"La signora di Avalon" è il terzo libro che leggo di Marion Zimmer Bradley, dopo "Le nebbie di Avalon" e "Le querce di Albion" (di recente ristampato da Longanesi con il titolo originale "La casa della foresta"). Si tratta di un fantasy storico, nonché terzo volume in ordine di pubblicazione del ciclo di Avalon, ambientato nell'antica Britannia fra il 96 e il 452 d.C., e ha come protagoniste tre potenti sacerdotesse pagane che lottano per la sopravvivenza dei loro culti e della loro religione, minacciati dall'invasione romana, dalle scorrerie dei Sassoni e dall'affermarsi del cristianesimo. Il romanzo è diviso in tre parti, ognuna è una storia a se stante, con personaggi e trame diversi, pur essendo tutte collegate l'una con l'altra, in primis dell'ambientazione di Avalon, che è l'elemento che ho amato di più dell'intero romanzo: la descrizione dell'isola sacra e della comunità di sacerdoti e sacerdotesse, con i loro rituali e le loro cerimonie è accurata, dettagliata e altamente evocativa, come tutta la scrittura dell'autrice. Gli eventi narrati ne "La signora" si pongono cronologicamente fra quelli narrati ne "Le querce di Albion" e quelli narrati ne "Le nebbie di Avalon", costituendo una sorta di "cerniera narrativa" fra i due romanzi.
La prima parte della storia vede come protagonista Caillean, che avevamo già incontrato ne "Le querce di Albion" come migliore amica e sorella spirituale della protagonista, Eilan, e che avevamo lasciato con il difficile incarico di rifondare il culto della Dea nell'isola di Avalon, dovendosi inoltre prendere cura di Gawen, figlio di Eilan. Sono stata contenta di ritrovarla, Caillean è un bellissimo personaggio a cui mi ero affezionata un sacco nel prequel, e in questo libro si è dimostrata una protagonista di tutto rispetto: dalla sacerdotessa insicura e sottomessa che era nel libro precedente, si è trasformata in una leader fantastica per la sua comunità, al punto da essere apprezzata anche da alcuni cristiani, e un punto di riferimento materno per Gawen. Quest'ultimo, poi, è forse il personaggio maschile migliore del ciclo, finora: laddove Artù, Lancillotto (Le nebbie di Avalon) e Gaio (Le querce di Albion) mi erano sembrati fantocci completamente in balia del destino e facilmente condizionabili, Gawen invece ha dimostrato più spessore caratteriale e capacità di autodeterminarsi, scegliendo il proprio destino. La loro storia mi è piaciuta molto, finora è la mia preferita del ciclo, con il giusto bilanciamento fra tragicità e speranza. Avrei gradito però una maggiore presenza di Sianna, che a mio avviso non ha avuto lo spazio che avrebbe meritato. Il suo rapporto con Gawen è stato il più romantico e puro di tutti quelli visti finora nella saga.
La seconda parte del romanzo, invece, vede come protagonista la Somma Sacerdotessa Dierna, discendente di Sianna, e Teleri, principessa celtica dall'animo ribelle che desidera diventare Sacerdotessa di Avalon. È passato più di un secolo dagli eventi conclusivi della prima parte e tante cose sono cambiate, a partire dal rapporto fra romani e celti, ormai pacifici conviventi. Tuttavia c'è del malcontento diffuso fra l'aristocrazia, che ritiene l'amministrazione romana inefficiente nel proteggere la Britannia, e comincia a trapelare l'idea di un Imperatore di Britannia. In questo contesto, Dierna interesserà piani strategici per la protezione di Avalon e della Britannia intera, che vedranno coinvolti Teleri e un ammiraglio romano di origini germaniche, Carausio. Questa storia mi ha preso di meno rispetto a quella di Caillean, ma verso la fine mi ha comunque intrigata. Diciamo che questa parte è più simile ad un romanzo storico piuttosto che ad un fantasy, la stessa Avalon e le sue sacerdotesse appaiono in maniera più ridotta, la magia è quasi assente, mentre viene dato ampio spazio agli intrighi politici e alle battaglie. Dierna non è una matriarca solenne e grandiosa come Caillean, Viviana o Eilan, ma sul finale mi ha colpito per la sua umanità e il suo spirito di sacrificio. Carausio è stato il personaggio che mi è piaciuto di più, anche se all'inizio avevo un cattivo presentimento su di lui si è dimostrato un vero eroe dall'animo nobile e avrei gradito un finale diverso per lui. Inizialmente provavo molta simpatia per Teleri, e mi incuriosiva il suo rapporto con Carausio, ma poi c'è stata una svolta che l'ha cambiata completamente e da allora l'ho detestata. Il finale è stato un po' sottotono.
Infine, nella terza parte, la protagonista sarà la giovane Viviana, personaggio chiave de "Le nebbie di Avalon", nonché zia e maestra spirituale della più famosa Morgana la Fata. È stato bello ritrovarla così giovane, sia nell'animo sia nel corpo, essendo stata una dei miei personaggi preferiti de "Le nebbie". In questa storia Viviana si ritrova costretta a tornare ad Avalon, dopo una vita trascorsa nel mondo umano, per affrontare l'addestramento e diventare Sacerdotessa, e perchè no, magari Somma Sacerdotessa, carica ricoperta da Ana, la dispotica madre della fanciulla. La donna infatti renderà la vita estremamente complicata alla figlia, che però saprà trovare la forza di prendere in mano il suo destino. Il rapporto fra le due è estremamente burrascoso, e per questo ho detestato Ana, a mio avviso il personaggio più antipatico dell'intero romanzo: più che addestrare la figlia, sembra essere entrata in competizione con lei, cercando di farla sempre sentire inadeguata alla situazione. Ma per fortuna Viviana ha carattere da vendere ed è un'eroina fantastica, capace di migliorarsi giorno dopo giorno e affrontare le sfide più difficili.
In conclusione, questo libro è il mio preferito fra quelli di Marion Zimmer Bradley che ho letto finora. Il succedersi di tre storie diverse, con personaggi estranei differenti ha reso la lettura molto più avvincente e appassionante. Inoltre a differenza degli altri due libri ho trovato in questo romanzo un giusto bilanciamento fra tragicità (decisamente troppa negli altri due romanzi) e speranza, che ha reso questa lettura molto più piacevole.