“La vita non è che un perdersi in mezzo ad allucinazioni varie”
“L’uomo che scrive” – vale a dire il personaggio che dice io – risiede in un villaggio normanno. Nella solitudine brumosa della campagna, in una casa dalle scale scricchiolanti, piena di piccoli notturni rumori, raccoglie materiali documentali sul misterioso popolo dei Gamuna: le sue fonti maggiori sono le lettere e i taccuini dell’amico viaggiatore Victor Astafali, gli articoli di un aviatore argentino, Augustin Bonetti, e il diario che la suora vietnamita Tran gli viene leggendo quando egli si reca a trovarla al di là della Manica. Il romanzo di Gianni Celati è il racconto – appassionante come un delirio scientifico, come una riscrittura dell’avventura umana – dell’approssimazione infinita all’identità dei Gamuna, degli studi che la squadernano e si fermano alla soglia dell’indicibile, della violenza che la vuole cancellare.
Gianni Celati (Sondrio, 1937) è stato uno scrittore, traduttore, anglista, critico letterario e documentarista italiano.
Nasce a Sondrio, dove si trova la famiglia a causa del lavoro del padre, usciere di banca spostato spesso di sede in sede a causa dei litigi con i suoi superiori. Il padre Antonio era originario di Bondeno, vicino a Ferrara, mentre la madre, Exenia Dolores Martelli, era nata a Sandolo, vicino al delta del Po. Celati passa l'infanzia e l'adolescenza in provincia di Ferrara. Laureatosi in letteratura inglese presso l'Università di Bologna scrive articoli per Marcatré, Lingua e stile, Il Verri, Il Caffè, Quindici, Sigma, ecc. oltre a pubblicare le prime traduzioni. Assume la cattedra di letteratura angloamericana del DAMS di Bologna e riprende anche l'attività critica e di studioso della letteratura europea. Nel 1971 pubblica il suo primo romanzo, Comiche, per Einaudi. Sempre da Einaudi escono i successivi Le avventure di Guizzardi (1972), La banda dei sospiri (1976) e Lunario del paradiso (1978), Torna alla narrativa nel 1985 con i trenta racconti di Narratori delle pianure che segnano anche il passaggio alla casa editrice Feltrinelli. In seguito vengono le Quattro novelle sulle apparenze (1987), dove alla precisione stilistica si accompagna una tematica della fiducia e del disincanto della società contemporanea, e Verso la foce (1989). Insegnato quindi all'Université de Caen e alla Brown University di Providence e per il resto della sua vita risiede a Brighton, in Inghilterra. Nel marzo 2013 Einaudi pubblica l'Ulisse di James Joyce in una nuova versione tradotta da Celati, frutto del lavoro di oltre sette anni e attesa già da diverso tempo. L'anno successivo si piazza terzo al Premio Chiara con la raccolta di racconti Selve d'amore. Nel 2016 esce presso la collana I Meridiani di Mondadori un'ampia raccolta di opere narrative dal titolo Romanzi, cronache e racconti, a cura di Marco Belpoliti e Nunzia Palmieri. Il 3 gennaio 2022 muore nella sua casa di Brighton, in Inghilterra, una settimana prima di compiere 85 anni.
Uno di quei libri che sai che ti resterà nel cuore sempre. Celati ha fatto sì che io mi sia sentito realmente nel paese dei Gamuna, che abbia preso parte ai loro riti, alle loro usanze, che li abbia osservati da vicino. L' empatia con il narratore, con Victor Astafali - autore dei diari sui Gamuna, ai quali colui che scrive attinge a piene mani - è stata massima fino alla fine, e sebbene possa apparire arduo in certi passi, questo libro compie qualcosa di straordinario: attraverso di esso l'autore crea dal nulla un mondo, un popolo, e lo inserisce nel nostro reale. Sono evidenti, infatti, riferimenti all'imperialismo, alla globalizzazione, agli Stati postcoloniali, ma il tutto è avvolto in un'aura mistica che rimanda ad echi di Borges e Calvino, che Celati ben conosceva - i continui riferimenti alla città, al suo miraggio, al binomio visibile-invisibile sono palesi. Un libro, insomma, la cui atmosfera mi ha soddisfatto appieno e che è riuscito in uno degli intenti principali che la letteratura dovrebbe assumere: portare chi legge in un nuovo universo.
In questo libro, che si colloca a metà fra una fiaba e il resoconto di una spedizione etnografica, Celati ci racconta dell’immaginario popolo dei Gamuna, descrivendone le terre, la lingua e, soprattutto, i costumi davvero inconsueti. Con scrittura a tratti incantevole l’Autore, accompagnandoci alla scoperta delle bislacche abitudini di questa improbabile civiltà, sembra volerci suggerire, quasi in filigrana, una possibile e poetica alternativa al frenetico stile di vita che stritola le nostre esistenze, alternativa fondata sul capovolgimento del valore ontologico (e quindi anche estetico ed etico) tra il mondo come ci appare nello stato di veglia, che sarebbe pura illusione, e quello che si disvela quando sogniamo, che invece sarebbe reale. La recensione completa su https://www.ifioridelpeggio.com/fata-...