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The Historical Anthropology of Early Modern Italy
s/t: Essays on Perception and Communication
Based on archival material from the cities of Genoa, Milan, Venice, Florence, Rome, and Naples, as well as on published sources, such as travel journals, and artistic representations, this volume presents an original view of the culture of early modern Italy. The book addresses particular themes - specifically those of perception and communication - as well as serving to exemplify modes of analysis in the currently developing field of historical anthropology. In the first part of the book, Peter Burke examines the stereotyped ways in which contemporaries perceived social groups such as saints, beggars, and working women, and shows how these stereotypes were used, consciously and unconsciously, both by the authorities and by ordinary people.
Based on archival material from the cities of Genoa, Milan, Venice, Florence, Rome, and Naples, as well as on published sources, such as travel journals, and artistic representations, this volume presents an original view of the culture of early modern Italy. The book addresses particular themes - specifically those of perception and communication - as well as serving to exemplify modes of analysis in the currently developing field of historical anthropology. In the first part of the book, Peter Burke examines the stereotyped ways in which contemporaries perceived social groups such as saints, beggars, and working women, and shows how these stereotypes were used, consciously and unconsciously, both by the authorities and by ordinary people.
- GenresHistory
292 pages, Paperback
First published January 1, 1987
About the author
Peter Burke
284 books217 followersPeter Burke is a British historian and professor. He was educated by the Jesuits and at St John's College, Oxford, and was a doctoral candidate at St Antony's College. From 1962 to 1979, he was part of the School of European Studies at Sussex University, before moving to the University of Cambridge, where he holds the title of Professor Emeritus of Cultural History and Fellow of Emmanuel College. Burke is celebrated as a historian not only of the early modern era, but one who emphasizes the relevance of social and cultural history to modern issues. He is married to Brazilian historian Maria Lúcia Garcia Pallares-Burke.
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Community Reviews
Displaying 1 - 3 of 3 reviews
October 10, 2022
Burke è una garanzia. Qualità eccelsa degli articoli, precisione terminologica, godibilità letteraria.
Il titolo non rende onore all'opera, visto che a primo acchito sembra una di quelle "vite quotidiane" di varia natura e di varia esecuzione.
Il titolo non rende onore all'opera, visto che a primo acchito sembra una di quelle "vite quotidiane" di varia natura e di varia esecuzione.
January 23, 2014
Post-reading: I really recommend this book to *anyone* interested in history. He takes things like censuses (that are normally used to give 'hard data' that are then used to back up theories or facts etc) and looks at the mentality behind them, why they should instead perhaps be seen as revealing more about how the society thought and categorised themselves, rather than actually how many people there were exactly. And that's just one of about 10 fascinating chapters. It's certainly given me plenty to think about when I read any other history books.
February 4, 2011
Anche il secondo libro finito ad aprile e ancora da recensire è stato trovato dove meno me lo aspettavo, nella locale libreria di compravendita dell’usato, uno di quei rari casi in cui hai la fortuna di trovarvi proprio un titolo che stavi effettivamente cercando.
Il titolo italiano è abbastanza fuorviante, dà l’idea di una serie di storielle pittoresche estrapolate da fonti d’archivio: più rispondente alla realtà è quello originale, The Historical Anthropology of Early Modern Italy. Apparsi originariamente in sedi e tempi diversi, i capitoli qui riuniti si propongono di studiare diversi aspetti della società italiana tra Cinquecento e Seicento (meglio, della società urbana di alcune delle maggiori città italiane dell’epoca, Roma, Venezia, Napoli, Genova) quali i cerimoniali, il catasto, i saluti, gli insulti, le beffe, l’abbigliamento, il ritratto, le feste ecc. dal punto di vista della loro strategia comunicativa. Si parte dal presupposto che ciascun gesto o “rito” (inteso in senso ampio), infatti, voglia comunicare qualcosa a qualcuno in un certo modo, e perché la comunicazione sia efficace, perché il messaggio sia compreso, è essenziale che sia seguito un codice preciso, un insieme di regole che può dire molto sui valori, o contro-valori, del gruppo sociale che le ha formulate. Ciò è ancora più vero in un contesto, quale quello italiano in epoca moderna, in cui la rappresentazione di sé e della società era altamente teatralizzata e fondata sull'”apparenza” (in questa frase non è implicito nessun giudizio morale, si pensi all’importanza della “sprezzatura”, la finzione di naturalezza, in Castiglione, o all’elogio della “dissimulazione onesta” in epoca barocca).
