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Vi avverto che vivo per l'ultima volta. Noi e Anna Achmatova

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«E noi, che cosa stiamo diventando? E io, cosa sono diventato?» si chiede Paolo Nori. E la risposta viene da una lontananza che in verità brucia distanze e porta con sé, come fosse turbine di visioni, di fatti, di sentimenti, e naturalmente di poesia, la vita di Anna Achmatova. «Vogliamo raccontare» dice Nori «la storia di Anna Achmatova, una poetessa russa nata nei pressi di Odessa nel 1889 e morta a Mosca nel 1966. Anche se Anna Achmatova voleva essere chiamata poeta, non poetessa, e non si chiamava, in realtà, Achmatova, si chiamava Gorenko; quando suo padre, un ufficiale della Marina russa, seppe che la figlia scriveva delle poesie, le disse "Non mischiare il nostro cognome con queste faccende disonorevoli". Allora lei, invece di smettere di scrivere versi, pensò bene di cambiar cognome. E prese il cognome di una sua antenata da parte di madre, una principessa tartara: Achmatova.» Anna era una donna forte, una donna che, «con la sola inclinazione del capo – come ebbe a dire Iosif Brodskij, suo amico e futuro premio Nobel – ti trasformava in homo sapiens». "Suora e prostituta" per i critici sovietici, esclusa dall'Unione degli scrittori, privata degli affetti più cari, diventata, durante la Seconda guerra mondiale, la voce più popolare della Russia sotto l'assedio nazista, indi rimessa al bando, sorvegliata, senza mezzi. Ha profuso ostinazione e fermezza. Ha patito come patiscono le anime che, anche quando cedono, non cedono. Non ha smesso di scrivere, anche quando la sua poesia si poteva soltanto passare di bocca in bocca. Ha saputo, alla fine della sua vita, essere quel che voleva diventare: la più grande poetessa, anzi, il più grande poeta russo dei suoi tempi. Dopo essere entrato in quella di Dostoevskij, Nori entra in un'altra vita incredibile , ma questa volta ci rendiamo conto che, nell'avvicinare Anna a noi come siamo diventati, e noi alla Russia come è diventata, ci troviamo di fronte a un'urgenza crudele, a una figura che ci guarda, ci riguarda, e ci tocca più forte dove siamo ancora umane creature.

257 pages, Hardcover

First published January 1, 2023

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About the author

Paolo Nori

114 books257 followers
Dopo il diploma in ragioneria ha lavorato in Algeria, Iraq e Francia. Tornato in Italia ha conseguito la laurea in Lingua e Letteratura Russa presso l'Università di Parma, con una tesi sulla poesia di Velimir Chlebnikov. Ha quindi esercitato per un certo tempo l'attività di traduttore di manuali tecnici dal russo part time. Alla redazione de Il semplice conosce Ermanno Cavazzoni, Gianni Celati, Ugo Cornia, Daniele Benati, con i quali collabora per anni, cominciando a pubblicare i suoi scritti fortemente influenzati dalle avanguardie russe ed emiliane. È fondatore e redattore della rivista L'Accalappiacani, edita da DeriveApprodi. Collabora con alcuni quotidiani tra cui Il Manifesto, Libero, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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Profile Image for Come Musica.
2,222 reviews690 followers
February 22, 2023
«Tutto quello che riguarda l’Achmatova è parte della vita, e parlare della vita è come, per un gatto, cercare di prendersi la coda. È di una difficoltà insopportabile. Dirò una sola cosa: ogni incontro con l’Achmatova è stato, per me, un’esperienza piuttosto significativa. Quando senti, fisicamente, che hai a che fare con una persona migliore di te. Molto migliore. Con una persona che, con la sua sola intonazione, ti trasforma. E l’Achmatova, con il solo tono della voce, o con l’inclinazione del capo, ti trasformava in un homo sapiens».

Iosif Brodskij in “Vi avverto che vivo per l'ultima volta”

Paolo Nori, dopo Sanguina ancora, biografia romanzata di Fëdor Dostoevsky, si tuffa in un’altra biografia, quella di Anna Achmatova, poetessa sconosciuta ai comuni lettori.

“Anna Achmatova, grande poeta russo, in realtà si chiamava Anna Gorenko.
Quando il padre ha saputo che la figlia scriveva poesie, le ha detto di non disonorare il suo cognome con un’attività così discutibile.
Anna gli ha risposto «Non mi serve, il tuo cognome».
E ha cambiato cognome.
Ha scelto come pseudonimo Achmatova.”

Una donna bellissima, dalla figura e dal portamento regale, piena di carisma, con la penna così affilata.

