Satirico e burlesco, realistico e giocoso, sorridente e ironico, beffardo, aspro: così si atteggia nei suoi ventinove sonetti "comici" il poeta fiorentino Rustico Filippi, avventuroso sperimentatore, alle origini della nostra letteratura, di un linguaggio ora violento, espressionistico, esplicitamente osceno, ora - e più spesso- sornionamente gergale, metaforico e allusivo, che costituisce sotto a un primo ordine di discorso, leggibile come ingenuo o quasi, un secondo, ben più malizioso, su situazioni e temi relativi alla sfera dell´erotismo etero e omossessuale; linguaggio qua e là sorprendentemente disseminato, con effetti e intenti che non trovano concorde la critica odierna, di parole e sintagmi appartenenti al registro della coeva lirica cortese, Ironia? Parodia? Rifiuto di una cultura? Eppure, Rustico stesso ha praticato il registro "alto" con pari impegno e risultati non banali, non riducibili a un tardo epigonismo della poesia siculo-toscana. Di tali sonetti si propone qui una lettura per qualche verso sperimentale, ma documentata alla luce di una prospettiva italiana ed europea, per recuperare il senso e la specificità della produzione satirica e giocosa del Filippi rispetto, per esempio, a quello del più noto Cecco Angiolieri.
Dopo Cecco Angiolieri ho voluto cimentarmi con un altro autore coevo, ma meno noto, rappresentante di quella che viene definitta poesia comica e gogliardica sviluppatasi in Toscana nel XIII sec. Pur non essendo assurta agli stessi gradi di altri autori più noti ed esponenti del cosiddetto "amor cortese", questo filone ci ha tramandato opere comunque notevoli oltre che godibilissime da leggere. Nella premessa al testo Rustico viene definito "avventuroso sperimentatore, alle origini della nostra letteratura, di un linguaggio ora sornionamente gergale, metaforico e allusivo, ora violento ed espressionistico, all'interno del quale qua e là dissemina [...] parole e sintagmi appartenenti al registro della lirica alta e cortese". I suoi sonetti spesso affondano la satira nelle allusioni di stampo erotico-sessuale, a volte con un linguaggio esplicito, ma spesso accompagnato da largo uso della metafora; metafora che spesso al giorno d'oggi non è facile cogliere, ma che è ben introdotta dalle spiegazioni della singola lirica da parte della curatrice di un testo molto ben costruito e organizzato.