Durata: 3h 11min Una lingua nuova, comica e potente, per raccontare la storia di una famiglia, la famiglia Sevilla Mendoza, sarda “sin dal Paleolitico superiore”. Chi narra è la figlia che ama un uomo sposato dai gusti perversi: e di amore si parla molto in famiglia, e si parla molto di sesso, e di morte, e di Dio, di cui non si riesce mai a decidere se c’è o non c’è, se vuole o non vuole, e della vita, che è come stare in bocca a un pescecane, che a volte si addormenta, e allora, se hai fortuna, riesci a sgusciarne fuori. Una storia profondamente originale, un modo di raccontare che non assomiglia a nessuno. La rivelazione di una nuova scrittrice. Il primo romanzo di Milena Agus.
Milena Agus was born in Genoa to Sardinian parents, and now lives in Cagliari, a recurrent setting for the action in her novels. She used to teach Italian and History at a secondary school, and is now at the Liceo Artistico of Cagliari "Foiso Fois". “The House in Via Manno" (originally published in Italy as “Mal di pietre"), her second novel, won three Italian literary awards, and has been a bestseller in Italy, France, and Germany. In December 2008, Milena Agus was awarded the prestigous Zerilli-Marimò Prize in New York. A film adaptation of the novel is to be directed by Nicole Garcia. Her work has been translated into 18 languages.
Nata a Genova da genitori sardi, vive e lavora a Cagliari, dove insegnava italiano e storia all'Istituto Tecnico "Meucci". Ora lavora presso il Liceo Artistico di Cagliari "Foiso Fois". È un'esponente della Nuova letteratura sarda. Il suo primo romanzo, “Mentre dorme il pescecane” (Nottetempo, 2005) ha avuto due ristampe in pochi mesi, ma è stato “Mal di pietre” il libro che l'ha rivelata al grande pubblico (tradotto in cinque lingue, è stato in testa alle classifiche in Francia, dove è stata promossa a notorietà internazionale). “Mal di pietre” ha vinto il Premio Forte Village e il Premio Elsa Morante, e si è segnalato fra i finalisti del premio Stresa di Narrativa, del Premio Strega e al secondo posto nel Campiello. È tradotta in diciotto lingue.
Ma vivere è davvero come stare nel ventre di un pescecane, dove si depositano "tutte le cose che il mare vi aveva portato dopo millenni di storia"? Può darsi, così come può essere che occorra aspettare che il pescecane si addormenti per trovare un varco fra i suoi denti e sgattaiolare fuori... Alla ricerca poi di che cosa? Amore, appagamento, vita stessa? Un libro rude e delicato sul senso dell'umano vivere, sulla fame incessante d'essere amati e sull'eterna ricerca della felicità, quella stessa felicità che spesso abbiamo tra le mani anche dentro il ventre del pescecane senza che si riesca a coglierla.
Il problema di Milena Agus è che scrive sempre la stessa cosa. Il mio problema con Milena Agus, invece, è stato aver letto per primo Mal di pietre, fresco, tenero, commovente, e aver deciso di leggere gli altri romanzi (pensierini?) di quest'autrice; da lì sono risalita, a ritroso come i salmoni, passando per Ali di babbo (così così) e il cortodicarta (uhmf), fino a Mentre dorme il pescecane* (no, qui non ci siamo affatto).
Ecco, se avessi cominciato dall'inizio, forse avrei detto basta così. Questa prima prova dell'autrice è imbarazzante sotto più punti di vista: quello letterario stilistico (immagino che i temi di mia nipote Lucrezia, di anni dieci** siano sintatticamente più corretti e seguano un filo di ragionamento meno frammentario e spezzettato), del contenuto (sì la Sardegna, sì la famiglia come insieme indivisibile ma anche come contenitore di individualità, aspirazioni, stranezze e diversità, sì l'amore mai corrisposto, sì sì sì ho capito...) e, per finire, la visione della sessualità distorta di quest'io narrante, come già in Ali di babbo, di un'adolescente che l'autrice si sforza di mostrare innocente e ingenua e invece è, anche stavolta, coinvolta in una relazione sadomasomorbosa (di quelle così contorte e assurde che non si riesce neanche a capire come faccia a pensarle): insomma basta, ma che pruriti, traumi o fantasie sessuali ha questa donna da non riuscire almeno una volta a raccontare una banale storia d'amore (sesso incluso naturalmente) o una famiglia meno improbabile? Concludendo, una grande delusione: veramente un libretto di scarso valore (le pagine carine sono davvero troppo poche per risollevarne il giudizio) che, fortunatamente, non ho pagato perché l'ho preso in biblioteca*** dove, con somma gioia, l'ho riportato!