Paolo Nori fa venire voglia di leggere le poesie di Anna Achmatova in originale, perché come scrive lui, “La poesia in traduzione, come si diceva, non è quasi mai all’altezza dell’originale”… anche se il russo non è proprio facile da leggere in originale.

Ritornano i temi già trattati in Sanguina ancora: questa Russia, madre e matrigna, che ha dato i natali a dei grandi scrittori e poeti che con le loro opere fanno sanguinare; il conflitto Russia-Ucraina; l’amore di Paolo Nori per la Russia.

“E ho avuto l’impressione che quel libro lì, [Delitto e castigo], pubblicato centododici anni prima a tremila chilometri di distanza da me, avesse aperto dentro di me una ferita che non avrebbe smesso tanto presto di sanguinare.
Di quello, ho paura, della capacità dei russi di farmi sanguinare.”


“Questa, è la mia paura.
Che ci facciamo invadere dalla bestialità.
Che non ci rendiamo conto di quello che stiamo diventando e che, forse, siamo già diventati.”

L’antidoto per non farci invadere dalla bestialità è quello di affinare l’empatia attraverso le letture: se leggere non ci migliora e ci lascia rinchiusi nelle nostre miserie, allora non serve a niente.

“Lei, in quel 1917, scrive:

Ho sentito una voce. Mi chiamava, allettante,
Mi diceva «Vieni qui,
Lascia il tuo paese remoto e peccaminoso,
Lascia per sempre la Russia.

Laverò il sangue dalle tue mani,
Toglierò la cupa vergogna dal tuo cuore,
Con un nome nuovo coprirò
Il dolore della disfatta e dell’offesa».

Ma, indifferente e calma,
Mi sono chiusa con le mani le orecchie
Perché questo discorso indegno
Non profanasse il mio spirito addolorato.”

Una poetessa da amare e da far conoscere, perché sia sempre meno sconosciuta.
Profile Image for Fede La Lettrice.
914 reviews96 followers
March 6, 2023
Paolo Nori è bravo sul serio, la sua scrittura mi piace tantissimo perché è un discorso, un discorso al lettore come se si fosse assieme al bar, o sotto casa andando in biblioteca.
E proprio per questo mi piace ancor di più ascoltarli i libri di Nori, anche perché li legge lui stesso e, a parte la cadenza emiliana che tanto mi è affine e che è anche la mia e che quindi 'riconosco' così bene, legge, lui Nori, esattamente come andrebbe letto il libro (e, grazie, se non lo legge in modo perfetto chi lo ha scritto! Eppure no, non è affatto una cosa scontata) e un po' sembra una chiacchierata tra amici, un po' teatro.
Non c'è solo la vita e l'arte di Achmatova dentro questo scritto, c'è la passione dell'autore, fazzoletti della sua vita, la poesia e la letteratura russa. La Russia.
E la mia commozione, rimasta posata sui soprammobili che spolveravo mentre ascoltavo, a sostituire la polvere, che ho dovuto sedermi e respirare.
Il titolo del libro, "Vi avverto che vivo per l'ultima volta", è un verso di Achmatova, dice Nori, che se tutti ci pensassimo veramente, pensassimo che tutte le persone che ci stanno accanto, che amiamo, vivono per l'ultima volta, se lo facessimo nostro quel verso di poesia, forse tante cattiverie le eviteremmo, forse prevarrebbe l'amore.
нет войне - no alla guerra - che con la poesia forse c'entra poco. O forse c'entra tutto.

