The epic story of eight centuries of human effort to colonize a vast, inhospitable area. An unforgettable chronicle of the struggles from the first crossing of the Urals to the settling of the Pacific coasts.
Da qualche decennio, soprattutto dopo la pubblicazione dei noti libri d’inchiesta dello scrittore russo Solzenicyn, si tende a identificare la Siberia, quell’immensa provincia russa che comprende la maggior parte dell’Asia del nord, con i famigerati gulag, campi di lavoro forzato del regime sovietico. Ma la vastità di quel territorio aldilà degli Urali, che non è nato dal nulla ma è stato una progressiva e lenta scoperta e annessione al territorio russo europeo, ha una sua storia che inevitabilmente è legata alle spedizioni esplorative cha dal XIV secolo gli zar hanno inviato in quei territori sfruttando la richiesta sempre crescente di pellicce pregiate ed estrazione di metalli preziosi oltreché la possibilità di inviare colà condannati a vario titolo, vagabondi e avventurieri. Questo libro scritto da Juri Semionov è un intrigante viaggio nel tempo e nello spazio alla scoperta e alla conoscenza di questa “mitica” terra dell'est e delle difficoltà, non soltanto climatiche, che gli europei colà inviati dovettero fronteggiare.
Il libro ci racconta storie e avventure di personaggi che spesso sono passati sotto silenzio nella storia occidentale. Gli storici occidentali hanno il vizio di vedere solamento l'eurocentrismo, l'età classica, il resto è superfluo tanto che per esempio la lunga storia della Cina viene criminalmente ignorata come non importante. In quanto solo l'occidente è artefice del ''progresso'', mentre la Cina rimaneva uguale in sé stessa (priva di presunto progresso, cosa che fa infuriare gli intellettualoidi moderni) e si inizia a dedicarle intenzione solo quando i gesuiti vi hanno portato i cannoni e i libri di Euclide. La siberia la si ignora ancor di più, rimanendo un oggetto misterioso in un cassetto.
Poco dopo l'inizio della conquista della Nuova Ispania da parte di Francisco Pizzarro e Hernan Cortes, nella direzione opposta dell'Europa, gli slavi iniziano a guardare ad Oriente. Sono prima le famiglie come gli Stroganov con i loro commerci e poi è Ivan IV detto il Terribile, fondatore della Potenza imperiale Russa e conquistatore di Kazan (Primo tra tutti a dichiararsi Zar di tutte le Russie, a discapito dei detrattori che vorrebbero chiamarla sempre Moscovia e che ''Russia'' sia un invenzione di Pietro il Grande) che mossero i primi passi verso quei territori. la conquista di Kazan di Ivan IV apre le porte ai territori Siberiani, ma le reminiscenze dell'Impero Mongolo sopravvivevano anche dopo la conquista di Kazan oltre gli Urali. Così anche gli Slavi hanno il loro Hernan Cortes, ovvero Ermak Timofeevic che una volta giunto in Siberia con un manipolo di avventurieri deve vedersela con un grande Khanato Mongolo Siberiano che ha forze nettamente superiori,. Ermak aveva avuto una quantità di soldati limitata ed esattamente come Cortes disponeva dei famigerati archibugi che hanno cambiato il corso della Storia, i ''bastoni tonanti'' spesso bastano a convincere i vassalli del Khanato a cambiare schieramento. Nonostante sarà in grado di sottomettere i vassalli e il Khanato stesso, alla fine Ermak morirà annegando in un fiume come Barbarossa, cercando invano di eliminare l'uomo di cui era divenuto la Nemesi (inseguitore perpetuo) ovvero l'ultimo Khan ''diseredato'' Küçüm, che era ormai diventato sfuggente, tuttavia dopo questo confronto, i russi avranno la strada aperta fino all'oceano pacifico e oltre.
Vi sono altre storie in questo libro, ci sono anche importanti capitoli dedicati all'Alaska Russa, a come Bering e gli altri vi abbiano fatto le loro prime esplorazioni (Bering non è nemmeno il primo a scoprire lo stretto di Bering paradossalmente), le loro difficoltà e le loro sofferenze. Con tutta la terra a disposizione dello Zar in Siberia, per lo più vuota, viene naturale ritenere che vendere l'Alaska (altro territorio immenso) per 50.000.000 di dollari (cifra molto alta per i tempi) che contava pochi centinaia di coloni non fosse chissà quale perdita. Gli americani l'hanno chiamata ''Seward's Folly''. Anche se alla fine la follia dell'acquisto dell'Alaska si è rivelata vincente da parte degli americani.