La parte più interessante del libro è dove l’autore presenta le fonti da lui utilizzate, illustrando per ciascuna tipologia le opportunità di lettura e i rischi di sviamento che essa può offrire (ad es., i diari dei viaggiatori stranieri dell’epoca sono preziosi perché, a differenza di coloro che vivono dall'”interno” il rituale da studiare, che vi sono quotidianamente immersi, non danno per scontati certi passaggi o certe nozioni che appaiono pacifiche a chi le vive direttamente, ma allo stesso tempo potrebbero presentare interpretazioni erronee, deformate dal background culturale e dai pregiudizi dell’osservatore; le fonti giudiziarie sono spesso l’unico modo con cui è possibile accedere al mondo dei ceti subalterni, ma, anche qui, le voci dei loro esponenti devono spesso passare attraverso il “filtro” dei giudici che ne ascoltavano, e a volte non comprendevano a pieno, le testimonianze).
Un libro concepito per lettori inglesi, o meglio anglofoni, comunque, come si nota da alcune osservazioni qua e là.
3/5
http://moloch981.wordpress.com/2011/0...
Il titolo italiano è abbastanza fuorviante, dà l’idea di una serie di storielle pittoresche estrapolate da fonti d’archivio: più rispondente alla realtà è quello originale, The Historical Anthropology of Early Modern Italy. Apparsi originariamente in sedi e tempi diversi, i capitoli qui riuniti si propongono di studiare diversi aspetti della società italiana tra Cinquecento e Seicento (meglio, della società urbana di alcune delle maggiori città italiane dell’epoca, Roma, Venezia, Napoli, Genova) quali i cerimoniali, il catasto, i saluti, gli insulti, le beffe, l’abbigliamento, il ritratto, le feste ecc. dal punto di vista della loro strategia comunicativa. Si parte dal presupposto che ciascun gesto o “rito” (inteso in senso ampio), infatti, voglia comunicare qualcosa a qualcuno in un certo modo, e perché la comunicazione sia efficace, perché il messaggio sia compreso, è essenziale che sia seguito un codice preciso, un insieme di regole che può dire molto sui valori, o contro-valori, del gruppo sociale che le ha formulate. Ciò è ancora più vero in un contesto, quale quello italiano in epoca moderna, in cui la rappresentazione di sé e della società era altamente teatralizzata e fondata sull'”apparenza” (in questa frase non è implicito nessun giudizio morale, si pensi all’importanza della “sprezzatura”, la finzione di naturalezza, in Castiglione, o all’elogio della “dissimulazione onesta” in epoca barocca).
La parte più interessante del libro è dove l’autore presenta le fonti da lui utilizzate, illustrando per ciascuna tipologia le opportunità di lettura e i rischi di sviamento che essa può offrire (ad es., i diari dei viaggiatori stranieri dell’epoca sono preziosi perché, a differenza di coloro che vivono dall'”interno” il rituale da studiare, che vi sono quotidianamente immersi, non danno per scontati certi passaggi o certe nozioni che appaiono pacifiche a chi le vive direttamente, ma allo stesso tempo potrebbero presentare interpretazioni erronee, deformate dal background culturale e dai pregiudizi dell’osservatore; le fonti giudiziarie sono spesso l’unico modo con cui è possibile accedere al mondo dei ceti subalterni, ma, anche qui, le voci dei loro esponenti devono spesso passare attraverso il “filtro” dei giudici che ne ascoltavano, e a volte non comprendevano a pieno, le testimonianze).
Un libro concepito per lettori inglesi, o meglio anglofoni, comunque, come si nota da alcune osservazioni qua e là.
3/5
http://moloch981.wordpress.com/2011/0...
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