Il barone di Calatrava non condivide gli ideali delle Crociate, così decide di parteciparvi virtualmente, percorrendo la stessa quantità di strada che lo separa dalla Terra Santa girando per mesi attorno al proprio castello! Un classico della narrativa trasposto in commedie teatrali, radiodrammi e in un celebre film.
Co-founder of the Gruppo 63. Luigi Malerba (born Luigi Bonardi; November 11, 1927 – May 8, 2008) was an Italian author who wrote short stories (often written with Tonino Guerra), historical novels, and screenplays, and who co-founded the Gruppo 63, based on Marxism and Structuralism. Umberto Eco said that Malerba was defined post-modern, but that's not all true, because he is maliciously ironic, unpredictable, and ambiguous. He was one of the most important exponents of the Italian literary moviment called Neoavanguardia, along with Balestrini, Sanguineti, and Manganelli. He was the first writer to win the Prix Médicis étranger in 1970. He also won the Brancati Prize in 1979, the Grinzane Cavour Prize in 1989 (with Stefano Jacomuzzi and Raffaele La Capria), the Viareggio Prize and the Feronia Prize in 1992.
I cani di Gerusalemme è un romanzo breve, asciutto e paradossale, in cui Malerba riduce l’epica della prima Crociata a un teatro dell’immobilità e dell’autoinganno.
Nicomede di Calatrava, nobile siciliano, anziché partire realmente per la Terra Santa, decide di percorrere attorno al proprio castello la distanza che lo separerebbe da Gerusalemme, accompagnato dal servo Ramondo. Il viaggio diventa così una finzione rigorosamente misurata, una Crociata verbale e domestica, in cui la geografia gloriosa dell’Oriente viene evocata senza mai essere davvero attraversata.
Ho apprezzato i passaggi in cui Calatrava finge di aver raggiunto luoghi dai nomi altisonanti (Durazzo, Nicea, Antiochia, Damasco), mentre in realtà continua a girare nel suo piccolo circuito feudale. È in questo contrasto fra la grandezza dei nomi e la meschinità dello spazio reale che Malerba trova una delle sue intuizioni più felici.
La struttura, molto teatrale e ben scandita, procede per scene e dialoghi quasi rituali, lasciando emergere sotto la comicità una riflessione più amara: l’uomo, quando non riesce ad affrontare il mondo, può sempre costruirsene uno di parole. I cani del titolo, con il loro ululato ambiguo, sembrano allora il simbolo di un segno che ciascuno interpreta secondo la propria fede, paura o convenienza.