Voto: 4/5
Profile Image for Davide Orsato.
133 reviews4 followers
March 21, 2023
Questo libro, Vi avverto che vivo per l'ultima volta di Paolo Nori, è un libro su Anna Achmatova.
Solo che, di Anna Achmatova, questo libro parla pochissimo.
Prima, Paolo Nori aveva scritto Sanguina ancora, che era un libro su Fëdor Dostoevskij. Era un bel libro, Sanguina ancora. Sarà perché parlava davvero, di Dostoevskij.
In questo libro, invece, Anna Achmatova c'è pochino. C'è più Paolo Nori, con i suoi viaggi in Russia, con il fatto che l'hanno chiamato in tv a parlare della Russia, perché nel frattempo c'è stata quella cosa che è l'invasione dell'Ucraina. E parla davvero tanto, Paolo Nori, della Russia e dell'Ucraina. Più che di Anna Achmatova, che è sulla copertina del libro. E Paolo Nori dice che la guerra è brutta, ma dice anche che è brutto quando si cancellano le cose che hanno a che fare con la Russia solo perché la Russia fa la guerra. Che poi è quello che è successo a lui, Paolo Nori, nel marzo del 2022, con un corso alla Bicocca.
Io penso che sia stata una cosa stupida, la cancellazione del corso alla Bicocca. Ma penso anche che, un anno dopo, i corsi cancellati non ci sono più, mentre ci sono ancora i carrarmati russi in Ucraina. E quando Paolo Nori, nel libro su Anna Achmatova che non parla di Anna Achmatova, dice di vedere dappertutto italiani che per qualche motivo ce l'hanno con la Russia, io penso che così tanti - sarò strano io - non ne vedo.
In compenso vedo tantissima gente volenterosa di trovare qualche scusa per dire che, l'invasione della Russia da parte dell'Ucraina, tanto sbagliata non è.
Non è tanto importante quello che penso io. E forse nemmeno quello che pensa Paolo Nori. Ma avrei comunque preferito che il libro su Anna Achmatova fosse di più su Anna Achmatova, esattamente come quello di Dosteovskij era su Dostoevskij.
Profile Image for Agnes.
502 reviews233 followers
March 2, 2023
Dopo I russi sono matti e Sanguina ancora , un’altra piacevole chiacchierata con Nori, questa volta su una grandissima poetessa.
Racconta di Lei , ovviamente e del periodo storico in cui visse, ma cita, come sempre, tanti altri autori russi ; il tutto inframmezzato da sue considerazioni sulla Russia attuale e sue note personali ( alcune già lette nei precedenti, altre inedite)
risultato :
il libro di poesie dell’ Achmatova a portata di mano, da rileggere ogni tanto, con leggerezza ma più comprensione ;
Il rumore del tempo e altri scritti di Mandel’stam : iniziato ;
e
tanta voglia di leggere Brodskij ….
Nori è così : o piace o non piace : a me piace sempre e comunque.
Profile Image for Giovanna Tomai.
425 reviews5 followers
February 26, 2023
Paolo Nori non mi ha mai entusiasmato e anche questo ultimo libro è, evidentemente, un inno attorno al suo ombelico.
Parlare di Anna Achmatova per parlare di Paolo Nori. Ancora una volta.
Profile Image for Stefano Marino.
68 reviews5 followers
March 2, 2023
Anche 3.5, va. È una sorta di Achmatova for dummies ma va pure bene così.
In tutto questo, leggerlo, mi ha messo addosso un gran benessere.
Profile Image for Ambrogio Sanelli.
23 reviews1 follower
April 2, 2023
Bisogna leggerlo in fila con Sanguina ancora.
Entrambi sono perfetti: non si legge un libro, si parla con Nori.
E quando si parla con qualcuno di qualcosa che piace tanto a quel qualcuno, spesso, se quel qualcuno è bravo come questo qualcuno, si rimane senza parole.
Profile Image for Marilù Cattaneo.
201 reviews20 followers
April 23, 2023
Un libretto (romanzo mi sembra troppo) dove l’ego smisurato di Paolo Nori (che ci racconta per filo e per segno della gente che lo ferma alla Coop di Casalecchio di Reno “ma è proprio lei?”, che ci deve per forza raccontare che è passato sulla televisione pubblica russa come “Colui A Cui È Stato Impedito Di Tenere Delle Conferenze Su Dostoevskij”, che ci tiene assolutamente a raccontarci per tre paragrafi del suo tampone molecolare, ecc ecc) sgomita per mettere in un angolo Anna Achmatova. Impresa titanica e del tutto inutile, come se “a volte mi metto in mutande e reggiseno e canto in casa, ma non per questo sono Madonna e non lo sarò mai” (cit da un film memorabile quale fu una donna in carriera) non fosse mai entrato nei pensieri di Nori.
L’unica cosa che ho trovato divertente è stato il fatto che chiami Togliatti la sua compagna di vita, ma mi sembra francamente poco.
Volete leggere un romanzo sulla Achmatova veramente ben scritto, a comprova che non sia impossibile questa impresa? Bagliori da Pietroburgo farà al caso vostro.
Anzi, dopo questo scritto ombelicale è inutile, penso proprio che lo rileggerò
Profile Image for Gio Syd.
7 reviews
April 23, 2023
Non conoscevo la figura della Achmatova e tantomeno quella di Paolo Nori. Dopo aver letto questo libro, mi è venuta voglia di saperne di più su entrambi per capire anche "cosa sono diventata io e cosa stiamo diventando noi".
È stato emozionante scoprire nel finale del libro che Nori è rimasto folgorato dalla letteratura russa, tanto da dedicarvi la sua intera vita, all'età di 15 anni grazie a Delitto e Castigo.Ho rivisto me stessa quindicenne trascorrere le vacanze di Natale in compagnia di Raskolnikov, maledicendo e poi ringraziando per sempre la prof di Lettere per averci assegnato la lettura di quel "mattone".
Profile Image for Frances.
75 reviews30 followers
March 9, 2023
Dopo Sanguina ancora, Paolo Nori si concentra sulla vita di una delle più significative poetesse russe Anna Achmatova, presentandone in maniera originale il pensiero e la poetica.

