Leo ha sedici ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore di scuola sono uno strazio, i professori “una specie protetta che speri si estingua definitivamente”.Così, quando arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, lui si prepara ad accoglierlo con cinismo e palline inzuppate di saliva. Ma questo giovane insegnante è una luce gli brilla negli occhi quando sprona gli studenti a cercare il proprio sogno. Leo ha un nemico che lo il bianco.Il bianco è l’assenza, tutto ciò che ha a che fare con la privazione e la perdita è bianco.Il rosso invece è il colore dell’amore, della passione, del sangue; rosso è il colore dei capelli di Beatrice. Perché un sogno Leo ce l’ha e si chiama Beatrice, anche se lei ancora non lo sa. Leo ha anche una realtà, Silvia, una presenza affidabile e serena.Quando scopre che Beatrice è ammalata e che la malattia ha qualcosa a che fare con quel bianco che tanto lo spaventa, Leo dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande.
Alessandro D’Avenia, born in 1977 in Palermo, holds a PhD in classics and is a high school literature teacher and screenwriter.
D'Avenia nasce il 2 maggio 1977 da Rita e Giuseppe D'Avenia, terzo di sei figli. Dal 1990 frequenta il liceo classico Vittorio Emanuele II di Palermo, dove incontra padre Pino Puglisi che insegnava religione nello stesso istituto e dalla cui figura viene fortemente influenzato, così come da quella dell'insegnante di lettere. Nel 1995 si trasferisce a Roma per frequentare all'Università La Sapienza la facoltà di lettere classiche. Nel 2000 si laurea in lettere classiche. Nel 2004 consegue il dottorato di ricerca in letteratura greca con specializzazione in Antropologia del mondo antico, terminandolo con una tesi sulle "sirene" in Omero e il loro rapporto con le Muse nel mondo antico. Mentre è impegnato col dottorato, insegna per tre anni nelle scuole medie. Finito il dottorato, preferisce l’insegnamento alla ricerca e frequenta la scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario, al termine della quale insegna greco e latino al liceo. Fonda una compagnia teatrale dilettante e gira un cortometraggio. La sua attività di scrittore inizia contemporaneamente a quella di insegnante. Il successo arriva per D'Avenia con il romanzo Bianca come il latte, rossa come il sangue, che diventa presto un best-seller e viene pubblicato in 20 paesi stranieri. Il successo del romanzo d'esordio viene parzialmente confermato dal secondo titolo di D'Avenia, Cose che nessuno sa. Collabora come pubblicista con alcuni quotidiani italiani (Avvenire, La Stampa). Come sceneggiatore, nel 2008 ha firmato alcuni episodi della terza serie di "Life Bites - Pillole di vita" presso Disney Italia. Nel 2011-2012 lavora alla sceneggiatura del film tratto da Bianca come il latte, rossa come il sangue, prodotto da Rai Cinema, che esce nelle sale cinematografiche nel mese di aprile 2013.
Non mi è piaciuto proprio per niente questo romanzo. Innanzitutto per lo stile di scrittura, che è più misero e desolato di un attaccapanni vuoto. Adolescenti e adulti parlano come se fossero approdati sulla terra giusto l’altro ieri e non avessero quindi acquisito neppure i rudimenti della lingua italiana, ad esclusione di improbabili citazioni tratte dai classici e buttate lì “alla cazzo di cane”, come si suol dire volgarmente. Secoli di letteratura letteralmente gettati alle ortiche, con una nonchalance davvero incredibile. Il che, nel caso di un professore che insegna lettere nei licei, quale pare sia l’autore, non mi sembra cosa da passare sotto silenzio. Mi torna in mente Daniel Pennac, che identica professione svolge (in Francia), ma che quando si è messo a scrivere ha prodotto, almeno inizialmente, testi notevoli dal punto di vista espressivo, pur mantenendoli estremamente colloquiali nel tenore stilistico usato.
In seconda battuta, il tratteggio e la psicologia dei personaggi presentatici è assimilabile a quella dei bigliettini che si trovano dentro i “Baci Perugina”, ossia frasettine da quattro soldi al paio. Tutto quel che di banale e scontato poteva metterci, ce lo ha messo: un adolescente inquieto (e quale adolescente non lo è?) che si prende una cotta per una compagna di scuola, Beatrice, che si ammala di leucemia e con la quale non ha mai scambiato una sola parola in vita sua, ma per la quale è pronto a compiere qualsiasi gesto pur di salvarla; un’altra adolescente, Silvia, che gli è profondamente amica e lo ama anche, ma non lo dice, perché sa che lui è invaghito dell’altra; le partite di calcetto e l’amico che non comprende il suo travaglio interiore; un supplente di storia e filosofia che sembra l’arcangelo Gabriele sceso in terra apposta per fargli da angelo custode; due genitori che praticamente paiono il “gatto e la volpe” tanto sono affiatati; la candidata alla morte, Beatrice, che ritrova la serenità e la pace per l’imminente trapasso a miglior vita affidandosi a Dio. Una roba da far venire il latte alle ginocchia persino al più ingenuo dei lettori, cristo santo. E ci metto anche due bei punti esclamativi, benché in genere li detesti come tipo di punteggiatura: !!
L’unico che si salva è il cane, il bassotto di nome “Terminator”, che si fa i cazzi propri, sbattendosene altamente le palle di tutta la cretineria di cui danno ampiamente mostra i suoi padroni, almeno nella misura in cui può farlo un animale che, purtroppo, dipende dagli uomini con cui convive per poter mangiare e fare pipì.
Sconsigliatissimo a chiunque, in particolare alle anime candide che si fanno trascinare dalla commozione per le lacrimevoli storie appositamente intessute per farle capitolare e dichiarare una resa senza condizioni. In spagnolo esiste un termine che applicherei senza remora alcuna a questo scritto, con tutti gli annessi e connessi che comporta: sin vergüenza.
*****
[Richiamo pronunciato con stentorea e perentoria voce dalla coscienza di Arwen56] Arwen56?
[Riluttante risposta data da Arwen56, con il flebile e falsamente indifferente tono di chi vorrebbe essere ovunque tranne che a portata di orecchio della suddetta coscienza] Siiiiiiiiiiiiiiii?
[Voce della coscienza di Arwen56] Adesso TE[abbiate pazienza, ma la mia coscienza è lombardo-veneta come me, per cui non le entra in testa che si dice “tu” e non “te”]fili dritta sparata alla lavagna e scrivi 200 volte la frase: “Non acquisterò mai più libri al supermercato/alle edicole/ all’aeroporto/all’autogrill solo perché mi capitano davanti”. Hai capito testina?
[Arwen56] OK, ricevuto … tanto fino a giovedì mica ci vado al supermercato, per cui …
[Voce truce della coscienza di Arwen56] Arwen56?
