Ai confini del mondo
Un racconto pregevole per la quantità di spunti e di livelli di lettura offerti da London: sarebbe certamente piaciuto a Michelino (Mari, per chi ha letto Tu, sanguinosa infanzia), per la freschezza della narrazione delle avventure e dei luoghi. Inoltre, poiché il protagonista vaga dall’Alaska, al Giappone e alla Russia orientale, mi ha suggerito vicinanze geografiche alle quali penso di rado, per via della lontananza culturale di questi paesi. Attraverso i personaggi, London espone un problema piuttosto moderno, quello dell’incontro dei popoli nativi che vivevano di caccia e pesca con gli uomini occidentali: incontro abbastanza distruttivo da tutti i punti di vista, perché i popoli cacciatori-raccoglitori non avevano anticorpi per difendersi dalle malattie degli occidentali, non erano in grado di gestire l’alcool, avevano diversa mentalità e livello di organizzazione. Vittime di questo incontro di civiltà sono il protagonista e la donna che ama: entrambi nativi americani delle isole Aleutine, lei viene rapita e lui la cerca per anni, coltivando l’idea del ritorno. Quando si incontrano e il piano potrebbe essere fattibile, il progetto di ritorno del cacciatore al luogo natio si scontra con la mente più lucida della donna, che ritiene impossibile il ritorno in un villaggio assediato dalla modernità, quando si è preso parte a un mondo più vasto, gli USA, l’Europa. Il confronto è distruttivo, il cacciatore ne esce sconfitto e confuso. Letto ai giorni nostri, fa impressione la naturalezza con la quale i cacciatori occidentali sterminavano centinaia di foche per la pregevole pelliccia e cani da slitta come pedine del risiko: barbarie. Sono particolarmente belle le pagine del protagonista che racconta di sé, dalla nascita all’adolescenza in questa terra ai confini del mondo.