anche la lista della spesa, o il conto della tintoria. è il paradosso che si usa per dire che di un autore si leggerebbe la qualunque. ecco, qui un po' si viene accontentati. perché questi otto capitoli superstiti del primo (in assoluto) racconto partigiano di fenoglio sono buttati giù a mano, su fogli intestati della bottega paterna. macelleria fenoglio amilcare, piazza rossetti, alba. sotto, le colonne prestampate per tener conto di chili ed etti venduti, data, prezzo unitario e importo finale.
quasi certamente nel 1946, BF scrisse così un abbozzo di romanzo ampiamente autobiografico, sui suoi due anni precedenti con le brigate partigiane: la garibaldi prima, i badogliani poi. quattro blocchetti incompleti, ritrovati e pubblicati trent'anni dopo la morte, che si interrompono nel dicembre del '44 con un'ultima parola troncata ("ca-" forse per casa?) che lascia spiazzati. e amplifica la consapevolezza di avere in mano l'unico testo che fenoglio non dovette rimaneggiare per volontà degli editori.
la lingua è senza dubbio meno peculiare di quella che verrà. nessun pastiche con l'inglese, le frasi spezzate e i discorsi diretti sostituiti frequentemente dai "dice". BF ha circa 24 anni e la sua non è ancora quella scrittura dal ritmo secco che colpirà calvino e natalia ginzburg lettori di einaudi, con in mano una copia de la paga del sabato, e farà scrivere da calvino a vittorini che il giovane e promettente autore «fa del cinema».
ma c'è altro di prezioso, in queste colonne destinate al computo delle fettine di fassone. vi si trovano le stesure embrionali di episodi e personaggi che torneranno nella sua epopea della resistenza in langa. e così pure molti dettagli che si possono immaginare come reali data l'aderenza biografica del racconto, con il protagonista che si chiama beppe, è figlio di amilcare e (marghe)rita, riceve una lettera dalla sorella marisa, e se proprio dovesse scegliere un nome di battaglia sarebbe heathcliff (è noto che fenoglio aveva una passione per cime tempestose, e un suo filarino di alba gli aveva detto di trovare in lui somiglianze col personaggio di emily brontë). e insomma dagli appunti immaginiamo che sia andato davvero, come il personaggio, a recuperare dal proprietario di una cascina i quattro pacchetti di sigarette fatti arrivare da sua madre nascosti in un paio di calze, insieme a mille lire. e quali sigarette avesse in tasca in quei giorni lo impariamo da un altro passo: «voglia di fumare. tiro fuori una popolare e due zolfini».
ma la cosa che più resta impressa è che questi appunti sono pieni di vita e di morte, e di tutte le suggestioni comprese nel prezzo. sono gli uomini, con i loro sentimenti e la fisicità dei loro corpi, a prendere la scena. c'è fin dalla prima pagina la paura di cadere ammazzato, lungo disteso nella neve. e ci saranno le morti dei compagni, i corpi sacrificati di cervellino che viene fucilato, e piccàrd che non sappiamo che fine fa una volta preso dalle brigate nere, perché è di lui che si parla in quell'ultima frase ritrovata monca.
ma c'è anche tanta vita. e tanta passione per le donne, pure. a cominciare da quell'anna maria di santo stefano belbo che qui fa la sua prima comparsa come un flirt annunciato dal «più magnifico paio di gambe mai profilatosi ai miei attenti occhi», ma sarà destinataria nella vita e nei racconti di un sentimento forte, pulsante di voglie. «chiudo gli occhi e penso ad anna maria. alla sua carne viva e benefica. voglio avere dei figli da lei». le forti attrazioni, e il suo modo schietto di raccontarle, sono un ulteriore aspetto che ha a che fare con il non-passaggio di queste pagine sotto le forbici editoriali. perché gli amori vissuti con donne libere (che fenoglio faceva capire di ammirare), sono uno dei tratti che gli vennero regolarmente fatti diluire durante le revisioni pre-pubblicazione. vanda che gode di ettore ne la paga era ritenuta sconveniente. e di un altro racconto inserito ne i ventitré giorni della città di alba calvino scriverà: «toglierei nella prima pagina la rievocazione dell’incontro in cui è successo il fattaccio, perché tanto come succede quando nasce un bambino lo sappiamo tutti».
viceversa, rileggendo queste pagine sono scoppiata a ridere in solitaria arrivata al punto in cui la staffetta claudia in una notte di fuoco viene «stamburata» - sic! - tre volte dal gagliardo beppe. al povero calvino gli avrebbe preso un colpo.