[Arwen56] Ok, ok, scherzavo. Non t’incazzare, capo. Ho capito, davvero …
Non acquisterò mai più libri al supermercato/alle edicole/ all’aeroporto/all’autogrill solo perché mi capitano davanti - Non acquisterò mai più libri al supermercato/alle edicole/ all’aeroporto/all’autogrill solo perché mi capitano davanti - Non acquisterò mai più libri al supermercato/alle edicole/ all’aeroporto/all’autogrill solo perché mi capitano davanti - Non acquisterò mai più libri al supermercato/alle edicole/ all’aeroporto/all’autogrill solo perché mi capitano davanti … :-)
Cosa c'è di più triste di un adulto che vuol sembrare ggggiovane? Un adulto che pretende di scrivere gggggiovane. Bianca come il latte, rossa come il sangue è un plagio pedestre de Il giovane Holden, con l'aggravante di una prosa sciatta, monocorde e infarcita di citazioni fuori tempo e fuori tema. Leo, sedicenne che parla come un decenne che pensa come un treenne, ha la poesia di un citofono e la profondità di una pozzanghera. I suoi pensieri - ora assimilabili a quelli di una palla rotolante del deserto, ora leopardiani - delineano una caratterizzazione pasticciata, improntata all'è giovane e allora ci vuole. Il lettore deve sorbirsi pagine e pagine rubate a temini di prima media, parafrasi dei Baci Perugina e aforismi di Jim Morrison, per approdare alla più scontata delle conclusioni: lei muore e lui colma il vuoto scoprendo che l'amore è la migliore amica. Se non fosse già disgustosa la superficialità con cui è affrontato il tema della leucemia, aggiungo lo scandalo di un formato che, per portare il libro oltre le duecento pagine, piazza un insulto di dieci righe a foglio. Non si poteva risparmiare alla narrativa questa bruttura e salvare qualche albero in più?
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Ho letto diverse recensioni in cui si critica il metodo di scrittura di D'Avenia. Ebbene sì, lui - professore di lettere - avrebbe dovuto/potuto usare un linguaggio più consono al suo ruolo e al suo sapere. Eh già... ma lui è un adulto e chi "scrive" il libro, chi si racconta è invece un ragazzo di sedici anni che ha un proprio linguaggio, un proprio modo di esprimersi, quasi un codice, acerbo, immediato, tipico di quell'età (sinceramente, non mi ricordo come mi esprimessi io a sedici anni, ma penso non fossi molto lontana da una situazione simile; mi devo forse vergognare???). I discorsi riferiti agli adulti hanno invece un altro spessore, diversa costruzione, sono più "posati" e ben ascrivibili a vite ed età più mature. Giusto! Un applauso, quindi, a D'Avenia per aver interpretato alla perfezione i pregi e i difetti, nonché tutte quelle particolari note che caratterizzano un adolescente in un'età "transitoria", così particolare, delicata e sensibile. D'altra parte, se non conosce bene i suoi "polli" lui...
La storia? A me è piaciuta, mi è piaciuto Leo, mi sono piaciuti tutti i suoi pensieri, la sua sensibilità e i suoi sentimenti: le paure, i dubbi, le domande, il risentimento, la generosità, i sogni, il dolore, la rabbia, la speranza, il suo modo di vedere la vita a colori: il bianco, il rosso e... l'azzurro. Molto bello il rapporto con i genitori.
Non nego di aver sparso più di una lacrimuccia... Sono sensibile, ahimè, e temo che il rapporto con certe sensazioni non cambi con il variare dell'età, forse cambia l'intensità: il dolore resta dolore, la rabbia resta rabbia, la speranza resta speranza, l'amore resta amore.
"Ho un sogno. E ti ci devo portare con me." ..... "Io so che, qualunque sia la mia strada, lei sarà la mia compagna su quella strada e io, se lei non è su quella strada, non so più dove andare." ..... "Dio, non servono più le stelle: spegnile una a una. Smantella il sole e imballa la luna. Svuota l'oceano, sradica le piante. Ormai più nulla è importante." ..... "Aria, respirami in silenzio, non mi dire addio, ma solleva il mondo... Aria, abbracciami. Volerò, volerò, volerò, volerò..."
Anche il dolore si attutisce con il tempo, bene o male ci si convive, e lascia sempre aperte delle porte per andare avanti e poter sognare ancora. Poter volare ancora... Soprattutto a sedici anni. Per fortuna...
📖 GdL parola del mese (giu. 2018): Bianco (nel titolo)
Perhaps she was a dog in her previous life? I enjoy giving people a former life in my head. It helps explain their character.
I can’t believe it. I am sleeping under the same roof as Beatrice and I didn’t even know it. This sends me into hyperkinetic rapture.
Mom yells at me to get out of the bathroom and stop doing indecent things. Why don’t grown-ups understand anything? What do they know about what’s going on in your head? They’re convinced that the only things in your head are the ones they can’t do anymore.
Teachers are like boa constrictors. They wrap themselves around you when you’re distracted, then wait until you breathe out to tighten their grasp.
The worst thing about life is that there’s no instruction manual. With a cell phone you follow the instructions, and if it doesn’t work, there’s the warranty. You take it back and they give you a new one. Not so with life. If it doesn’t work, they don’t give you a new one. You’re stuck with the one you have—used, dirty, and malfunctioning.
My Review:
I wasn’t sure I was going to enjoy this book as I tend to avoid YA and it took a few beats to acclimate to the author’s innovative and slyly colorful writing style. I soon found myself fully immersed in the cleverly crafted and jagged, yet fascinatingly compelling, stream of consciousness of Leo, a post-pubescent teenaged boy whose thoughts tended to ramble and flit about in a captivating and heart-squeezing manner. Leo’s inner dialogue was wryly amusing as were his personal observations and hard-won and ironic teenaged wisdoms.
This wily author well remembers the insecurities and dramatics of youth and demonstrated remarkable insight into the rapid variability of their intense and extreme emotions, which soar to exhilaration as quickly as they can plummet to the vast pit of despair. I reveled in Leo’s inner musings as he obsessed over every nuance of his infatuation with the lovely and angelic redheaded schoolgirl named Beatrice. His fertile imagination, creative use of nicknames, and fixation on defining colors kept a smirk on my face while reading. Leo’s world revolved around playing soccer, his batscooter, his study friend Silva, the drudgery of school and teachers, and his undeclared love for the perfection known as Beatrice. This ingeniously well-crafted story detailed Leo’s most transformative year of enlightening life-lessons.
