Lo stretto legame fra teatro tragico del V secolo a. C. e politica ateniese è un dato di fatto largamente condiviso. La monografia di Ugolini si cimenta proprio nel difficile compito di scandagliare i testi sofoclei alla luce di quel legame. Nella prima parte viene così ricostruita la carriera politica del tragediografo (che fu ellenotame, più volte stratego e probulo); nella seconda parte sono analizzate alcune tematiche squisitamente politiché enucleabili dai suoi drammi (la tirannide, le leggi non scritte, il concetto di obbedienza); infine, un'appendice raccoglie in traduzione italiana le più importanti testimonianze antiche sulla vita e l'attività politica di Sofocle. Ne scaturisce un'immagine nuova ed originale del grande tragediografo: il profilo è quello di un moderato, vicino per mentalità e ideali ai ceti aristocratici ateniesi, propenso a collaborare con la democrazia periclea, ma al tempo stesso costantemente impegnato a segnalare al suo pubblico le debolezze intrinseche di quel sistema ed i rischi di una sua degenerazione.