Fatti ed aneddoti della vita privata e professionale dell'autore si alternano ad episodi riguardanti la vita della Achmatova con dei riferimenti specifici ad alcuni suoi versi che rendono la narrazione più vivace, arricchendola di contenuti rilevanti.

Seppur non si tratta di una biografia nel senso proprio del termine, è interessante il modo in cui la Achmatova viene posta in conversazione con il nostro tempo in un continuo dialogo e alternanza tra passato e presente. Un passato non così lontano e diverso dai nostri tempi, specie se, come in questo caso, i riferimenti all'invasione dell'Ucraina nel febbraio 2022 sono molteplici oltre che imprescindibili.

La scrittura di Nori è particolare ma decisamente spontanea e coinvolgente, vi è poco di costruito o artefatto. Ciò facilita notevolmente la lettura e fornisce un primo spunto per poter in seguito approfondire, non solo da un punto di vista letterario ma anche culturale, la figura di Anna Achmatova.
Profile Image for Kittaroo.
355 reviews40 followers
February 26, 2023
Mi è piaciuto molto. Ma il mio problema, con Nori, è che non vado pazza per il suo stile di scrittura.
Apprezzo molto, però, il parallelo tra l’oggi e lo ieri: non ci sono risposte e comunque non sono facili.
Il ragionarci sopra non fa male.
Profile Image for Rebecca.
242 reviews3 followers
June 5, 2023
Un’altra grande opera di Paolo Nori che mi accoglie sempre con la sua scrittura così familiare, così decisa eppure così comprensiva. Sembra di ascoltare un amico più grande di te che ti racconta qualcosa, o un professore dal quale sei particolarmente ispirato. Anche per questo motivo l’ascolto dell’audiolibro letto con la sua voce regala una bella esperienza di ascolto.
Come per tutti i suoi scritti spesso stratificati, il discorso si dirama e divaga, approfondisce e svela. Non c'è solo la vita e l'arte della scrittrice russa Achmatova dentro questo libro, ma c’è l’amore dell’autore per la vita, e per la Russia.
Il titolo del libro, "Vi avverto che vivo per l'ultima volta", è un verso di Achmatova, dice Nori, che se tutti ci pensassimo veramente, pensassimo che tutte le persone che ci stanno accanto, che amiamo, vivono per l'ultima volta, se lo facessimo nostro quel verso di poesia, forse tante cattiverie le eviteremmo, forse prevarrebbe l'amore.
Un romanzo tristemente attuale e che spezza il cuore per questa sua attualità.
Perché la guerra, la paura del diverso, la diffidenza, la violenza, fanno schifo e basta.
Profile Image for Giordano Bruno.
258 reviews10 followers
February 27, 2023
Come "Sangiuna ancora"... ma con Anna Achmatova al posto di Fëdor Dostoevskij. Alcune parti poi sono quasi le stesse (quelle che parlano di Nori). Comunque molto bello e per di più molto "sul pezzo" visto che si parla anche della attuale situazione Russia-Ucraina. Colossale la figuraccia dell'università Bicocca di Milano che gli annulla le lezioni su Dostoevskij. Audiolibro letto dall'autore consigliatissimo.
Profile Image for Tina.
116 reviews5 followers
March 5, 2023
C’è questa cosa, che quando leggo Paolo nori, non lo leggo, lo ascolto, sento la sua voce che racconta. Ed è bello.
Profile Image for Cristina.
36 reviews8 followers
March 5, 2023
Avrei voluto più Achmatova e meno Nori, stavolta. Inoltre, riprende testi già inseriti in precedenti libri che, per chi li ha letti, portano il libro ad essere ripetitivo.
Profile Image for Valeria Aliberti.
80 reviews5 followers
March 31, 2025
Lo dichiaro subito: non so se, a leggerlo, questo libro mi sarebbe piaciuto così tanto come mi è piaciuto ascoltandolo.
L'audiolibro è letto dallo stesso Paolo Nori e la cadenza della sua voce, i suoi respiri tra le parole, il suo recitato mi hanno incantata; avrei potuto ascoltarlo per ore raccontarmi di qualsiasi cosa e ne sarei stata entusiasta.

