Ho apprezzato molto la struttura del romanzo. Il modo in cui si scopre tutto passo per passo, attraverso un narratore impacciato, ma ben determinato, è sicuramente stato qualcosa che ho apprezzato. Così come anche l'atmosfera gotica che si vuole richiamare. La scrittura, poi, è stata molto coinvolgente e fluida. Mettendo da parte i lati positivi, ho ancora adesso - a fine lettura - alcuni elementi in mente che non mi hanno completamente convinta. In particolar modo, la protagonista in sé mi ha dato molto a pensare. Per quanto venga detto di lei d'essere una ragazza forte, determinata, impavida, io non ho visto altro che una personalità estremamente fragile, vulnerabile, spaventata. Martha Peake non è una combattente, è una persona che cerca di sopravvivere. Subisce un destino estremamente tragico. E non parlo della sua morte, ma anche della violenza sessuale subita. Quest'ultima, però, mi sembra venga trattata in maniera superficiale all'interno del romanzo. Se, inizialmente, Martha ripudia completamente ciò che subisce, ritenendolo un atto indegno e il padre - suo carnefice - una persona che non ha speranza di esser salvata, men che meno più degna dell'affetto di sua figlia, ad un certo punto della narrazione il frutto della violenza subita diventa un dono e Martha ricerca nuovamente suo padre, infliggendosi la colpa di averlo abbandonato. Insomma, l'uomo da imputare - il cui destino viene fin troppo narrato, giustificato e "drammaticizzato" - viene compianto. E lo stupro? Che fine ha fatto? Viene sostituito dalla gravidanza, che diventa, in maniera stereotipata, un atto di rinascita. Tutto questo, da lettrice e, prima ancora da donna, non sono riuscita a farmelo scendere, come si suol dire. Non è un tipo di narrazione che apprezzo, personalmente. Soprattutto, se poi accompagnata da azioni incoerenti come quella finale. Martha che si butta a capofitto contro gli inglese, lasciandosi sparare da loro. Ma perché? Lo fa per rabbia, per vendetta, questo viene chiarito. Ma nel dar sfogo alla sua emozione, non compie un gesto di completa irresponsabilità, cioè abbandonare suo figlio? In qualche modo, non si rende colpevole della negligenza medesima di suo padre, anche se con modalità diverse? Non so se questa chiusura quasi ciclica fosse voluta, ma l'ho trovata forzata. Sicuramente, la sua morte rappresenta un colpo di scena finale inaspettato, ma, mi chiedo, era veramente utile? Stavo apprezzando la "grigezza" morale di Martha così com'era e avrei continuato a farlo se si fosse mantenuta coerente con essa. Il fatto che riesca ad apprezzare ciò che è l'America, la causa degli americani, ma allo stesso tempo a tradirli, rimpiangendo di averlo fatto successivamente, era qualcosa che paradossalmente mi piaceva.