Vivere i propri desideri in un mondo che pretende identità granitiche e inclinazioni misurate significa ingaggiare una lotta feroce per affermare la propria identità, una lotta necessaria per chi non vuole e non può essere etichettato e circoscritto. Così Meno cazzate ripercorre in flashback e brandelli dolorosi gli anni spregiudicati che la sua protagonista, fragile e inquieta, brucia alla ricerca di una persona, un corpo che l’ami. Questa ricerca di tenerezza diventa esigenza di difendere con rabbia la propria unicità, in un continuo passaggio da un letto all’altro, da un corpo all’altro, da un’esperienza estrema all’altra; il BDSM, le relazioni con uomini predatori e possessivi e donne amate e sfuggenti, la ricerca di un amore libero e allo stesso tempo l’impossibilità di scendere davvero a patti con l’imprevedibilità delle relazioni. Gli eventi precipitano rapidamente verso la notte del Dramma che si consuma al Gorilla, il locale di Prati in cui la protagonista lavora e che è il teatro dei suoi esperimenti, oltre che il palcoscenico su cui si muovono e vagabondano i suoi amici e i suoi nemici, i suoi amanti e i suoi alleati, chi la accoglie e la sostiene e chi vuole soltanto che sia carina e sorridente. Nat Gildi fa la cronaca di un’educazione sentimentale sfrontata e inedita; la sua lingua è carne viva e dipinge i traumi, gli scontri sanguinosi e la brutalità dell’essere una persona libera e in trasformazione in un mondo di uomini, di essere una forza mossa da una sacra furia che arde tra una birra e una pelliccia rosa.
Il libro di Nat Gildi parla di sesso, ma è molto lontano dall'essere un romanzo erotico. Si tratta, piuttosto, di un romanzo autobiografico, nel quale l'autrice ci parla della proprie esperienze sessuali nel corso della propria adolescenza e prima età adulta. Le storie raccontate, in tutta la loro unicità e particolarità, riescono comunque a risultare in un'esperienza condivisibile da coloro che hanno vissuto la scoperta della propria sessualità all'inizio del Ventunesimo secolo, con la rivoluzione digitale, i siti d'incontri e l'universo online, tutte le sue libertà ed i suoi pericoli. Nat Gildi racconta della sua esperienza con il mondo BDSM e dei rapporti di potere, dei quali non esita a raccontare anche gli abusi. Il romanzo accompagna chi legge in un'esperienza reale e realistica, di cui travolge il vissuto emotivo. L'opera parla anche del poliamore vissuto dal punto di vista di una persona monogama, di dipendenza dal sesso; ma soprattutto, parla degli abusi di potere da parte degli uomini, egregiamente riassunti nella frase "non tutti gli uomini, ma, per ognuna di noi, almeno uno".
Sul libro di Nat Gildi si può dire e si deve dire davvero tanto, e allo stesso tempo è uno di quei libri che vanno osservati, letti, quasi tutelati, in silenzio. Perché è un libro pieno di rabbia ed è anche un libro pieno di dolore, ed è di quella rabbia e di quel dolore che conosciamo ogni volta che ci riconosciamo come soggetti oppressi, privi di vivere la nostra vita secondo le nostre personali inclinazioni, quel libro che vorremmo leggere ogni volta che qualcuno ci ha detto "dovresti sorridere di più", "perché non perdi qualche chilo?" o " dovresti mangiare di più"; ogni volta che un padre o un padrone ci ha detto cosa dovevamo fare, che non eravamo giustə mentre lo facevamo, che qualcuno avrebbe dovuto spiegarcelo meglio, che eravamo dei bambini, o semplici camerierə, che dovevamo essere sarte che cucivano i loro disastri senza neanche che ci venisse mai riconosciuto il peso della nostra arte.
È un libro sulla giustizia e sull'ingiustizia, sulla sopraffazione e sulla ribellione, sui groppi in gola che stano a metà tra la voglia di piangere per la rabbia o per la tristezza, è un libro sull'empatia e sulla mancanza di sensibilità... E a me ha fatto venire voglia di tornare a scrivere. Leggetelo.
Un libro che è arrivato inaspettatamente. Una lettura non preventivata ma che mi ha rapita fin dalle prime pagine. L’ho finito in un paio di giorni ed erano mesi che non succedeva
“Meno c4zzate” è un romanzo senza filtri che con genuinità e schiettezza racconta le esperienze relazionali della sua protagonista: uomini dalla mascolinità tossica, ossessivi e predatori, donne libere ed elusive, rapporti BDSM e amore libero. Un’anima solitaria alla ricerca di qualcuno da amare e da cui farsi amare
Sono ricordi a tratti teneri, a tratti dolorosi e disturbanti. Memorie che, in un modo o nell’altro, sono legate al Gorilla, il locale di Prati di cui la protagonista è socia e dove lavora. Luogo fulcro di tutta la narrazione, nel quale i personaggi si muovono come attori su un palcoscenico
Nat Gildi è un’autrice giovanissima e la sua penna è affilata e graffiante, sincera e diretta. Mi è piaciuto proprio tanto leggerla
Importante sotto molteplici punti di vista. Sfaccettato e irriverente ma anche di una dolcezza così profonda da entrarti nelle ossa. Questa è la narrativa brillante, fresca e pungente che sogno di trovare sugli scaffali delle persone da qui ai prossimi anni.
Se nelle prime pagine lo stile di scrittura poteva intrigarmi e la storia risultare avvincente, dopo poco mi ha annoiata terribilmente. Non comprendo chi ha dato 5 stelle a questo libro, se così si può chiamare. Sembra un soliloquio della protagonista sulle sue relazioni e avventure sessuali. Mi sono arresa a metà lettura.