*causa Legigamo XIII - gruppo Maddecheaoh! degli anobiiani romani, tanto per dare un nome ai colpevoli! **davvero un commento di lettura d'epoca, considerando che il giorno 11 di dicembre mia nipote Lucrezia cimerà anni diciannove :-) ***la mia prima volta in biblioteca! [annotavo su aNobii]
Uno pensa che se andasse a Capo Horn, e si sedesse sull'orlo di una scogliera, e vedesse i due oceani darsi battaglia, la sua vita sarebbe completamente diversa. Mi sa invece che tutto il mondo è paese. La storia della famiglia Sevilla Mendoza raccontata attraverso flash e fotogrammi da una ragazza che vede la sua famiglia lentamente sgretolarsi. Non esistono nomi: solo mamma, papà, zia, nonna e fratello. Un clan con rituali di allontanamento e di affetto che passano attraverso l’assenza, la paura della solitudine, la mancanza, il cibo, l’insoddisfazione, la musica, il tango, le passeggiate in vespa, le cartoline. Milena Agus racconta il suo mondo sardo con fili che piano si snodano verso la fine dando un senso ad un racconto semplice, una luce dove tutto sembra buio. Bisogna uscire dal ventre del pescecane, magari mentre dorme, trovare il coraggio di affrontare la vita, vedere il bello di quello che abbiamo e resistere, resistere sempre!
Ho ritrovato la stessa scrittura semplice e fresca di Mal di pietre, forse con qualche divagazione e calo di stile in più, ma devo dire che mi è piaciuto anche questo. Un modo leggero e delicato di trattare argomenti che potrebbero essere altrimenti molto pesanti.
Esordio di Milena Agus, uscito nel 2005. Racconta la vita della famiglia Sevilla Mendoza, una famiglia sarda “sin dal Paleolitico superiore”, con i suoi amori, le sue perdite, le chiacchiere sulla vita, la morte, Dio e il desiderio.
La scrittura di Agus ha qualcosa di curioso e originale: riesce a parlare di cose serie con una leggerezza che sorprende. Tuttavia, la struttura del romanzo può risultare statica e poco evolutiva per chi, come me, cerca un arco narrativo più chiaro.
Il testo si concentra piuttosto sull'evocazione di personaggi e situazioni (alcune sorprendenti e grottesche) piuttosto che su una progressione che faccia accadere qualcosa di definito. In questo senso, la storia può apparire più un ritratto di famiglia che un romanzo ben sviluppato.
Ho potuto, quindi, apprezzare l'atmosfera e il tono famigliare, ma mi ha lasciato l’impressione di mancare di quella dinamica narrativa e coerenza interna che solitamente cerco in un romanzo.
Al momento, il mio preferito della Agus. La storia di una famiglia che è infelice tutta a modo suo, ma tra le nubi cercano di scorgere il sole e a volte il sole si fa vedere.
This is the third novel I've read from Sardaigne author Milena Agus. The story is about a disfunctional family trying to find its balance in society despite all differences and mishaps. It is a well written drama family, but nothing stands out just like the family described.
Something didn't work well for me reading this book, at least 3/4 through it. Only in the last 1/4 I somehow got used to this kind of writing, and to the point of view of the narrator. At the end I did get to the "feeling" of the world this book portrays and was a little sad to leave it. Some good parts, some are just OK. so only 3 stars.
Nie była tak dobra jak poprzednia książka autorki z którą miałam styczność, ale i tak warto było po nią sięgnąć. Milena Agus ma w swoim stylu coś, co mnie przyciąga.
(4/5) • Novela corta compuesta por capítulos cortos también. Conoceremos a la peculiar familia Sevilla Mendoza, que, y a pesar de esos apellidos, es sarda de toda la vida.
La madre, el padre, un hijo, una hija, una abuela, y una tía. Una familia de lo más extraña, y en la que cada cual anhela algo: la belleza, Sudamérica, la perfección, un novio… Y hasta una familia normal, o una relación sentimental sana.
Mi primer acercamiento a esta autora italiana no ha estado nada mal, la verdad. Me ha gustado bastante. Fue su primera novela y ya se intuye un estilo curioso (de los que me gustan, vamos). • ¿Qué encontraréis en este libro? Un viaje en busca de la felicidad. • Erratas encontradas: 33 (¡psicoanalista ven a mí!). • FRASES SUBRAYADAS: ➰«En nuestra casa cada cual persigue algo: mamá, la belleza; papá, Sudamérica; mi hermano, la perfección; mi tía, un novio». ➰«Yo en cambio tengo un estómago de hierro. Como mi abuelo materno, que se tragó la guerra en la Marina, tres naufragios, dos años prisionero de los alemanes y, para colmo, los últimos meses también de las SS […]». ➰«[…] jamás ha soportado a la gente que no se ocupa de su propia familia y pretende salvar el mundo». ➰«Nos hicimos a la idea de que Dios, o no existe, o es injusto, porque nosotros en todas esas desventuradas batallas no ganábamos nunca y siempre nos tocaba el papel de los muertos». ➰«Porque en el fondo era afortunada y había hecho el amor sólo con muchachitos como ella y nunca con adultos y además tenía su música y su canto». • Lectura para 8 de los #24retosdelectura: 3.- Traducido por una mujer 6.- 1ª obra de una autora 8.- Autora que no has leído antes 9.- Libro donde aparecen hermanas 11.- La gran protagonista es una mujer 14.- Autora europea (no británica) 15.- Narradora en 1ª persona 21.- Obra de autora publicada en el S. XXI • #LeoYComparto #bookish #DimeUnLibro #bookaholic #booklover #instalibros #bookworm #bookstagram #Libros #BlogLoQueLeo #LeoAutoras #Siruela #EdicionesSiruela #MentreDormeIlPescecane • #MientrasDuermeElTiburón @siruelaediciones #MilenaAgus / #ColecciónNuevosTiempos / Traducción: #CeliaFilipetto
Oggi voglio raccontarvi di una scrittrice sarda a me molto cara, Milena Agus.
