Vedere accostato un titolo come Blade runner, che immediatamente folgora la mente con le immagini del film cult, a un autore come William Burroughs fa un certo effetto. Una miscela esplosiva dagli effetti devastanti, che non può non avere una curiosa storia alle sue spalle. Così è: forse non tutti sanno che il titolo è al centro di un singolare insieme di legami, poiché Fancher, il primo sceneggiatore dell'adattamento cinematografico del romanzo di Dick lo prese in prestito da questo libro di Burroughs, che a sua volta è il progetto di un (mancato) adattamento del romanzo fantascientifico e distopico Bladerunner di Alan E. Nourse.
Se il legame con il cult si esaurisce nel prestito del titolo, più significativa è la dipendenza di questo libro da quello di Nourse, prosaiolo fantascientifico che ebbe la fortuna di capitare tra le mani di Burroughs: di qui l'idea di trarne un adattamento, che però non venne mai realizzato. Questo libro di Burroughs è in effetti un non-libro, un progetto incompleto, più che una sceneggiatura è il progetto di una sceneggiatura, che a sequenze propriamente sceneggiate mescola considerazioni in prima persona di Burroughs, disquisizioni puramente tecniche e sequenze riassuntive. Il romanzo originale è una distopia: un America futura in cui è stato messo in piedi un sistema sanitario nazionale che richiede un pagamento non convenzionale - che il paziente si sottoponga alla sterilizzazione. Il sovrappopolamento, il controllo delle masse e l'eugenetica si intrecciano in questa scelta, che porta lo Stato a prendere il controllo della selezione altrimenti naturale della specie umana in suolo statunitense. Contro questo sistema agiscono i bladerunner, giovani corrieri che riforniscono i medici clandestini. Un tema molto ghiotto per uno scrittore come Burroughs, che pur apportando lievi alterazioni alla storia riesce a portarla in direzioni a lui più consone. Sono i tipici motivi burroughsiani: il controllo mentale della specie umana (ad opera dello Stato, di un'autorità superiore più o meno occulta, persino, a volte, di un'intelligenza aliena), lo sterminio delle minoranze (afroamericani, ispanici, omosessuali e tossicodipendenti), la denuncia delle lobby farmaceutiche (che Burroughs attacca a più riprese, soprattutto sul tema della tossicodipendenza) e la contrapposizione di un sistema medico alternativo (la cura con l'apomorfina, gli orgoni di Wilhelm Reich).
Questo testo spezzato, frammentato, racchiude a ben vedere molto più delle parole scritte, lasciando intravedere negli spazi vuoti infinite possibilità da indagare. Risulta essere, soprattutto, centro focale dell'intera produzione di Burroughs, un punto fisso per il quale passano tutte le fasi letterarie e tutti i grandi temi dello scrittore: dalle suggestioni fantascientiche d'avanguardia della Trilogia Nova alla cultura underground giovanile, di contestazione, dei romanzi degli anni Sessanta e Settanta (Ragazzi selvaggi su tutti), con forme narrative che si avvicinano alla sua ultima trilogia (la Città rossa).