Deliziosa fantascienza retrò, sebbene pubblicata nel ’78 (ma chissà che i 5 racconti, di cui il libro è il fix-up, non siano ben più antichi). Un po’ ispirato alla “Crociera nell’infinito” di Van Vogt, un po’ a “Star trek”, presenta i casi incontrati dall’equipaggio della Sarafand, nave esplorativa del Servizio Cartografico: dovrebbe dedicarsi a pianeti senza vita, dato che a trattare con gli alieni pensano diplomatici e militari; ma qualche alieno spunta sempre.. e anche qui, come nel “Viaggio della Space Beagle”, il primo episodio riguarda proprio un subdolo alieno. Nei cinque episodi incontreremo anche viaggi nel tempo e resti di civiltà aliene dimenticate, fino al viaggio conclusivo in un vero e proprio Nulla oltre-cosmico, estremamente suggestivo.
Shaw si conferma scrittore di razza: anche se nessuno dei personaggi è approfondito, le descrizioni hanno un tocco sicuro. Il protagonista, Dave Surgenor, è quasi l’unico filo conduttore: la maggior parte degli altri personaggi dura per un solo episodio, proprio perché la solitudine dei viaggi nello spazio logora quasi tutti.. è questo il motivo del titolo originale, “Ship of strangers” ovvero “Nave di sconosciuti” (ripreso anche nell’edizione tedesca: “Captain Aesop und das Schiff der Fremden...”, ed è anche il motivo di una certa malinconia esistenziale del protagonista, che si chiede se non abbia buttato via i suoi vent’anni di vita nel Servizio Cartografico.
Come si è detto, un romanzo piuttosto retrò: l’equipaggio è ancora esclusivamente maschile, anche se quanto meno non si fa più finta che non esistano pulsioni: un episodio è dedicato a litigi tra i membri dell’equipaggio per nastri che permettono di passare la notte come se si fosse con una donna.. non è Malzberg, ma è già qualcosa.
Nell’ultimo episodio, forse il più recente, compare addirittura un membro femminile dell’equipaggio; curiosa la giustificazione che il protagonista dà alla propria misoginia:
“Lui stesso sapeva bene che che la stragrande maggioranza delle mappe che aveva aiutato a tracciare non sarebbero mai state utilizzate; ma nello stesso tempo, capiva che dovevano essere tracciate, che le informazioni dovevano essere raccolte e registrate.. anche se gli riusciva difficile spiegare esattamente perché. La maggior parte delle donne, invece, non capiva il senso di questa vaga fedeltà all’etica scientifica, e Surgenor, quando lavorava con loro, cominciava a provare un senso di incertezza sullo scopo di tutta la sua vita”.
Altri membri dell’equipaggio si abbandoneranno ad atteggiamenti meno riflessivi. Ma il finale sarà per il meglio.
Curiosità: Il nome dell’astronave deriva da un’antica città fenicia, citata nella Bibbia.
Buona traduzione di Delio Zinoni per uno smilzo volume di 130 pagine ma senza evidenti segni di “asciugatura”, e stampato in un insolito carattere, più tondeggiante; buon racconto horror di Robert Bloch in appendice, “Nina”, molto ben tradotto da Laura Bianchi.