"𝑨𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒖𝒂 𝒂𝒏𝒊𝒎𝒂 𝒓𝒆𝒈𝒏𝒂𝒗𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒍𝒖𝒄𝒆 𝒗𝒂𝒈𝒂, 𝒄𝒉𝒆 𝒕𝒂𝒍𝒗𝒐𝒍𝒕𝒂 𝒔𝒊 𝒆𝒔𝒕𝒊𝒏𝒈𝒖𝒆𝒗𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒍𝒆𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆: 𝒆 𝒅𝒂𝒗𝒂𝒏𝒕𝒊 𝒂 𝒍𝒖𝒊 𝒔𝒊 𝒔𝒕𝒆𝒏𝒅𝒆𝒗𝒂, 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒎𝒊𝒏𝒂𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒆 𝒎𝒊𝒔𝒕𝒆𝒓𝒊𝒐𝒔𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒏𝒆𝒍 𝒔𝒐𝒈𝒏𝒐, 𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒎𝒂𝒍𝒆."
Pietro Benu è un bel giovane povero, orfano e cresciuto con le zie che si fa assumere come servo dalla ricca famiglia dei Noina. Il padrone Nicola è prodigo e prende subito Pietro in simpatia. Tra l'altro Pietro mostra interesse per la nipote di lui Sabina, nella sua stessa condizione di povertà. Ma tutto cambia quando scopre che la giovane padrona Maria, una ragazza ammirata da tutti per la bellezza, sembra essere gelosa della cugina. Ma Pietro dovrà fare i conti con la sua condizione di servo e con Francesco Rosana, un paesano ricco, intelligente ma brutto che ambisce alla mano di Maria.
È uno dei primi romanzi di Grazia Deledda, che mostra una straordinaria capacità di scavare nell'animo umano, come testimonia l'accurata analisi psicologica dei personaggi. La vicenda è ambientata nella sua terra d'origine, Nuoro, e l'autrice ne dà un'accurata descrizione, rendendo anche il paesaggio sardo protagonista del suo racconto, contestualizzandolo e lasciando trasparire colori, suoni, profumi di una terra che le appartiene, anche nella padronanza di saperla rendere reale su carta. La trama è ben articolata e intreccia alla perfezione i due punti di vista dei protagonisti, con i loro tormenti, le loro paure, le loro ansie d'amore, aggiungendo anche una terza voce, benché più marginale, ma incisiva nel susseguirsi degli eventi. Il tema è passionale, una classica storia d'amore tra persone di differente condizione economica e, quindi clandestina e disonorevole per la famiglia, in un'epoca in cui pettegolezzi e maldicenze erano all'ordine del giorno. Grazia Deledda delinea al meglio le pene d'amore dei personaggi, oltre a darne una descrizione fisica accurata. Molto bello il contrasto che emerge tra la padrona che considera peccaminosa e disonesta la relazione con il suo servo e quella stessa padrona che diventa serva dell'amore e della passione per lui. La scrittura, seppur datata, risulta semplice e scorrevole, da far dimenticare il fatto che il libro fu scritto più di cent'anni fa. Nella storia si ritrovano anche parole in dialetto, tradizioni ancestrali, legate a pratiche della terra sarda, soprattutto per quanto riguarda i riti (matrimoni, funerali) oltre al retaggio religioso di una giustizia divina che non mancherà mai di punire chi in questa vita sceglie la via del male. Una lettura che mi è piaciuta, d'altra parte ho proprio un debole per Grazia Deledda ed il suo stile.