Autrice, la Cvetaeva, molto interessante già prima di leggere questo libro, che racchiude diverse poesie. Diverse sia per lunghezza che per tematiche, che vanno dall'amore, dalla scioccante scoperta della follia delle guerre, dall'anticonvenzionalismo e molto molto altro. La scrittura è davvero molto particolare, molto ricca di rimandi sia ad altri autori che storici che autobiografici.
Il problema, mio, è che mi ritrovo a leggerne alcune con un coinvolgimento tale da leggere con una frenesia esagerata ed altre, totalmente fuori dal testo, come se i versi passassero e non lasciassero la scia, come dei fantasmi. Ma so che questi fantasmi sono lì ad attendere che la lettura si faccia più appassionata, magari ad una prossima lettura. Perchè, Cvetaeva, questa non sarà il nostro l'ultimo incontro. Alla prossima... presto!
Elogio ai ricchi
E con ciò, prevenuto in anticipo
che fra me e te ci sono – miglia!
Che io mi annovero fra gli stracci,
che è onesto il mio posto nel mondo:
sotto le ruote di tutti gli eccessi –
tavola di mostri, di storpi, di gobbi…
E con ciò – dal tetto del campanile
dichiaro: amo i ricchi!
Per la radice loro, putrida e precaria,
che dalla culla coltiva una piaga,
per quell’imbarazzata abitudine:
fuori dalla tasca e daccapo in tasca.
Per la silenziosissima preghiera delle loro labbra,
eseguita come una gridata ingiunzione.
E perché non li fanno entrare in paradiso
e perché essi non si guardano negli occhi.
Per i loro segreti – sempre per “espresso”!
Per le loro passioni – sempre con i fattorini!
Per le notti che gli vengono imposte
(E baciano e bevono per forza!)
e perché, fra inventari, tedio,
dorature, sbadigli, ovatta,
proprio me, sfrontata, non comprano –
confermo dunque: amo i ricchi!
E ancora, nonostante le facce sbarbate,
la sazietà, le bevute (strizzo l’occhio – e spendo!)
per un certo – improvviso – loro avvilirsi,
per una certa loro occhiata cagnesca
dubitosa…
– Non farò da cardine agli zeri?
Non è balorda la bilancia?
E perché fra tutti i reietti
non c’è simile orfanezza al mondo!
C’è quella favola cattiva:
come i cammelli attraversarono un ago.
…Per lo sguardo loro, stupito a morte,
che chiede scusa di una malattia,
come di una bancarotta… “Presterei…
Sarei lieto… Ma…”
Per quel sommesso, dalle labbra serrate:
“Ho fatto il conto sui carati, sono stato un fratello…”
Io lo giuro: amo i ricchi!
30 settembre 1922