Piersanti ama descrivere le persone che animano i suoi romanzi con ritratti penetranti e particolari. Anche i personaggi comprimari hanno diritto ad un piccolo resoconto sul loro aspetto fisico e, soprattutto, sulla loro peculiare caratteristica psicologica. L’appeso ambientato in un ricovero di uomini problematici o al termine del percorso della propria vita, è ancora più analitico in queste descrizioni dei precedenti romanzi.
Un agente segreto con incarichi speciali che si fa chiamare Antonio Cane viene inviato dai suoi superiori in una Casa di riposo dove si nasconde un anziano uomo portatore di segreti e nomi degli anni bui dell’Italia delle stragi. Compito di Cane è quello di individuarlo, scoprire il fine ultimo del suo rimpatrio dopo diversi anni passati a Panama e, poi, ucciderlo. Sembrerebbe il classico romanzo di spionaggio, con spie e doppio giochisti, ma la storia descritta da Piersanti, quella che sale in primo piano, è tutt’altra. Ogni personaggio, uomo, donna o vecchio che sia, che Cane incrocia viene descritto con dovizia di particolari psicologici e fisici. Ogni individuo porta con sé una storia personale e unica, problemi esistenziali, di vita reale. Eppoi c’è Antonio Cane. Forse nella storia della letteratura di genere non si troverà mai più un personaggio così. Cane è ossessionato più che dalla sua missione, da una donna di cui non riesce a pronunciare neanche il nome, una Lei astratta che compare sporadicamente con qualche frase carpita al telefonino, ma che è portatrice di un fascino immenso. Una donna che potrebbe essere solo la proiezione di un sentimento fortissimo come l’amore di un uomo abituato ad uccidere per lavoro e a mentire per professione. Una Lei che impone suo malgrado una tenace fedeltà e una devozione imperitura. Cane, pur essendo una spia, si ambienta troppo facilmente alla tranquillità quotidiana della Casa, si adagia nella melliflua calma ovattata del dolore e delle ossessioni delle persone, si astrae pericolosamente dal suo compito per contemplare meglio il suo Amore.
Piersanti tralascia volutamente e intelligentemente un’analisi più approfondita del plot poliziesco. Non analizza le stragi italiane, non ne dà un giudizio o un’interpretazione; sfiora delicatamente l’argomento ma non lo penetra per non materializzare una trama così sensibile, delicata ed eterea. In un crescendo finale che giustifica il pretesto poliziesco, Cane capirà molte cose di sé, non rinnegherà il suo passato e, suo malgrado, finirà quello che aveva iniziato.
Piersanti ci regala un altro gran bel romanzo, diverso dal precedente, ma altrettanto romanticamente doloroso.