"Vi avverto che vivo per l'ultima volta" dovrebbe essere una biografia di Anna Achmatova.
In realtà non parla così tanto di lei: ne tratteggia pochi, ma affascinantissimi, tratti essenziali.
Il cognome cambiato perchè suo padre non voleva che lei lo profanasse scrivendo poesie.
Il suo voler essere definita poeta e non poetessa.
Il suo studiare l'italiano per poter leggere Dante in lingua. I matromoni, gli amanti, il figlio, il tempo nel quale ha vissuto.

Ma soprattutto ci siamo noi nel nostro tempo.
Paolo Nori scrive questo libro all'inizio del conflitto Russia-Ucraina, in quel momento in cui ogni cosa o persona proveniente dalla Russia veniva "cancellato" per la politica folle di chi è al potere.

Le riflessioni su intolleranza, umanità, arte, letteratura e paura sono molte e tutte necessarie ed interessanti.
Forse avrebbero meritato un libro a sè piuttosto che essere mescolate alla biografia di Anna Achmatova o forse sono solo io che talvolta ho faticato a comprendere il nesso, pur apprezzando ogni cosa in sè stessa.

Un fatto, comunque e nonostante tutto, è certo: il desiderio di leggere le poesie dell'Achmatova ed approfondire la sua storia mi è venuto, e tanto.

E Paolo Nori, per me, è promosso.
Profile Image for Cecilia Abbadessa .
14 reviews
March 2, 2023
"Ma non volevo dir quello, volevo parlare della mia infelice telefonata con il funzionario dell' Institut Perevoda, e del fatto che, alla fine, lui mi ha augurato «Salute e pace»
E io gli ho risposto «Salute e pace».
E mi sono commosso.
E poi ho pensato che io non avevo mai augurato la pace a nessuno.
E che un augurio del genere, Pace e bene, in Italia è un augurio che risale all'epoca dei miei nonni, che sono nati nel 1915. Se qualche mio conoscente mi avesse augurato, quand'ero un ragazzo, Pace e bene, io avrei pensato che mi pren deva per il culo.
E adesso eccomi qui, nella mia cucina di Casalecchio di Reno, nel 2022, a commuovermi per aver detto, con sentimento, «Salute e pace» a un funzionario dell'Institut Perevoda di Mosca. Di quello, ho paura. Che le cose vadano cosi male, che per i miei figli e i miei nipoti sia ancora necessario augurarsi la pace. Che mondo di merda."
Profile Image for Simone Invernizzi.
269 reviews29 followers
March 11, 2025
Paolo Nori ha un modo di raccontare molto particolare: la sua scrittura è unica, frammentata, con quel tono colloquiale e ironico che rende la lettura scorrevole, ma anche densa di riflessioni. "Vi avverto che vivo per l'ultima volta" è un libro che affronta la vita e l'opera di Anna Achmatova, poetessa russa straordinaria, e lo fa attraverso un intreccio di aneddoti, riferimenti letterari e considerazioni personali.

Rispetto a "Sanguina ancora", dedicato a Dostoevskij, ho trovato questo libro meno coinvolgente. Forse perché Achmatova, per quanto affascinante e centrale nella storia della letteratura russa, mi è parsa più distante, meno viva rispetto a Dostoevskij, che Nori raccontava con un trasporto decisamente più palpabile. Qui l'autore mantiene il suo stile inconfondibile, ma a tratti mi è sembrato più dispersivo, meno efficace nel creare quel filo narrativo che in "Sanguina ancora" mi aveva tenuto incollato alle pagine.

Ciò non toglie che la figura di Achmatova sia incredibilmente potente e tragica. La sua poesia è stata il grido soffocato di un'intera generazione perseguitata, e la sua capacità di resistere, di restare fedele alla sua voce nonostante la repressione sovietica, è qualcosa di incredibile. La Achmatova di Nori è una donna che porta sulle spalle il peso della storia, che vive la tragedia della censura e dell'isolamento con una dignità quasi sovrumana. Eppure, forse, proprio questa distanza, questo essere monumentale, mi ha impedito di sentirla vicina come mi era accaduto con Dostoevskij.

