English translation and introduction by Walter van Stigt available in: Brouwer, L.E.J., "Life, Art and Mysticism", Notre Dame Journal of Formal Logic, 37(3): 381-429.
Questo è un libro a due facce, ma non come Giano bifronte che ha due visi uguali: le facce, qui, sono affatto difformi. La seconda faccia è una postfazione di Paolo Zellini molto dotta e molto ricca d’informazioni su storie e teorie della matematica nel Novecento; l’altra… ecco, l’altra è assai più difficile da qualificare: sono i testi, raccolti sotto il titolo Vita, arte e mistica, d’alcune conferenze tenute dal matematico olandese Brouwer davanti a un uditorio di suoi conterranei (per la precisione a Delft) nel 1905. Per il lettore ignaro di storia della cultura dei Paesi Bassi nel secolo scorso, com’è il sottoscritto, le fonti e gli antigrafi citati da Zellini per i contenuti e l’ispirazione di questi discorsi restano puri nomi che non dicono nulla; eppure il medesimo lettore ignaro vi sentirà un’aria di casa, o piuttosto di déjà vu: diciamo pure, anzi, che vi potrebbe avvertire un’eco qua di Otto Weininger, là di René Guénon, là del Naphta di Thomas Mann, là di altri ancora che ognuno potrebbe allegare anche, volendo, con dovizia di loci paralleli; tutta gente che (a parte Weininger) arriva un po’ più tardi, e quindi non poteva influenzare Brouwer verso il 1905, ma si abbeverava dalle medesime pozze. Di suo il giovane matematico ci metteva l’entusiasmo giovanile, che probabilmente in ogni tempo sembra fatto apposta per invaghirsi delle dottrine più scombinate e dannose in voga al momento, in ispecie se dottrine in odor d’irrazionalismo. Leggere questi testi caotici e indefinibili è a tratti astruso, a tratti noioso, a tratti agghiacciante, a tratti irresistibilmente comico; sovente anche politicamente scorretto, come quando Brouwer sentenzia sulle donne, o meglio “sulla donna”: e ci si può immaginar come. Da tale guazzabuglio d’irrazionalismi assortiti Zellini, nella postfazione, spreme tutto quel che può spremerne, ravvisandovi umbriferi prefazî di successive teorie matematiche del Nostro; se li vede lui c’è da credergli, ma temo che l’interesse dell’editore per un testo siffatto venga, più che dall’anticipare teorie rispettabilissime sul mondo dei numeri, proprio dal loro carattere assurdo e dal linguaggio vorticoso con cui sono espressi: e qui, che dire? - chacun à son goût. Ovviamente, per un lettore normale come me, l’unico interesse che offrono i testi di Brouwer è di tipo storico, in quanto documenti d’un decadentismo irrazionalistico diffuso assai ubiquamente nella cultura della Belle Epoque, onde poscia distese la sua ombra lunga fino alla Seconda Guerra Mondiale, e in parte anche dopo: talmente diffuso che seppe catturare anche, come in questo caso, rappresentanti del mondo scientifico, determinandone per certi aspetti perfino l’approccio alla propria materia. Si capisce ad ogni modo che, a voler dare un giudizio sintetico al libro facendo la media tra gli scritti di Brouwer e quello di Zellini, la media non può che restare bassina, e finirà per costituire l’ennesima declinazione dell’ormai proverbiale pollo di Trilussa, con, ovviamente, Brouwer a beneficiarne a spese del suo commentatore.
Tja, wat kan ik zeggen over dit volslagen bizarre boekje, geschreven door des lands beroemdste wiskundige? De mystiek zit er zeker in, zowel Oosters als Westers, maar het is bijzonder pessimistisch.
Nonostante la filosofia di Brouwer sia banale e una cosa balorda da cima a fondo, come l'intuizionismo che fonda, io non riesco a dire di quest'uomo: << quest'uomo non è profondo >>.
Per chi ha un minimo di infarinatura di filosofia della matematica, il nome di Brouwer non è certo ignoto. Per curiosità ho così preso questo libro e ho scoperto che in questo suo saggio giovanile Brouwer parlava di filosofia in generale, facendo un mischione tale che non sono assolutamente riuscito a capire qual era il suo punto, se non che le donne nascono per essere all'ombra del proprio uomo... La colpa non è dei traduttori Claudia Di Palermo e Lorenzo Perilli, ma proprio dei concetti che mischiano pensiero greco e indiano senza alcuna logica. Il libro sarebbe stato uno dei pochissimi a cui dare una stella, se non fosse stato per il saggio finale di Paolo Zellini. Tipicamente trovo Zellini pesante, e faccio fatica a leggere i suoi libri. (e allora perché li leggo, vi chiederete? Perché tratta temi interessanti). Qui non solo è molto più chiaro e spiega molto bene come il costruttivismo di Brouwer sia rinato in maniera completamente diversa con il calcolo automatico, ma come effetto collaterale mi ha permesso di capire meglio cosa aveva scritto in La dittatura del calcolo. Insomma, se proprio volete prendere il libro limitatevi a leggere la sua postfazione!
Sorpresa dal fatto che Adelphi abbia pubblicato questi discorsi. L’autore, giovane aspirante intellettuale critica ogni pensiero, conservatore o innovativo che sia, a favore di una propria verità basata su nozioni rubate da filosofie che nemmeno lui stesso comprende. In particolare parla di Karma e utilizza terminologie proprie delle religioni asiatiche senza carpirne il significato, annientando la loro potenza originale e adattandole al contesto che non è loro proprio. Pesanti da leggere, questi discorsi sicuramente non resteranno nella storia quali chiavi di volta nell’evoluzione del pensiero filosofico del XX secolo.