I libri come questo a me mi fanno solo incazzare. Ecco. Lo penso, e lo dico, schizzinosa, orgogliosa, consapevole di essere sgarbata e sgrammaticata; fiera di esserlo, per una volta. Perché non è possibile mettere insieme argomenti importanti come l’adolescenza e la malattia, non si può scegliere di raccontare l’amore e la leucemia al tempo del liceo, e sprecare un’occasione preziosa come questa per avvincere il lettore, per devastarlo dentro, per distruggerlo parola dopo parola, senza pietà. Non ho trovato niente di tutto questo. Qui non c’è niente di più che una storiella da libro di narrativa per adolescenti in cerca di belle frasi da sottolineare e trascrivere sul diario, ed è fin troppo evidente che sono messe lì in bella mostra, come un bell’esercizio di scrittura di forma e di maniera, senz’anima e senza cuore. Genitori che parlano come se pescassero a caso bigliettini dai Baci Perugina, tutti saggi, tutti pazienti, tutti con la parola giusta da dire al momento giusto, tutti con una storia intrigante da raccontare ai figli, tutti con un bel pensiero felice da condividere, il professore (supplente addirittura!) che va fino a casa del protagonista a chiedere “vuoi parlare?”, ma cos’è? Ma che mi state raccontando? Disneyland o la vita vera? Io da un libro dove si nomina anche solo una volta la parola leucemia voglio essere avvolta completamente, voglio essere lacerata dentro, spaccata in due, voglio sentirmi cadere i capelli dalla testa solo al leggere la parola chemioterapia, voglio provare anche solo per un momento il terrore di morire, il terrore di perdere le persone che amo, il dolore di sentirmi devastata dentro da una cosa più grande di me, che mi lascia impotente e indifesa. Non avevo bisogno di questa storiella edulcorata e patinata, dove tutto ciò che conta, almeno per me, tutto ciò che cerco in un libro e in una storia, semplicemente "non c’è", oppure è buttato lì, appena accennato, e lasciato volutamente fuori dal libro, come spunto per una discussione o una riflessione. Il che può anche andare bene in un contesto scolastico, per carità, ma allora mi chiedo: c’era bisogno di promuovere questo libro come best-seller, come rivelazione letteraria, millantando chissà che emozioni e sensazioni?
Onestamente non capisco tutte le recensioni negative a questo romanzo. Per me, D'Avenia, è stato una scoperta. La prosa è molto semplice, senza fronzoli, e questo, rende il romanzo molto veloce. Dalle recensioni negative leggo che ci si aspettava più profondità..... ma quelli che lo hanno letto hanno capito che la voce narrante è quella di un adolescente, di un ragazzo liceale???? Tenendo conto dell'abbassamento culturale dei nostri giovani, mi sembra fin troppo forbito. A me, invece, è sembrato un ottimo romanzo d'esordio!
A fine way to advertise your book is to call it the Italian 'The Fault in our Stars' which I admit was a YA book worth reading. But throw in a protagonist in the form of an irritating high schooler with the maturity of a 5 year old, that ugly cover and an extremely horrendous English translation and what you get is the exact opposite of the best-selling John Green book. Avoid.
Non è sicuramente un capolavoro ma è una storia scritta molto bene che commuove moltissimo. I deboli di cuore possono passare oltre, preservatevi perché piangerete parecchio. Leo è uno studente di 16 anni che di innamora di una sua compagna di classe: Beatrice. Purtroppo però lei è malata di leucemia e il ragazzo offre di donarle il suo midollo. La sua vita assume le sfumature dei colori dei suoi capelli, del sangue, del bianco delle sue delusioni e del rosso della sua passione.
Questa è la seconda volta che accetto di leggere - e recensire - un libro per qualcuno. Il richiedente è una persona a cui non posso dire di no: mia sorella. Le sue parole sono state, più o meno, "Leggilo e recensiscilo. È il libro più brutto che abbia mai letto". Senza possibilità di farle articolare qualcosa in più perchè secondo lei avrei capito a pagina 3 cosa intendeva. E aveva ragione.
Se dovessi scegliere una parola per descrivere questo romanzo, sarebbe pretenzioso. Ma visto che non devo sceglierne una ho deciso di allietarvi col perchè e il percome ritengo questo libro una boiata pazzesca.
Il mio problema principale è stato che mai, in nessuna pagina, ho sentito la voce di Leo: per tutto il tempo quello che ho sentito è stato un uomo adulto che cerca di parlare come un ragazzino, e peraltro non come un ragazzino di oggi: fino al momento in cui è apparso il primo riferimento tecnologico odierno io ero certa che il libro fosse ambientato negli anni '80. '90 al massimo. Il modo in cui Leo parla, il modo di pensare, i riferimenti culturali... è come vedere la versione brutta di Notte prima degli esami. Cioè Notte prima degli esami - oggi. Il disperato tentativo di Leo di essere attuale e GGiovane dopo le prime tre righe inizia a sorpassare il patetico per entrare a piene mani nel ridicolo: per esempio descrive il muro della scuola a due colori, come il Cucciolone. Ora, c'è stato un momento in cui era effettivamente figo inserire quel gelato in una conversazione, ed era quando andavo alle elementari. Non so se valesse anche per medie e liceo... ma avendo un cugino di dieci anni so che oggi non vale nemmeno per le elementari. In più il Cucciolone è a tre colori. Oppure definisce il supplente come "nero come la Morte Nera", che è grigia.
Magari state pensando che sto spaccando il capello in tre, con questi dettagli, ma il non indifferente dettaglio è che D'Avenia ha deciso di spaccare i maroni a me, con i colori, perchè Leo ne è letteralmente ossessionato: in quello che credo sia un disperato tentativo di dargli spessore, l'autore ha deciso di fargli catalogare mondo ed emozioni per colori. Il bianco rappresenta il nulla, il vuoto, ed è una vera e propria fobia. Al punto che mi chiedo come faccia Leo a vivere visto che ha quasi attacchi di panico se vede un muro. Il rosso è il colore della passione (che originalità) e rappresenta tutto quello che c'è di buono al mondo: rosso è l'amore, rossi sono i capelli di Beatrice, rossa è la vita degna di essere vissuta... Poi c'è il resto dell'arcobaleno, ma ho iniziato a trovare la cosa inquietante dopo una pagina e mezzo. Non come il libro dove l'unità di misura era in "drago domestico del re", ma dopo un po' ho avuto l'impressione che D'Avenia fosse davvero contento dell'idea che aveva avuto e ci stesse insistendo un po' troppo: racconta la storia di una ragazzina che muore di leucemia attraverso i colori abbinati alle sensazioni da un protagonista deficiente. Che è un po' come quei temi che ti davano a scuola quando la prof. era ispirata "Guarda la copertina del tuo quaderno e..." e prova a inventare qualcosa dal punto di vista di una tinta unita.
Più ci penso, più mi sembra un'ipotesi probabile.
Altro problema che ho avuto è che Leo è un'imbecille. Il classico moccioso truzzo, che dopo un po' ti chiedi se la tragedia è che quella povera anima di Beatrice negli ultimi mesi della sua vita avrà a che fare con lui, o se forse è un bene... insomma, dopo aver passato un po' di tempo con quel ragazzino immagino stesse pensando che morire non è poi così male. Il nostro Leo è la voce narrante, e ammetto che all'inizio ho pensato che mi avrebbe fatto ridere tanto: appurato immediatamente che non esisteva possibilità alcuna che provassi empatia per lui, ho potuto deriderlo, e la cosa è facile. Provate a leggere ad alta voce la parte relativa ai capelli. Il modo in cui questo tizio parla dei suoi capelli, dedicandogli una cura che manco un parrucchiere, e amandoli come se fossero un figlio. È quasi commuovente, nella sua convinzione che essi siano in grado di comunicare il suo stato d'animo al prossimo (e restandoci male quando gli altri non capiscono), di rappresentare le sue idee, potrebbero essere l'unica cosa che si mette tra lui e Beatrice perchè se lei gli chiedesse di tagliarli lui non potrebbe mai farlo.
