita mais "quirky", mas o tiro saiu totalmente pela culatra e cada vez que eu lia o termo "peregrinos globais" eu tive vontade de revirar os olhos. No fim, parece que não houve uma conclusão, nao houve uma linha entre todos os entrevistados, não houve uma explicação da razão da existência desse livro.
Esse livro é de um clube do livro, então talvez após a discussão eu entenda o livro de outra forma e volte para editar essa review, afinal, eu sempre posso estar errada.
Ci sono libri difficili da recensire. E non si tratta del solito disagio che provo nell’assegnare a un libro alternativamente una, due, tre, quattro o cinque stelle, procedura per me grossolana e del tutto approssimativa, per cui alla fine posso dirmi davvero sicura del punteggio attribuito soltanto nel caso speciale in cui il libro mi abbia letteralmente stregata o in quello in cui mi abbia fatto per così dire schifo. No, c’è di più, e mi riferisco a quella certa aria di familiarità che proviene da alcuni libri, che ne fa la lettura un incontro inevitabile e necessario, e insieme una sorta di déjà-vu, inteso non solo come ritorno a luoghi (conosciuti, percorsi, vissuti, amati, desiderati) ma anche come ritorno a se stessi. I libri di Ginevra Lamberti per me sono una specie di attrazione che ne fa quasi una lettura obbligata, scorrono velocissimi e mi riportano, sempre, a Venezia, ne rinnovano la nostalgia e mi lasciano con la sensazione inspiegabile di aver appena letto di qualcuno che conosco discretamente bene, forse, oserei dire, persino di me stessa. E le parole, le parole lette non placano la fame di parole nuove da leggere, semmai la alimentano, e questo non succede mica sempre, ed è bello.
È difficile categorizzare questo libro: in parte è un memoir, in parte un'inchiesta, a tratti sembra un romanzo. Il filo che unisce gli episodi, tra una Venezia invasa di "pellegrini globali" e le difficoltà della vita quotidiana in una "zuppa di alghe" è la morte. Sì, avete capito bene, l'innominabile. L'autrice la affronta, la esplora da punti di vista vari e impensabili, da chi offre un guscio biodegradabile che si trasformerà in un albero a chi di lavoro fa il tanatoesteta (il truccatore di morti). Nonostante l'argomento è un libro frizzante, che scorre in un attimo e si fa apprezzare in tutta la sua originalità
Incipit Un giorno dei giorni in cui avrò avuto cinque anni vedo mia nonna, quella prodotta in Veneto e che d’ora innanzi chiameremo Teresa, che si prepara a uscire e dice preparati anche tu. Perché comincio dalla fine Incipitmania
Perhaps one of the most important books for my academic and personal formation. I had no idea there was a field of study for what I want to study. Or even that I didn't need to be a psychologist to study it. This book spoke to my soul in a way I cannot precisely describe. I just hope Ginevra knows, somehow, by some psychic beam, how much it meant to me.
Molto interessante. Di un argomento che raramente si legge e che invece fa talmente parte della nostra vita, da essere il fondamento della vita stessa, nel senso più vivo e pieno di significato: la morte.
L'autrice AMANTE di Venezia in tutti i suoi libri, in questo spiega che cos'è la "morte " è cosa per noi rappresenta se un bene o un male. Pesante da trattare e non si può "ricordare che siamo polvere ".
Interessante l’argomento. Molto interessanti alcuni capitoli, come quello sulla tanatoesteta. Per il resto, non è che hai voluto fare l’oroginalona a tutti i costi, Ginevra?