Simenon si è destreggiato nello scrivere su molti argomenti, ed in questo caso si è messo alla prova scrivendo un romanzo di ambientazione mafiosa sulla scia di colleghi americani. L’argomento è ben noto, storie di gangsters , nati e cresciuti a Brooklyn, con un’infanzia trascorsa per i marciapiedi, una manovalanza svolta per “l’organizzazione”, partendo dai gradini più bassi fino a salire nella gerarchia. Gli stereotipi del caso ci sono tutti, ho visto proprio in questi giorni in tv per l’ennesima volta Il padrino e mentre leggevo ne rivedevo alcune scene. La famiglia Rico è una famiglia di origine siciliana, composta da una madre ed una nonna, rimaste a Brooklyn nel retro del negozio di alimentari che la madre gestiva con il marito, rimasto ucciso in una sparatoria di strada, e da tre figli, tutti assoldati nelle fila dell’organizzazione. Il maggiore, Eddie, detto Il Ragioniere, ha fatto strada, sempre rispettando le regole, senza mai discutere le decisioni superiori ed è diventato un piccolo boss di provincia, si è sposato, ha una bella casa a Miami, due figlie, una buona attività di copertura. In questo sfondo, tra Miami e Brooklyn, e con il romanzo che inizia quando lo status sociale dei Rico è ormai stabile all’interno dell’organizzazione, Simenon si concentra sulla figura di Eddie Rico, che viene messo di fronte a un dilemma che mai e poi mai avrebbe immaginato: la famiglia o l’organizzazione, l’amore fraterno o il rispetto delle regole. Anche questo è un topos che si ritrova nella letteratura del genere, ho pensato a Michael Corleone che fa uccidere il fratello Fredo che aveva tradito “la famiglia”; in questo caso non ci sono i medesimi presupposti, ma il dramma interiore di una scelta distruttiva ci sta tutto. Ci starebbe tutto, perché Eddie vive il suo travaglio, fino alle ore finali, quelle più drammatiche, in cui i giochi oramai sono fatti, in una specie di limbo, incapace di tirarsi indietro, di urlare un rifiuto che ha dentro il cuore ma che è soffocato da una vita di rispetto delle regole, da una abitudine a non alzare la testa e rimanere al proprio posto nella gerarchia, rispettando chi sta sopra di lui e facendosi rispettare da chi gli sta sotto.
Come ho scritto, nella storia ci sono tutti i topoi e gli stereotipi del genere, che non la rendono originale e rendono il romanzo interessante per chi ama l’argomento. E’ un romanzo che veleggia in un mare agitato sotto il pelo dell’acqua, apparentemente piatto in superficie, fino all’apice del finale, la parte più bella, in cui ancora una volta ci troviamo davanti un personaggio alla Simenon, un perdente che si dibatte nelle maglie del destino. Non è male, ma ho preferito altri Simenon.