A parte queste due particolarità, Leo è l'adolescente scazzone che odia studiare ma nonostante questo è riuscito a sopravvivere al classico con un debito e basta, e con un'ignoranza sorprendente... tipo che prima dei sedici anni non sapeva che Dante era follemente in love con Beatrice o che aveva scritto La Vita Nova. Questo ha ucciso la mia sospensione dell'incredulità perchè so che c'è questa idea che gli adolescenti siano dei caproni, che la scuola faccia schifo, e che tutti acquistiamo magicamente un minimo di cultura generale verso i vent'anni. Ma la realtà è un filo diversa. La realtà è che nonostante la caduta libera dell'istruzione pubblica, i compiti li devi fare e un minimo devi studiare: Leo è in un liceo classico, e non esiste che al classico tu non sappia che Dante a scritto La Vita Nova se non dal giorno 1, dal giorno -2.
Per l'amor del cielo, spaccavano la schiena a noi giovani virgulti dello scientifico con la letteratura!
Sono queste piccole cose che finiscono sempre per buttarmi fuori dalle pagine, i piccoli dettagli che lo rendono verosimile - o inverosimile - soprattutto se ambientato nella nostra realtà.
Queste sono appunto piccole cose. Parliamo di quelle grandi. Il romanzo sarebbe di formazione, un genere che non è che mi faccia impazzire in generale, ma riconosco che c'è modo e modo di farlo. Questo non è, a mio modesto avviso, il modo migliore. Il libro ci presenta Leo come un ragazzo assolutamente nella media, saccente, desideroso di essere come tutti gli altri, e con le idee molto confuse su come giri il mondo. Stando a questo libro avrete la possibilità di maturare, di trovare un qualche senso alla vita e alla sofferenza, se vi capiterà l'immane fortuna di veder morire qualcuno a cui tenete. Altrimenti mi dispiace, siete destinati a rimanere stupidi e superficiali.
Leo è anche una persona molto egoista: la mia impressione è che non gliene freghi niente di Beatrice. Beatrice è il sogno, la ragazza che ha spiato per un anno senza avere il coraggio di parlarle. È un ideale, una meta. Che sarebbe stato anche interessante se si fosse visto Leo che concilia l'idea che si è fatto della ragazza con la realtà... ma invece lei è angelica e adorabile proprio come se la immaginava lui: intelligente, gentile, coraggiosa. La classica malata di cancro da fiction, quella che non ha mai un momento di debolezza, che non è mai arrabbiata col destino. Too good for this sinful Earth.
Beatrice è talmente irreale che non mi importava niente che ce la facesso o meno: non è una persona vera. È impossibile vederla come una persona vera, lei è al massimo l'immagine di un morto, quando tutti i lati negativi spariscono e si ricordano solo le cose belle. Con l'eccezione che lo è da subito: prima è una ragazza idealizzata, poi è una santa, poi è povera piccola ragazza morta. Non posso affezionarmi e non può dispiacermi, perchè non la sento vera. In più la sua sofferenza esiste solo in relazione a Leo: a Leo mica dispiace che Beatrice stia morendo. No, lui è disperato perchè gli stanno portando via il suo sogno, perchè lui vuole Beatrice e non la può avere, perchè lui sta soffrendo, perchè lui non sa come affrontare la cosa, lui, lui, lui, lui. Non pensa mai a lei, e di base siamo costretti a vedere il dramma della morte di un'adolescente riflessa nel dolore di quello che se la voleva fare, ma poi ha cambiato idea perchè è malata e volersela fare comunque vorrebbe dire che è un porco e non la ama davvero di un amore puro.
Insomma, a me è sembrato che questo libro parlasse di niente e che quello che vorrebbe dire l'abbiano già detto meglio altrove. Ci sono dei momenti esilaranti, come la storia dei colori o dei capelli, o quando Leo parla di come lui sa figo ed un "Pirata" come Johnny Depp (suppongo per un maldestro riferimento a Jack Sparrow, ma a me veniva in mente il povero Pantani), ma sono stati molti di più i momenti noiosi. E credo che D'Avenia si sia inserito due volte: il professore è chiaramente lui oggi, ma per me Leo è lui da adolescente.
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Aggiornamento 2019: rilettura per questioni lavorative. L'ho detestato. Pedante, prolisso, antipatico. Un modo di scrivere che vuole fare l'occhiolino ai giovani da parte di uno che evidentemente giovane non lo è più, ma forse non si ricorda neanche bene com'era essere degli adolescenti. È palese la recensione che segue, scritta nel 2011, che da adolescente anch'io mi ero fatta un po' incantare. Sicuramente alcuni temi trattati sono interessanti, ma non vengono elaborati in maniera particolarmente originale, e mi ci sono voluti giorni per terminarlo. No, no, no e no. Lascio due stelline per fare una media con quelle dategli dalla me del passato.
Recensione 2011: Ero un po' prevenuta nei confronti di questo romanzo, e sinceramente non ne so dire il motivo. Lo consideravo, semplicemente, uno di quei casi super pubblicizzati dove la sostanza è poca, se non una storiella d'amore che può attirare le adolescenti, ma che si maschera da libro un po' intellettuale sotto una copertina intrigante e un titolo misterioso. Niente di più sbagliato! Ringrazio il fatto che, quel giorno, in biblioteca non ci fosse nulla che avesse attirato particolarmente la mia attenzione e abbia deciso di concedergli una chance. La prosa dell'autore è molto particolare, le proposizioni sono brevissime, la maggior parte delle volte composte solo dalla principale. Questa cadenza frenetica di punti rende il romanzo incredibilmente veloce, il ritmo è un po' faticoso da digerire per coloro che, come me, amano quando si riesce ad allungare una frase il più possibile senza dover tornare all'inizio per capirne il senso. In ogni caso, è un ritmo inusuale, è il ritmo dei pensieri di Leo, il sedicenne protagonista di questo romanzo. La trama è semplice, raccontata quasi come se fosse un diario o un bollettino di guerra. A tratti divertente, il fatto che sia raccontata in prima persona dal giovane protagonista aiuta a sdrammatizzare gli argomenti toccati con l'aggiunta dei momenti di svago della sua vita: le partite di calcio, l'amore per il suo motorino, la voglia di trovare un sogno, il desiderio di scrivere tutte le cose da ricordare, gli amici Niko e Silvia. Il professore di filosofia, il Sognatore. Beatrice.
Se anche voi avete lo stesso sogno di Leo, ossia trovare un sogno, la prima parte di questo libro vi incanterà sicuramente. O, allo stesso modo, se anche voi vi siete trovati a decidere quale fosse il vostro sogno. La seconda parte è sempre molto intima, ma un po' diversa, perché Leo ci accoglie proprio dentro il suo sogno, che non è quello che lui sperava: nonostante ciò, rimane incantevole, e lui lo vive, lo vuole vivere tutto, viverlo anche per colei che non ha potuto.
All'inizio mi dicevo 'questo vuole solo imitare Baricco', ma, più andavo avanti, più mi accorgevo di quanto non solo la trama si discostasse da quelle usuali di Baricco, ma anche lo stile fosse decisamente diverso, meno rifinito. Penso che il finale di questo romanzo sia un po' scontato, ma penso che l'autore non si proponesse di stupire nessuno con un finale a sorpresa, dunque sì, lo accetto di buon grado. Credo che questo sia un grandissimo romanzo d'esordio, e spero di non sbagliarmi quando dico che, in futuro, probabilmente Alessandro d'Avenia potrà stupirmi ancora di più.
