Nihil in sacculo quod non fuerit in capite (“Non c’è niente nelle tasche che prima non sia stato in testa”)
scrisse Tesla in una delle sue lettere; peccato che per lui questa cosa non fosse vera.
Un uomo di genio, ma totalmente inetto con gli affari commerciali, tanto da perdere tutte le proprie royalty sui suoi brevetti a beneficio dei suoi mecenati, per non dire aguzzini.
Nikola, figlio del reverendo Milutin Tesla, nacque nel villaggio di Smiljan in Croazia, allo scoccare della mezzanotte tra il dieci e l’undici luglio del 1856, durante una spettacolare tempesta di fulmini. La levatrice che assisteva la madre Djouka rimase così impressionata da questo fatto che disse che il bambino sarebbe stato «il figlio della tempesta». Non poteva sapere quanto fosse appropriata quell’osservazione, per un uomo destinato a creare fulmini artificiali tanto potenti da scuotere il mondo.
Appena laureato in ingegneria elettrica (e con ben 12 lingue nel suo bagaglio culturale) si trasferì a New York senza un soldo, senza averi e senza ambizioni.
L'unica cosa che lui bramava ardentemente era quella di costruire e far funzionare un motore a corrente alternata.
«Per quanto mi riguarda era un voto sacro, una questione di vita o di morte. Sapevo che se avessi fallito sarei morto».
Si presentò da Edison, il guru dell'elettricità, ma non riuscì ad ad ottenere ascolto.. Anzi, venne sfruttato per le sue idee e pagato col minimo salariale.
Quando conobbe Edison, rimase colpito dai metodi poco scientifici del grande inventore, e diceva di lui: «Se Edison dovesse trovare un ago in un pagliaio, procederebbe con la meticolosità di un’ape, esaminando ogni singolo filo di paglia fino a trovare l’oggetto della sua ricerca». L’abilità di Edison infatti non era nel campo dell’elettricità, ma era la capacità di fare soldi utilizzando le idee di qualcun altro.
Dopo Edison, arrivarono altri sfruttatori che, presentandosi, davano a lui il contentino per farlo stare zitto e nel frattempo si arricchivano con le sue invenzioni.
La maggior parte delle volte fu soprattutto colpa sua. Sapevate che fu il vero inventore della radio? Ah no?
Benché Tesla avesse brevettato questo impianto, non lo sfruttò mai commercialmente, e nemmeno si preoccupò di presentarlo al mondo. Soltanto sei mesi dopo la sua morte, in un tribunale americano, venne accolta la sua pretesa di aver brevettato la radio prima di Marconi; ma allora sia lui che lo scienziato italiano erano morti, e i libri di storia continuarono ad attribuire la paternità dell’invenzione della radio a quest’ultimo.
Non solo!
Inventò inoltre il tachimetro delle automobili, il contagiri meccanico, la diffusione radio, l’energia elettrica a corrente alternata e le turbine senza pale. Come è possibile che un uomo così versatile, le cui invenzioni hanno reso possibile la nostra civiltà moderna, sia stato dimenticato? I nomi dei suoi contemporanei, come Edison, Marconi, Westinghouse e persino J.P. Morgan, sono tutti diventati leggendari, ma Tesla è quasi del tutto sconosciuto alla gente, che però continua a beneficiare delle sue invenzioni tutti i giorni.
Tesla morì come aveva vissuto: solo e disperato, destinato all’oblio a causa della sua ultima volontà di aiutare il governo degli Stati Uniti. Era uno scienziato incredibilmente brillante, un profeta in grado di leggere davvero nel futuro, ma che il suo tempo non fu in grado di comprendere. Era così individualista ed egocentrico che non instaurò mai nessuna relazione personale, né con gli uomini né con le donne.
Un vero genio incompreso che ha precorso i suoi tempi...
Quando passerete vicino a una fila di tralicci che trasportano l’energia elettrica, che permettono la vostra vita civilizzata, mettetevi una mano in tasca e dedicate un ringraziamento a Nikola Tesla, il solitario, dimenticato, verboso, ossessionato, brillante genio che ha fatto tutto questo per voi.
La Natura e le sue leggi risiedono nascoste nell’oscurità”: Dio disse: “Sia Tesla! E la luce fu”