L’ho conosciuta per la prima volta quando è venuta a presentare uno dei suoi ultimi libri, Terre Promesse (ne ho parlato in uno dei miei post precedenti se volete recuperarlo), ho adorato immensamente lo stile della sua scrittura, così sintetica e diretta, ma allo stesso tempo ricca di tanti non detti e misteri.
Impossibile racchiudere il suo stile in un genere letterario, sta sicuramente nella narrativa, ma anche nel romanzo familiare, oltre che alcuni tratti di romance e qualche mistero qua e là.
Questo è il primo libro, quello che l’ha donata a noi lettori che poi abbiamo dovuto, necessariamente come nel mio caso leggere tutti gli altri.
Ci racconta la Storia della famiglia Sevilla Mendoza, sarda dal paleolitico superiore, le persone che fanno parte di questa famiglia sono quantomeno strane, vivono storie intense, grandi dolori e grandi amori, parlano della passione e di Dio, che a volte c’è e a volte no.
La figlia, voce narrante del libro e amante di un uomo sposato, paragona la vita all’essere nella bocca di un pescecane, che ti chiude dentro, ma se si addormenta hai l’opportunità di sfuggire.
Lascio a voi valutare questa storia perché davvero non saprei dirvi nient’altro, se non che mi ha toccato nel profondo, con delle ambientazioni tipicamente sarde e emotivamente toccanti.
Este año estoy descubriendo autores magníficos. En esta ocasión se trata de una autora italiana de la que no sabía nada (escogí el libro para cumplir mi reto del mes: animal en el título o la portada). A ver cómo describo lo que he sentido en esta lectura: Imagina que alguien está usando las metáforas y tropos más elegantes y sutiles, que esa belleza va penetrando en ti cómo agua filtrada, pero ese agua es salada y tus heridas son numerosas. Entonces haces una pausa y vuelves a mirar: lo que está describiendo no es hermoso, ni amable. Lo que describe duele, es contemplar cómo se desangran los personajes ante tus ojos. Es reconocerte en ellos y sentir el nudo de la pena en la garganta. Qué difícil llegar entera al final del libro, seguir siendo sólido y no líquido.
Se dovessi paragonare questo romanzo ad un fiore, sarebbe sicuramente un fiore di Loto che spunta candido tra la melma dello stagno. Leggendo le prime pagine ho giudicato lo stile di scrittura troppo asciutto , a tratti infantile ma mi sono ricreduta poco dopo. Lo stile di Milena Agus è solo semplice e leggero e questo non è certo un difetto bensì un grande pregio , perché con tanta leggerezza affronta temi pesanti come il disagio sociale, l'amore malato e la religiosità . Tra le frasi spesso crude spunta la poesia di una descrizione o di una considerazione sulla vita e non manca il messaggio finale di speranza di rinascita per tutti.
Ho apprezzato altri romanzi di Milena Agus, ma ho trovato questo scritto male, volgare e stridente senza alcuna ragione apparente. Purtroppo per quanto mi riguarda è uno dei libri più brutti che abbia mai letto.
Ironico, irriverente e tragico al tempo stesso. La metafora del pescecane che ti intrappola nel buio e dello spazio tra i suoi denti da cui scappare mi è piaciuta molto. La Sardegna non è mai protagonista ma è uno sfondo presente e ben costruito.
Molto bella la storia, ma alcune parti sono inutilmente volgari. Stona questo linguaggio sboccacciato con la delicatezza della sofferenza dei personaggi. Mi è sembrato forzato.
Mi aspettavo molto di più da questa storia, che sviscera il dolore tramite flashback. La rabbia espressa come punizione fisica, il continuo sopportare soprusi e accontentarsi delle briciole rendono la narrazione più empatica di quanto faccia solamente lo stile, che alterna parti piatte e sommesse a parti più violente e sboccate. Forse non c'era bisogno di volgarizzare così tanto la narrazione; forse invece è solo lo stile dell'autrice. Credo leggerò qualcosa di successivo per farmi un'idea più generale.
Dubito di aver compreso la trama , nonostante ciò è stato un ascolto piacevole dalle tinte di un racconto "di formazione" con una prosa piuttosto sboccata e un senso di umorismo niente male.
Une bonne surprise - pour le côté plutôt mystérieux de l'intrigue (je ne pense pas avoir tout compris, ce qui me plaît). Le format court des chapitres est une bonne idée.