Ovviamente, la solita nota che non può mancare. Ma quanta carta sprecata, in questo romanzo? Innanzitutto, i margini della pagina sono immensi. Inoltre, ogni capitolo dura appena due, tre paginette, e ad ogni nuovo capitolo il margine superiore occupa più di un terzo di pagina. Uno spreco assurdo di carta, del quale non valeva assolutamente la pena! Il lettore, aperto un libro, si rende conto da solo se quel libro occupa 300 pagine perché è effettivamente lungo 25 pagine, o se è un romanzo di 150 pagine che, con le trovate commerciali, ne ha occupate 100 in più. Anche perché la bellezza di un romanzo non si misura con la sua lunghezza.
I received a complimentary copy of this book from Thomas Nelson through NetGalley. Opinions expressed in this review are completely my own.
I had the chance to read an excerpt from this in Netgalley's Buzz Books, and I instantly knew that it would be a book that I would love.
I don't believe that the Italian "Fault in Our Stars" is an accurate description of what White as Silence, Red as Song really is. It honestly reminded me more of Catcher in the Rye or The Perks of Being a Wallflower.
Leo, the narrator, is a teenage boy trying to make sense of the world and suffering from all the typical teenage issues which often plague this sort of protagonist: the tediousness of school, furor of first love and desire to prove oneself to one's peers. Leo is a confident and genuine person, and I grew very fond of him as I read through the book. I enjoyed how the colors in the title are related to the quirky way in which Leo views the world, trying to attribute colors to people and feelings. I saw this as a way of simplifying the unknown, trying to rationalize an increasingly confusing world from the perspective of a sixteen year old.
In his day to day life, Leo is a regular teen; he hates school, thinks teachers are lame, plays soccer and gets into trouble with his friends. He is fiercely enamored with Beatrice, a beautiful red-haired girl, even though he does not know her personally. While this may cause some readers to roll their eyes, the beauty and authenticity of Leo's feelings is undeniable in my opinion.
The book is focused on the way Leo reacts when he discovers that Beatrice is suffering from leukemia, and follows the transformation on his initial infatuation into a different, more profound feeling. Two other relationships that are explored are Silvia, Leo's best friend and "guardian angel" and The Dreamer, a substitute teacher who, against all odds, befriends Leo and offers an adult perspective over the difficult situation.
I loved this book because it was sad, beautiful and pure. I enjoyed the writing style and the first-person narration, it gave the story a personal touch and made me connect to the protagonists's worldview and feelings. I would warmly recommend this book to anyone who does not mind wading through a bit of teenage angst to get to a beautiful, touching story.
Oh, Signor D'Avenia, this book is so beautiful and emotional, and also so true. A few years back, I used to teach English to Italian teenagers not far from Milan and I must say reading this felt like re-living that atmosphere. Brilliant!
I cried and I laughed. And my face was a wreck when the last line of words was finished.
The main protagonist goes through such an eye-opening journey in life, dealing with such high concepts as friendships and girls, life and death, popularity and honesty. It's both heartbreaking and inspiring to live along all of that jungle of million thoughts per second in his head. Leo is a truly crazy teenager, in the best of meanings of that word.
This book is also mind-blowingly lyrical and poetic. Some of my absolutely favorite phrases I want to print out and post above my desk to see them every day.
When her green eyes are wide open, they fill her entire face. When she lets down her red hair, it feels like the sunrise has smothered you. She has few words, carefully chosen. If she were a movie, she'd be a genre not yet invented. If she were a scent, she'd be early morning sand, when the beach is alone with the sea. Color? Beatrice is red. The way love is red. And tempest. A hurricane that sweeps you away. An earthquake that crumbles your body to pieces.
or
I stare at the blue of Silvia's eyes: a sea in which to be shipwrecked without dying, an ocean floor where there is always peace, even when a storm rages at the water's surface. And as this sea cradles me, I smile the perfect smile. And without words, my smile says that when you truly begin to live, when life bathes in our red love, each day is the first, each day is the start of a new life.
And on the funny side.
Ancient Greek is a school equivalent of your daily greens: tasteless and only good for aiding digestion.
Like it or not, some part of this book did remind me of A Walk to Remember, The Catcher in the Rye, and The Perks of Being a Wallflower. The romance, the personality and the mind of the main character, and the relationship between the main character, Leo, with his teacher, sounds like Charlie and Bill to me.
It's a story of Leo, a coming of age boy who fell in love with a girl suffers from Leukemia, Beatrice. When other boys setting a goal to become a dentist, a painter or something else in the future, Leo made Beatrice as his main goal/dream of his life, making him oblivious to the love his very best friend, Silvia, has for him.
Unlike The Catcher in Rye, which I really loved, the story telling of this book was a so-so for me. But I like what Leo thinks about his surroundings. He's so genuine and can be so cynical sometimes, just like Holden. The romance between the three characters wasn't well-built, so I didn't shed a tear, which I think I should have. So, I guess the main story of this book is not about the romance. It's mainly about finding one's true self through reaching one's goal/dream. Maybe.
"E' agghiaccianteeeee!" (voce stile Crozza che imita Conte)
Ogni tanto mi prende lo sghiribizzo di leggere un libro al quale normalmente non mi sarei avvicinata nemmeno di striscio, nella speranza di avere un'epifania. Mi si potrebbe obiettare che scegliere bestseller che puzzano di bruciato da 10 km non è proprio una saggia decisione, ma dato che io sono una delle 3 persone in Italia alle quali è effettivamente piaciuto "La solitudine dei numeri primi" tutto può essere no? Si, ma diciamo che le probabilità di successo sono piuttosto basse. E infatti..
Trama tra Love Story e Come te nessuno mai (già per avermi fatto ripescare questi film, che avevo chiuso a chiave nel mio cervello nella speranza di non doverli mai più tirare fuori, questo libro merita la mia disapprovazione). Scrittura tra frasette dei baci perugina e libro di catechismo.
Non rendete il mio sacrificio vano, statene alla larga.
Оценката ми все още е пет звезди. Книгата е все така прекрасна. Наивна. Невинна. Поетична.
В годишнината от рождението на Данте, изпитах импулсивното желание да се завърна при една друга Беатриче - червената като кръв. Като самия живот. И към Адът на едно момче, което тепърва се сблъсква с важните неща в живота. Страхувах се, че след цяло десетилетие и стотиците прочетени през това време книги, вече ще гледам на романа с други очи, но не. Все още си обичам Лео. Все още се вслушвам с доверие и възхищение в думите на Мечтателя. Все още съчувствам на Силвия.
И все още... "когато няма любов, мастилото на живота пресъхва и страниците остават бели".
