L'ultimo romanzo dedicato alla figura di Horatio Hornblower è un richiamo a quello che, nella cronologia interna della saga (diversa da quella di scrittura), fu il primo romanzo, cioè "Il guardiamarina Hornblower". In questa prima opera assistevamo al traumatico ingresso di Hornblower giovinetto in marina attraverso una serie di racconti slegati. Questo "Hornblower Ammiraglio" non è molto diverso, anche se siamo all'altro estremo della carriera: il nostro Horatio comanda la flotta britannica nei Caraibi, con base in Giamaica. L'età napoleonica con le sue gigantesche battaglie è finita: Hornblower è impegnato in operazioni minori come la lotta allo schiavismo e alla pirateria e i moti rivoluzionari del Sud America.
Da questo punto di vista, il romanzo offre una buona variabilità di situazioni. Il secondo e il terzo racconto sono i meno riusciti: il secondo è prevedibile nel suo svolgimento, il terzo ha qualche illogicità di trama; alcuni eventi che accadono in questi racconti non vengono poi ripresi. Sono interessanti per qualche curiosità storica, come scoprire che in Giamaica vi erano territori della giunga de facto amministrati dagli schiavi fuggiaschi e così fu per secoli. Ah, inutile ricordare che Forester è un deciso patriota, quindi qualche autocelebrazione della Royal Navy è ovviamente sempre presente (mi accontento che non vi siano denigrazioni un po' razzistelle riguardo spagnoli e "latinos").
Il primo, il quarto e il quinto racconto sono i più riusciti. Il primo si regge sul gustosissimo colpo di scena finale, ben fatto perché coinvolge anche la psicologia del nostro Hornblower. Il quarto è molto solido nello svolgimento.
L'ultimo lungo racconto è più di un racconto: è il degnissimo e soddisfacentissimo commiato con il personaggio di Horatio e la sua complessa psicologia. Per chi è giunto a questo punto, dopo dieci libri, Hornblower è ormai un vecchio amico di cui conosciamo ogni comportamento, ogni mania, ogni difetto. Tutti sappiamo del suo fortissimo senso del dovere e della propria scarsissima autostima: una miscela letale, che nel corso della saga ha portato Horatio ad autosvalutarsi costantemente e, in diverse occasioni, ad essere un "infelice".
In quest'ultimo bellissimo racconto, invece, all'interno della "cornice", elegante stilisticamente quanto violenta nella sua efficacia descrittiva, di un tremendo uragano, assistiamo all'incredibile: Hornblower, anche con l'aiuto dell'amatissima moglie Barbara, si libera definitivamente di ogni fisima psicologica e diventa finalmente "giusto giudice" di se stesso. Insomma, Horatio si riconcilia con se stesso e diventa "felice".
Per Horatio, come per il lettore, non vi poteva essere finale migliore. Perciò, anche se due racconti su cinque erano un po' debolucci, do il massimo voto.