Resta comunque un'opera interessante, e che offre spunti di riflessione sulla poesia, sulla censura, sulla vita sotto il regime sovietico e sull'importanza della memoria letteraria. Per chi ama la letteratura russa e il modo in cui Nori la racconta, è sicuramente una lettura consigliata.
Profile Image for Stefano Cucinotta.
Author 6 books51 followers
March 5, 2023
Che errore aspettarsi una biografia comune, una vita sola. Quella c'è: piena di poesia, dolore, tristezza e lampi romanzeschi. Poi però ce ne sono altre. Quella dell'Autore e dei suoi rapporti con la Russia, vera o narrata. C'è la Storia, antica e attuale, la guerra di cui non sappiamo come parlare. La poesia è un punto di partenza, le vite sono incastri per raccontare la contemporaneità. Un'opera snella, rapida, folgorante, magnifica, necessaria.
Profile Image for Angela Righi.
24 reviews
December 27, 2023
Questa scrittura familiare, è bella, come è bella la vita di Paolo Nori. Che bello, l'ombelico di Paolo Nori.
Si, ogni tanto si incontrano due versi, ma soprattutto quanto è intelligente Paolo Nori.

Vince comunque la sufficienza perché è piacevole leggere certe inutilità, come il tampone prima di un aereo, se scritte da Paolo Nori (Paolo, ho già scritto quattro volte il tuo nome, anzi, cinque, puoi pagarla a me la multa), anche se avrei preferito leggere un libro su Anna Achmatova.

L'avevo comprato dopo aver ascoltato il podcast di Barbero e durante la lettura ho pensato "questo libro è stato utilizzato come bibliografia", invece scopro dopo che quella conferenza precede di anni la pubblicazione di questo "saggio". Per carità, la vita narrata è sempre la stessa, ma se davvero è la più grande poeta russa del ventesimo secolo speravo di incontrare aneddoti diversi o per lo meno, più poesia.

Non preoccuparti Paolo Nori, sembro lapidaria, e invece questo trucchetto di metterci in mezzo quanto ti piacciano le nuvole con me funziona, leggerò qualche altro tuo testo, ma senza aspettarmi che parli effettivamente di Dostoevskij o di chiunque altro fingerai di parlare.

P.S. per favore però, no testi ripetuti, da quando è partita questa moda pagare 20 euro un libro è diventata ancora di più una truffa.
Profile Image for caterinaorso.
60 reviews3 followers
July 20, 2025
Anna Achmatova, che scoperta gigantesca.
Io sono giorni che non riesco a pensare ad altro.

Nel libro, Paolo Nori racconta di aver preso in mano -una volta, per caso- un testo di Chlebnikov:
“Se avessi un udito eccezionale avrei sentito il rumore degli scambi della mia vita che mi destinavano a un’altra direzione, perchè la mia vita è cambiata, in quel momento.”

Ecco, non so dove mi porteranno, se mai mi porteranno. L’unica cosa che so, è che i versi dell’Achmatova infiammano, e ho paura di portarmeli addosso, ho paura diventino cicatrici che cambiano.
Profile Image for Hirondelle.
80 reviews
July 23, 2024
Paolo Nori ha una scrittura che definirei quasi in "apnea", e io l'ho letto tenendo il fiato. I periodi sono lunghi, lunghissimi, interrotti da molte virgole e ripetizioni, ed è una scrittura stupenda, veloce, accattivante. Non conoscevo Anna Achmatova e questo libro lo presi quasi per caso, ma l'emozione dell'autore, la sua passione, il suo amore per la Russia, sono così intensi che mi sembrava quasi che parlasse di situazioni comuni e di vecchi amici.
Momenti di intensa riflessione sulla situazione attuale nel conflitto Russia-Ucraina si alternano a sprazzi di grande comicità, che nell'insieme formano un testo bilanciato e mai opprimente. Sembra una sorta di fotografia di quello che era ed è il popolo russo, mista ad un ritratto dell'Achmatova fatto quasi per caso, e un collage di ritagli della vita di Nori. Il risultato è qualcosa che resta.
Stupendo, nient'altro da dire.
Profile Image for Alessia.
319 reviews38 followers
November 3, 2023
E’ un libro che mi è piaciuto ma al quale non riesco a dare più di 3★½ perché secondo me non centra lo scopo: è una biografia ma alla fin fine la sua protagonista è solo marginale.
Presentato diversamente forse avrei dato più stelle perché mi ci sarei accostata con un sentimento e una curiosità diversa… boh.
Profile Image for heidola.
216 reviews11 followers
December 17, 2023
“Quattro chiacchiere” su Anna Achmatova ed interessantissimi spunti di lettura
Profile Image for Chiara.
26 reviews3 followers
March 2, 2023
Mi interessa molto Anna Achmatova, mi piacerebbe leggere qualcosa di suo e una biografia piú approfondita, quindi in questo senso il libro è riuscito a incuriosirmi e a interessarmi. Per il resto, peró, mi ha infastidito molto.