Quando finisco un libro, se non mi è piaciuto per niente vado a leggere i commenti da 5*, se mi è piaciuto molto vado a leggere quelli da 1*. L'ho fatto anche in questo caso, in particolare in questo caso. Prima di leggerlo ho sentito tanto opinioni contrastanti: È stupendo! Fa schifo! E tocca temi importanti. Molto importanti. Posso dire che quando, durante la lettura, ho scoperto che lei si ammala di leucemia ho pensato: che palle! Sempre quello! Sarà la milionesima storia dove lei si ammala di leucemia! Un peccato, il libro mi stava piacendo un sacco.. Supero lo scoglio, vado avanti. Ora, si potrebbe dire che la malattia di lei è trattata con superficialità. Mi sta bene. Sono duecento pagine di libro, di certo non ci si sofferma più di tanto. Volevate un trattato di medicina? Sono sicura che lo possiate tranquillamente trovare. Un ragazzo di sedici anni che non è il ragazzo della ragazza in questione, che non è neppure un suo amico e nemmeno un compagno di classe ma solo un compagno di scuola, che informazione credete che possa avere a riguardo? Lei si ammala, punto. Nessuno viene offeso, né lei né la famiglia. Grazie Alessandro per non essertici soffermato troppo.
Bene, riflettiamo sul fatto che l'autore è un insegnate. E scrive sgrammaticato.. Scrive sgrammaticato?!?!?! La storia ce la racconta un ragazzo di sedici anni che ci dice che studiare non gli piace tanto, lo evita quando può. Dice di non conoscere i congiuntivi. Ma li studierà. E quelli sono giusti. Mi sembra il linguaggio perfetto se vediamo il libro come un testo rivolto ai liceali. Non so se ve lo ricordate ma ai lieceali Manzoni, Dante e compagnia bella non piacciono tanto. Preferiscono chi parla come loro, per questo ascolano il rap (adesso, anni per fortuna non c'era). O leggono D'Avenia. E magari lo capiscono pure. E se il libro fosse rivolto agli adulti? Eh sì, sono tutti laureati in lettere, fanno parte dell'accademia della Crusca e parlano come Dante, Mazoni, Carducci e Montale messi assieme! Ma perfavore! La gente parla "normale". In Italia, in particolare, in pochi beccano il tempo e il modo verbali giusti! (Che tragedia!) Se c'è una cosa che non mi piace sono gli autori che tentano di elevare la loro prosa con un linguaggio "alto" che poi risulta solo finto e pesante. Il linguaggio giusto è quello dell'epoca in cui viene scritto. (Jane Austen, per esempio, non era più brava degli autori contemporanei, nel suo tempo quello era il linguaggio comune, non è una scrittura alta, era normale parlare così.)
Poteva l'autore aggiungere qualche pagina invece di accordarsi con l'editore e aggiungere spazi bianchi nella pagine? Sì, poteva. A me non avrebbe dato fastidio. Io non sopporto i capitoli troppo brevi (neppure quelli troppo lunghi) ma in questo caso li ho trovati più che adatti. La trama.. della trama mi frega poco, una storia, nulla di più. Un po' banale con una malattia trita e ritrita usata nelle storie per far piangere la gente (io per quello non ho pianto).
Come l'Insegnate suggerisce agli studenti, leggete dietro e tra le righe, non fermatevi alla storia. Ho pensato di essere una liceale e leggere questa storia: Cazzo! Ti da un bella svegliata! E poi, ti piace, ti coinvolge.. Ti fa pensare: ah, ma allora non sono io quello strano, quello diverso. Ma sono arrivata in ritardo e al liceo non l'ho letto. Ma ho ritrovato tra queste pagine quello che io ho detto (e scritto) ad una mia insegnate (meritevole come il Sognatore). Gli insegnati dovrebbero insegnare rispettivamente matematica, italiano, storia eccetara e, per esprerienza (diretta e indiretta) mi pare che non ci riescano poi molto ultimamente. Ma non è solo questo che dovrebbero insegnare. Ed è forse per colpa di quel qualcosa, oltre alle informazioni sulla materia, che quando manca non permette l'apprendimento della materia stessa. Un insegnate al liceo si trova davanti ad un gruppo di persone che vivono l'età peggiore per essere studenti. La mente è elastica e pronta ad assorbire ma agli adolescenti non frega niente. Si pensa ad altro. Ci sono mille cose più interessanti per un adolescente. Sembra che nulla di quello che ti stanno insegnado potrà mai serviti (com'è che pare che tutti, finita la scuola, se lo siano dimenticato?!) ma... NON È VERO! Ci sono la musica, i film, le ragazze, i ragazzi, i libri "stupidi", i libri "trasgressivi", i problemi che ci autocreiamo e che sembrano insormontabili, la moda, l'abbigliamento, i capelli, il trucco, la discoteca, le feste.. continuo? Quindi questi poveri insegnati si trovano davanti a questo branco di debosciati che non li ascoltano neppure sotto tortura. Trovate-un-modo-per-farvi-ascoltare! Trovate-un-modo-per-farvi-ascoltare! Non è compito vostro? Sì che lo è! Voi dovete solo dare informazioni? Col cavolo! Andate a fare i ricercatori o che so io se la pensate così. Conoscere molto profondamante una materia è una cosa, saperla insegnare è un'altra. Purtoppo non sempre le due cose vanno di pari passo. Nel momento in cui si forma in maniera quasi definitiva il carattere e l'istruzione di una pesona chi insegna se ne frega! Il Sognatore è inventato? Non lo è! Pochi, ma insegnati così ce ne sono. Fanno fatica? Credo facciano una fatica immane ma vorrei chiedere loro di non mollare e provarci ancora e ancora.
Cosa ci insegna questo libro? Che forse la cultura non è solo sapere la storia e l'italiano, è essere aperti, disponibili, aiutare gli altri. Bastano piccoli gesti, bastano piccole attenzioni. Che un supplente può dare più di un insegnante di ruolo. Non perché sia migliore ma perché persumibilmente è all'inizio della carriera, è giovane, ha ancora voglia di metterci tutto se stesso. Ha ancora voglia di andare incontro ai ragazzi. Ha ancora voglia di ascoltare quello che hanno da dire. Ha voglia di aiutarli e di spronarli. E aiutare anche solo uno su venti è un miracolo. Un traguardo. Una battaglia vinta. Poi col tempo forse si perde la voglia, l'energia. Si prova, si prova e non si ottiene mai niente. Ci si scontra con programmi da rispettare, dai quali sarebbe meglio trasgredire e insegnare poco ma bene, ma non si può. Ci si scontra con genitori ottusi. Ci si scontra con uno stipendio basso per un lavoro che è fondamentale per i singoli e per la società. E ci si scontra con allievi che hanno già deciso che dietro quella cattedrà ci sta uno sfigato. Con allievi che credono che quella cosa non gli servirà mai nella vita. L'ho già fatto (direttamente), ci riprovo (indirettamente): se siete insegnati non perdete quella voglia o cercate di ritrovarla, magari leggendo questo libro. Per favore! Potete fare tanto! Potete salvare delle persone! Potete aiutarle! Per favore! E, se siamo adolescenti, ci insegna che andare a scuola non è così male. Che la scuola non è fatta solo di libri, di lezioni e di professori. E che i professori non sono tutti degli sfigati. Velato, quasi non si vede, ma non prendete in giro gli altri. Non potete sapere perché quel ragazzo era nel bagno delle femmine. E ci ricorda che dovremmo vivere sempre appieno. Che quello che abbiamo è prezioso. Che può fuggire, svanire. Che dobbiamo dire quello che pensiamo quando lo pensiamo. Ce lo ricorda in maniera diretta, con il linguaggio "sgrammaticato" che tutti sono in grado di comprendere. E sono sicura che "l'alta letterratura" lo fa meglio. Come anche la poesia. Peccato che poi la gente mentre lo legge si addormenta e quindi col cavolo che lo capisce!