La Siberia non è come il Far West, questa associazione la si può fare con i Boeri in Sudafrica, ma la Siberia viene vista prima come un luogo per deportati, un po' come l'Australia, e infatti una parte del libro è dedicata ai deportati e agli evasi e ai deportati in generale e di come essi vivessero, solo in seguito diventa una specie di ''America'' da colonizzare seriamente: ''Nel corso di tre secoli la Siberia fù parzialmente colonizzata dai russi. Questa colonizzazione pero' procedette di propria iniziativa, non secondo programmi governativi, anzi addirittura a dispetto di essi. Gli autentici solidi contadini che vi si recarono non ebbero mai nulla in comune con i deportati e con i forzati evasi. Inutilmente il governo ordinò loro di dare loro le figlie in mogli ai deportati e con i forzati evasi; inutilmente elargì a questi ultimi tutti i possibili vantaggi per fissarli al suolo. I deportati misero raramente radici in Siberia come coloni. Dopo trecento anni di sforzi per colonizzarla con deportati e forzati, Alessandro III disse: ''È ora di rinunciare a colonizzare la Siberia con i rifiuti della Russia''. Oltre ai "rifiuti" della Russia, si parla anche di prigionieri di guerra, come i Polacchi o gli Ucraini che venivano fatti prigionieri durante guerre e rivolte, in questo senso è pieno di storie di fughe che rasentano l'assurdo, cercando di raggiungere a piedi l'India. Ad un certo punto si parla di fuggitivi che d'estate si nascondevano nei boschi, come gli stessi nonadi che abitavano quelle terre, mentre d'inverno erano costretti a vivere nelle città, venendo poi catturati facilmente a centinaia e rispediti in prigione.
Il libro è ottimo, peccato per le immagini, ci sono delle mappe grafiche aggiunte a caso senza alcun contesto, avrei preferito qualche mappa specifica. Una mappa per esempio è scritta in Tedesco mentre l'altra in Russo ma non vi è contesto in questo visto che nel libro si citano paesi e cittadine che in alcuni casi sono stati distrutti e non si trovano nemmeno sulla mappa. Non credo ci sia nemmeno una mappa grafica della Siberia ma solo della Russia Europe, cosa alquanto ridicola. Nel libro Ivan il Terribile di Iduna ci sono mappe specifiche sui territori capitolo per capitolo e le mappe sono addirittura scritte a mano in italiano.
dobývání a osídlování Ameriky toho bylo napsáno už spousta, Sibiř zůstávala alespoň pro mně velkou neznámou. To vše změnila tato skvělá, podrobná, velmi čtivě napsaná kniha. Přeloženo a vydáno u nás v roce 1941, o autorovi jsem nikde nenašel žádné informace. Je to škoda, protože jeho dílo je velkolepá freska dobývání Sibiře, nezatížená ani v nejmenší politikou, náboženstvím, nebo světovým názorem. Od počátků pronikání na Sibiř ve středověku vyměřuje všem stejně, obchodníkům, kupcům, magnátům(rodina Stroganovů), kozákům, dobrodruhům, sedlákům, zločincům, vyhnancům, vězňům, námořníkům i vědcům. Od prvního pronikání za Ural, kolonizování Kamčatky, obsazení Aljašky na Americkém kontinentu až po vytvoření hranic na řekách Amur a Ussuri. To vše korunováno založením města Vladivostoku a spojením Sibiře s Pacifikem. Z temného sklepení bez východu se stala brána do okolního světa. To vše popsáno na příbězích lidí, kteří v těch končinách světa psali dějiny. Fascinující čtení.
Juri Semionov non e' uno storico tradizionale. Nello scrivere "La storia della Siberia" non si trattiene dall'inserire commenti personali, battute spesso ironiche e considerazioni di presunto buon senso del tutto non scientifiche o oggettive. Il risultato e' un testo accattivante, coinvolgente e ricco di personaggi al limite dell'incredibile. Viene da domandarsi se veramente i russi siano questo pericoloso mix di genio, pazzia e violenza come Juri vorrebbe farci credere. L'aspetto negativo principale del volume, gia' notato da altri reviewers, e' la carenza di mappe geografiche che, a chi come me non ha familiarita' con lo sconfinato territorio russo, avrebbero certamente reso la lettura piu' fluida. Le numerose immagini persenti nel testo sono messe un poco a casaccio con connessioni non sempre ovvie con il testo. Su[pponmgo che di questo si debba incolpare l'editore italiano non certo il povero Juri. Le poche mappe presenti sono o illeggibili oppure in cirillico.
Nota personale: trovo interessante quanto il far-west russo sia diverso dal far-west americano ma al tempo stesso ne condivida in pieno lo spirito della frontiera.
In conclusione un volume molto piacevole e interessante alla lettura anche se probabilmente farebbe inorridire alcuni storici moderni.