Questo romanzo “giallo” di Glauser è quello che amo di più e a parer mio il più esaustivo nell’elaborare quelle tematiche che tanto erano importanti per lui perché erano parte del suo vivere e sentire:la società svizzera e la sua ipocrisia; la critica alle istituzioni, ospedali psichiatrici, centri assistenziali, riformatori, (tutti da lui lungamente frequentati), il governo e i suoi rappresentanti; la malattia mentale.
Essendo ambientato in un ospedale psichiatrico la critica si accentra su tale istituzione. Sui trattamenti irrispettosi della dignità umana praticati dal vecchio direttore dell’istituto, sulla mancanza di conoscenze e formazione di coloro che vi lavorano, sulle terapie applicate…
Nel romanzo spicca la figura del medico psichiatra Laduner, è lui che chiama Studer, l’investigatore, al fine di indagare sulla fuga di un paziente e sulla scomparsa del direttore dell’ospedale.
Laduner è della scuola moderna della psichiatria, pratica anche la psicanalisi con un giovane paziente, ha portato colori e libertà agli ammalati, esige il rispetto della dignità dei pazienti e della loro malattia.
Glauser con un anticipo sui tempi impressionanti, (ricordo che questo romanzo è stato scritto nel 1936! I primi psicofarmaci, la contenzione chimica, Largactil e Nozinam arriveranno quasi 20 anni dopo) tramite il personaggio Laduner veicola le sue opinioni rispetto alla:
“- schizofrenia…- mormorò Studer. – Cosa significa?
“… Significa spaccatura, scissione, - disse Laduner.- Una questione geologica. Pensi a una montagna, tranquilla, compatta, si erge sulla pianura, respira le nuvole e prepara la pioggia, si copre d’erba e di alberi carichi di germogli. Ed ecco un terremoto. Una crepa attraversa la montagna, si spalanca un abisso, è spaccata in due parti, non sembra più tranquilla, compatta, è orrenda; se ne vede l’interno, sì, l’interno si è rovesciato all’esterno… Pensi a una catastrofe del genere nella mente… E come un geologo parla con precisione delle cause che hanno scisso una montagna, così noi parliamo con precisione dei meccanismi psichici che hanno scisso una mente. Ma noi siamo cauti, caro Studer, e quanto dico “noi” penso a quei pochi del nostro mestiere che non credono di poter risolvere l’enigma della psiche umana con qualche infelice mistione linguistica di greco e latino…”(pg. 104-105 op.cit.).
Rispetto a coloro che lavorano con i matti e a quelli “fuori” quelli “normali:
“- Ha riflettuto sul fatto che non si può avere a che fare troppo tempo coi matti restando illesi, Studer? Che il contatto è contagioso? A volte mi sono chiesto se non sia vero il contrario: che nei manicomi vanno a lavorare come medici, come infermieri solo quelli che hanno già una rotella fuori posto, per usare un’espressione popolare. Con la differenza che chi avverte l’impulso di entrare nel regno di Matto sa di avere in sé qualcosa che non va, a livello inconscio, io credo, eppure lo sa.
E’ una fuga… Gli altri, fuori, a volte sono quelli che hanno più rotelle fuori posto, ma non lo sanno, neppure a livello inconscio…”. (pg. 207-08 op.cit.).
Uno psichiatra “illuminato”, umano e rispettoso del malato e della malattia, chissà se Glauser ebbe la fortuna di incontrarne uno così nella realtà dei suoi giorni manicomiali?.
E il giallo si dipana, quasi in secondo piano, e pare solo come pretesto, necessario alle considerazioni di Glauser sul "Regno di Matto" ed i suoi abitanti...