Non leggo quasi mai i ringraziamenti, questa volta l'ho fatto e concordo pienamente con Alessandro: "dire grazie è ... forse il modo più felice di stare al mondo". Grazie Alessandro per aver scritto questo libro. Spero che i ragazzi e gli insegnanti che lo leggono passino sopra al tuo linguaggio poco ricercato e riescano a capire il messaggio.
Не завърших книгата. На страница 204 съм и Беатриче е заспала. Тихо затварям кориците. Не знам дали ще я дочета, не знам дали искам да го направя. Досегашните страници събудиха в мен вихри от спомени, от мечтания, от мислени за забравени случки. Сред страниците, пълни с белота, открих едно момче, което отдавна мислех за изчезнало. Открих себе си преди десетина години.
This book sold about a million copies in Italy and was also made into a movie. It's hailed as an International entree into the 'Dying Teen' subgenre.
But it's really not.
This is a coming of age novel. Is there a dying teen? Yes. But it's not really about her or about their romance. It's about a teen named Leo who finally grows up.
Part of the difficulty for me may be cultural. I love Italy and Italian lit. However, when I read a YA book, I expect some authenticity. And while Leo felt like a self-centered teen boy, he never spoke authentically. None of our teen characters did.
Instead, they spoke as if they were tenured professors of philosophy and poetry. Every sentence a metaphor on life and love and very existence. I ached for one of them - just one - to actually sound like a teenager.
The book has some sadness, but it's tempered by the fact that we never really get to know our sick girl. Though we finally meet her, she speaks like Mother Theresa or some other suffering Saint and never feels like a real girl. She's dying and while it's nice that she can philosophize about colors and life and meaning, she's a teen. What about sex and love or even her first kiss? What about all the things she'll never get to experience?
While I enjoyed the book overall and appreciated the poetic language, I was left unsatisfied. I wish this Dying Teen/Coming of Age Book had one character who actually felt like a real teenager.
Una sapiente operazione di spinta commerciale.... può fare miracoli!. Sono dell'idea che solo per il semplice fatto che una persona sappia scrivere correttamente in italiano, non è detto che nella vita debba fare per forza lo scrittore... Il libro ha un packaging accattivante, ha avuto una "spinta" di marketing molto forte (fa sempre bene schiacciare l'occhio ad un Premio Strega per lanciare un esordiente) ma, ahimè, non regge a tanta pubblicità. Inzuppato di luoghi comuni, di frasi ad effetto (una su tutte "se il T9 non scrive Dio, allora Dio non esiste"). La trama è troppo "facile", scontata. Un ragazzo qualsiasi di 16 anni dei giorni nostri, lei ama lui, lui ama un'altra. Tragedia, epilogo già scritto. E poi il professore, il Sognatore, quello che dice le parolacce in classe (ma bravo!) e fa l'amico. All'inizio mi ha ricordato un po' l'atmosfera di "Jack Frusciante..." ma siamo lontani anni luce. Se non fosse che non lascio mai un libro a metà, l'avrei abbandonato alla 40esima pagina.
Mi dispiace molto, ma non ho mai letto un libro peggiore di questo. La trama in sé avrebbe potuto dar vita ad un capolavoro, davvero, ma è stata proprio affrontata male..
Leo is your average high school student. He is only sixteen years old and acts like any normal teenager. He is in high school, but doesn't really like any of his classes or teachers. He has good friends, plays sports, and he is just living in the moment. He experiences his first crush in Beatrice, a girl a year ahead of him in school. She doesn't really know Leo other than in passing, but he loves her regardless.
Leo is infatuated with colors and hates white as it is the color of silence. White is nothing and Leo does not want to be white. He does not want to be alone, doesn’t know how to be alone and wants to feel as if he exists. Leo has a passion for red. Red is love. Red is what is tangible. Beatrice is red and Leo will do anything he can to make Beatrice see him, but when Beatrice gets sick will it be too late for Leo to tell Beatrice how he feels?
Leo is not always an easy character to like in the beginning. Sure, he is a good person, but I felt he was lost in his own little world when it came to Beatrice. Everything was about his love for Beatrice and in turn he never actually saw what was right in front of his eyes. His good friend Sylvia. I don’t think Leo really took Sylvia’s thoughts into consideration and at times Leo felt very selfish. My feelings for Leo changed pretty quickly, though once Leo met The Dreamer, a substitute teacher who comes in to teach a Philosophy class. Leo finally starts to shine and become a likable protagonist for me.
Leo finally learns what it means to dream and to have a passion for something. Leo puts his whole heart and soul into his dream and this is when he finally comes into his own and grows from his experience. It was amazing to watch him flourish and become an honorable and thoughtful teenager willing to help others, especially Beatrice. I could see how Leo wanted to make a difference and in doing so, he learned a lot about himself in the process.
White as Silence, Red as Song has been compared to books such as A Fault in our Stars and while I can see a lot of similarities, I can also see this story being compared to A Walk to Remember especially with the beautiful passages and the deeper meaning behind certain things. It really is a highly emotional book, but not only is it emotional, it also makes you think about your own dreams. It really makes you think about what you want out of life. For myself, I did stop to think about my dreams and how I have pushed them to the side and this story makes me realize that without dreams what is your purpose in life?
White as Silence, Red as Song is a beautifully moving and emotional coming of age story full of life lessons that we should all listen to. It is a story that will encourage you to think and to dream.. I highly recommend this book to anyone who likes an in depth story on par with the two books mentioned above. This story has found a place in my heart and renewed my faith in my own dreams I had previously pushed to the side.
Prvo što me privuklo ovoj knjizi bio je njen naslov, koji me podsjetio na priču o Snjeguljici. Očekivala sam stoga nekakvu novoispričanu priču o Snjeguljici ili općenito pojavu Snjeguljice u bilo kakvom prenesenom obliku u ovoj priči, ali otkrila sam da ona sa Snjeguljicom nema baš nikakvih dodirnih točaka. Što ne znači da sam se razočarala, dapače.
Ova je priča priča jednog tinejdžera koji svijet oko sebe doživljava 'u bojama', odnosno sklon je dodjeljivati različite boje svojim različitim razmišljanjima i osjećajima. Tako je bijela za njega boja tihe osamljenosti i zaglušnog šuma misli koje ne želi misliti, dok je, npr. crvena za njega boja istinske ljubavi i onog euforičnog osjećaja kakav samo prava ljubav može u nekome izazvati.
Spomenuti tinejdžer zove se Leo, i beznadno je zaljubljen u Beatrice, djevojku iz škole, koja boluje od leukemije. Dok pokušava biti snažan i velik, toliko da to bude dostojno njegovog 'lavljeg' imena, Leo se na svoj način prisiljen nositi sa neizbježnom boli koju nosi mogućnost gubitka voljene osobe, kao i ostalim problemima koji prate uobičajeno odrastanje.