L’idea di fondo è interessante, legare la biografia della scrittrice al presente attraverso riflessioni che riguardano l’autore stesso, noi, e il contesto della guerra in Ucraina. In fin dei conti, peró, il libro diventa più una serie di aneddoti sull’autore stesso, Paolo Nori, distribuiti in ordine sparso, con accenni all’Achmatova e ad altri autori russi quane là, ancora una volta distribuiti in ordine sparso. Ne risulta un insieme confuso e non organico di pensieri a tratti banali e fuori posto, a volte interessanti, con molte belle citazioni. Dopo la quarta volta in cui l’autore dichiara “peró forse non c’entra niente” viene da domandarsi perchè non abbia riletto il libro per eliminare le parti che effettivamente non c’entrano niente.
Profile Image for violacea.
121 reviews15 followers
March 25, 2023
Probabilmente avrei dovuto aspettare un po’ a leggere questa biografia, perché è troppo fresca la lettura de “I russi sono matti” e quindi lo stile simpatico di Paolo Nori in certe occasioni lo sentivo un po’ troppo…
È bello il modo che ha di raccontare i russi, la letteratura e la vita, però ho perso un po’ il focus, sento di avere un po’ di confusione e vorrei leggere una biografia un po’ più lineare per ricostruire un po’ più storicamente Anna Achmatova.
Però è riuscito a renderla viva e reale e a mettermi voglia di leggere le sue poesie.
Profile Image for mrt.marta.
113 reviews10 followers
September 18, 2025
Com’è che ho letto un libro su Anna Achmatova ma ho imparato di più della vita di Paolo Nori?
All’inizio ho adorato il libro ma dopo le prime 30 pagine Nori ha cominciato a ripetersi, ripetersi e mai su Anna ma su se stesso…
Troppo poco consistente
2.5
Profile Image for Paolo Ventura.
405 reviews2 followers
August 19, 2026
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Mi diceva
«Paolo, a casa nostra c’era una miseria che quando siam diventati poveri abbiamo fatto una festa».
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[...] alla fine del film incontra un giapponese appassionato di poesia e gli chiede se lui, le poesie dei poeti americani, le legge in inglese o in traduzione, e il giapponese dice «Leggere le poesie in traduzione è come fare la doccia con l’impermeabile». Questa è la difficoltà: i lettori di questo romanzo faranno un po’ di docce con l’impermeabile. Ma forse non cambia moltissimo: a me sembra che nelle poesie di Anna Achmatova piova così forte che ci si bagna anche con l’impermeabile.
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La gente si alzava in piedi, quando entrava lei.
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E, tra gli altri, citiamo Camus, grande autore francese, diremmo tutti, solo che è nato in Algeria, che, alla fine del 1950, ha scritto: «Sì, ho una patria: la lingua francese».
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[...] (allora io ancora non lo so, ma qualche giorno dopo mi arriva, dalla Russia, la foto di un grande cartellone pubblicitario, a bordo di una strada, che dice «In Italia vietano le lezioni su Dostoevskij, noi in Russia Mark Twain lo leggiamo ancora con piacere», come se Twain fosse italiano; tutto materiale per la propaganda russa).
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Nel frattempo, in Italia e in Occidente, si vietano conferenze, mostre, proiezioni, concerti, e a me viene in mente quella pagina di Guerra e pace, di Tolstoj, dove Pierre Bezuchov, il protagonista, un russo che è stato catturato dai francesi nel corso della campagna napoleonica, è lì, di notte, nel recinto dei prigionieri, guarda il cielo stellato e, tutto d’un tratto, scoppia a ridere. E ride forte, e a lungo. E ride per un pensiero che gli è venuto: “Ma la mia anima immortale, come fanno a tenerla prigioniera?”. Con la letteratura russa, è uguale. Come fanno a tenerla prigioniera?
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Requiem, di Anna Achmatova, ha una storia singolarissima. Alla Achmatova avevano ucciso due mariti e avevano arrestato il figlio, e lei stava in coda, a lungo, davanti al carcere di Leningrado, le Croci. Una volta «una donna che stava dietro di me, con delle labbra blu e che, naturalmente, non aveva mai sentito il mio nome, si è riscossa dal torpore che ci avvolgeva tutti e mi ha chiesto in un orecchio (lì sussurravano tutti): “Ma lei questo lo può descrivere?”