Iako na prvu ovo zvuči kao ljubavna priča, ovo je zapravo priča o odrastanju kojeg je ljubavna priča samo dio. Beatrice zaokuplja Leove misli onako kako to samo prva ljubav jednom tinejdžeru može misli zaokupiti, no uz nju, Leove misli zaokupljaju i školske obaveze, prijateljstva, sportske utakmice i problemi odrastanja. Leo nam svoju priču iznosi iskreno, izravno i s puno osjećaja, dočaravajući nam (ili nas podsjećajući na) to kako je biti tinejdžer, koliko gorko-slatko ponekad zna biti odrastati, te kako je teško promatrati kako nekoga gubiš, dajući sve od sebe da mu pomogneš, iako znaš da, ma koliko se trudio, zapravo ne postoji ništa što možeš učiniti da bi promijenio ono što se neizbježno mora dogoditi.
Iako u svojim razmišljanjima Leo ponekad nadilazi granice svojih godina, njegova uvjerljivost kao lika za mene se ni u jednom trenutku čitanja nije umanjila. Oni čitatelji koji su po godinama bliski Leu s njime će se u mnogo navrata poistovjetiti, a one druge Leo će neizbježno podsjetiti na njihove tinejdžerske dane, prve ljubavi i prve boli; doba istraživanja granica prijateljstava i vjerovanja da je sve moguće ako to dovoljno želiš.
Bijela kao mlijeko, crvena kao krv na kraju nije ispala još i crna kao ebanovina, ali bajke na stranu, u ovoj priči ima i više no dovoljno bajkovitosti i ljepote koja zaslužuje da je se pročita.
I was born on the first day of school; I grew up and grew old only for two thousand days.
I feel like I’ve been waiting to read this book since forever and when I finally got my hands on it yesterday I just couldn’t stop. I probably should not write this review, since I closed the last page, just a few moments ago but I guess its stronger then me. I admit that the first thing that drew me to this book was the front cover –not just the fact that the girl is totally gorgeous; but the sadness in her eyes, the fragile look on face that’s what really caught my eye. In White as milk, Red as blood we meet Leo, knocking on the front door of adulthood, he is in love with his motorbike without breaks, with his guitar, with football. But most of all he is in love with Beatrice – with her green eyes and red hair, she is the one that saves him from the white. She is his dream, his future, his everything. They are meant to be. She just doesn’t know that yet. It seems that nothing can come in the way of his romance, but then reality comes crashing in. Beatrice is sick, so Leo has to prove his love, in the small period of time that fate gives him, he has to grow up, grieve, reborn from the ashes and realize that dreams never die. White as milk, Red as blood is a brilliant book. I loved the plot, the characters. I even loved Terminator – Leo’s dog with problematic bladder. I loved the way one teacher managed to make him see through the problems and cheered for him to chase his dream. I loved the way it wasn’t just a typical high school novel. I loved the way this book educates you on so many different levels and leaves you still wanting for more. Most of all I loved the way this book is like a giant palette of colors and all of them symbolize something important for Leo. White - the fear, the unknown, the absence, the lost; Blue – the sky, the sea, the harmony you feel when coming home, Silvia’s eyes; Red – the passion, blood, love, Beatrice’s hair, etc. The only thing that I am sorry about is that I can’t read the book in its original edition, in Italian. I recommend this book to everyone, who has the opportunity to read it since the book is new and it’s probably not translated in English yet. For those who already read it I hope you enjoyed it as much I did. Five stars for this amazing debut novel.
To be perfectly honestly, I think that this book is either going to be a hit or miss. For me, it was a hit.
Leo, the main character, is a 16-year-old trying to make his way through life. He's tired of the white in his life, the plain and everyday routine. Beatrice is the girl with red hair. Red, the color of passion and love. The girl with the disease.
This book is honestly unlike any other book I've ever read. It's so deep and real, and I just loved it. The story is in first person and there isn't a large amount of communication in it. A lot of the book is just Leo and his thoughts. At first I was a little unsure about how I liked it, but it definitely grew on me as the story went on. There definitely was some conversations between the characters, just not the normal amount you'd normally see in a book.
I think what really sold me on this book though was when Leo's new teacher came into the picture.
The Dreamer.
He helped Leo get rid of the white in his life and he taught his class to not just take the easiest path. He taught them to dream.
To wrap everything up, this is a beautiful yet deep book on passion and dreams. I am a huge dreamer and I absolutely loved every bit of it. As I said in the beginning of my review, I can definitely see people not liking it. It's different from your normal book, and I think that's what made me like it so much. There's heartache and pain, but there's also passion and love.
"I received a free copy of this book from Thomas Nelson in exchange of my honest review. All thoughts are my own and I wasn't required to write a positive review."
Questa rilettura è stata un fuori programma e sono stata troppo felice di averla fatta. Se infatti la prima volta la storia mi era piaciuta, ma non mi aveva entusiasmata più di tanto, stavolta mi ha fatto perdutamente innamorare, tanto da divorarlo in pochissimo tempo. Quello che più mi ha colpita e che non ricordavo affatto è la genuinità del pov di Leo. I suoi pensieri e le sue emozioni sono espressi in modo così diretto, aperto e senza tanti giri di parole che mi ci sono persa tra quelle righe.
"Ci sono due modi per guardare il volto di una persona. Uno è guardare gli occhi come parte del volto. L'altro è guardare gli occhi e basta, come se fossero il volto."
"Proprio quando ci sentiamo più poveri la vita, come una madre, sta cucendo per noi il vestito più bello. "
Troppa la pubblicità che si fa di questo libro. Troppa la gente che dice di essersi commossa ed emozionata, leggendo. É meglio non ascoltare le voci di corridoio. La gente mi guarda come se fossi pazza, quando dico che a me questo libro non ha detto, né trasmesso nulla. Non mi è piaciuto come è stato sviluppato il punto di vista del protagonista; da diciassettenne posso solo sperare che nella mente di un mio coetaneo non ci siano certe banalità e infantilità. Lo scrittore ha pensato male di immedesimarsi in un giovane adolescente e l'unica cosa che mi vien da dire è: Alessà, c'hai trentacinque anni, i pensieri da sedicenne lasciali ai sedicenni. La trama è la più banale del mondo, nonostante l'autore voglia rendere più tragico il tutto aggiungendo qualche malattia e incomprensione qua e là. Un libro adatto a persone che cercano qualcosa di leggero, ma così leggero da cadere nella superficialità. Un libro che potrebbero leggere tutti, ma che io sconsiglio profondamente.
Letto in un giorno e con i lacrimoni che sono stati lì lì per scendere in più punti del romanzo. Alessandro D'Avenia ha un modo di scrivere e di raccontare unico, di pura poesia, anche con tematiche ostiche come può esserlo una malattia. È un libro per nulla banale né volgare sugli adolescenti, che parla degli adolescenti attraverso un adolescente, Leo, un ragazzo amante del pallone e poco voglioso di studiare, che scopre le gioie e i dolori di amare davvero e quindi di diventare un uomo in questo mondo spesso ingiusto che è molto più vasto del cortile della scuola. Lo stile ricalca quello tipico adolescenziale, schietto e sintetico e per questo diretto e capace di arrivare dritto al cuore dell'adolescente che siamo stati. Consigliatissimo!