. E io ho detto: “Posso”. Allora una cosa che sembrava un sorriso è scivolato lungo quello che una volta doveva esser stato il suo viso» ricorda l’Achmatova. E si mette a scrivere Requiem, o piuttosto a pensare Requiem, non si azzardava a scriverlo perché aveva paura che glielo sequestrassero. Allora aveva chiesto aiuto a delle amiche. Una di queste, Lidija Čukovskaja, racconta come faceva: «Anna Andreevna, quando veniva a trovarmi, mi recitava versi di Requiem in un sussurro, ma a casa sua, alla casa sulla Fontanka, non si risolveva neppure a sussurrare; d’un tratto, nel bel mezzo del discorso, si interrompeva e, indicandomi con gli occhi il soffitto e le pareti, prendeva un pezzetto di carta e una matita; poi diceva ad alta voce qualcosa di molto frivolo: “Volete del tè?”, oppure: “Come siete abbronzata!”, scriveva velocemente fino a riempire il foglietto e me lo porgeva. Io leggevo i versi e, quando li avevo impressi nella memoria, glieli restituivo in silenzio. “L’autunno è venuto così presto” diceva Anna Andreevna ad alta voce e, acceso un fiammifero, bruciava il foglietto in un posacenere. Era un rito: le mani, il fiammifero, il posacenere – un rito splendido e doloroso». Tanti anni dopo, l’Achmatova era ormai celebre, considerata, era stata più volte all’estero e ci si aspettava che da un momento all’altro le conferissero un grande onore accademico, il «mantello di Oxford». Una volta era a casa sua con Lidija Čukovskaja, le era arrivato un libretto fatto a mano, dei foglietti di corteccia di betulla sui quali erano tracciati, graffiati, i versi di Requiem. Veniva da un gulag. I prigionieri di quel gulag, avevano bisogno delle poesie di Anna Achmatova. E le poesie di Anna Achmatova avevano trovato il modo di arrivare fino a loro. Lidija Čukovskaja, visto questo libretto (che si trova ancora, nella casa museo sulla Fontanka), ha detto all’Achmatova «Questo vale più di cento mantelli di Oxford». Aveva ragione. La letteratura russa è stata più forte dell’esercito sovietico, del Politburo, del terrore, della guerra, dei gulag, sarà più forte anche dei burocrati occidentali, poveri burocrati occidentali.
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E che quella vicenda minuscola dimostrava una cosa che in Russia sapevano bene: che la letteratura è più forte di qualsiasi censura e di qualsiasi dittatura.
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La vita è fatta a scale c’è chi scende c’è chi sale, come dice Spinoza, diceva il protagonista; La donna è come la castagna bella di fuori dentro ha la magagna, diceva il protagonista, come dice Spinoza; Con l’arte e con l’inganno si vive mezzo anno, con l’inganno e con l’arte si vive l’altra parte, come dice Spinoza, diceva il protagonista.
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Anche le creature inferiori come gli uccelli e le bestie, hanno dei barlumi di esaltazione, e se approfondiamo maggiormente questo argomento comprenderemo ciò che si legge in un verso meraviglioso della tradizione islamica: Ci sono dei momenti in cui perfino le rocce si esaltano e gli alberi vanno in estasi.
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[...] in Russia, la gente, nelle biblioteche, trascurati nell’aspetto, trasandati nel vestire, eccitati, fumatori ossessivi, gran parlatori tra sé e sé, nervosi, esaltati, sono un po’ come la gente in Italia nelle agenzie ippiche, sembra quasi che si aspettino da un momento all’altro che la loro frequentazione della biblioteca gli cambi la vita una cosa stranissima, a raccontarla.
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E quante volte, quando vado in Russia, e la prima cosa che faccio, guardo il cielo, mi vengono in mente quei versi di Chlebnikov che dicono: Poco, mi serve. Una crosta di pane, Un ditale di latte, E questo cielo, E queste nuvole.
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[...] per raccontare tutte queste cose, da qua, da questa nostra guerra di riflesso, da questo nostro dispiacere con in tasca la carta oro di Trenitalia, per fare questa cosa così difficile che dice Brodskij, scrivere delle cose belle, sarebbe stata necessaria una cosa semplicissima: essere buoni.
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Cesare Zavattini, una volta, presentandosi a Franco Maria Ricci per lettera ha scritto «Sono un pessimista ma me ne dimentico sempre». Ecco. Anch’io.
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[...] e una volta ho sentito padre Enzo Bianchi che gli han chiesto se lui pregava tutti i giorni e lui ha risposto «Esistono solo le cose che si fanno tutti i giorni», a proposito di vita quotidiana, e io che non prego, e non credo in Dio, credo che abbia ragione.
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Dice che tutti e due erano nella propria preistoria, quando «il soffio dell’arte non aveva ancora carbonizzato queste due vite; doveva essere il chiaro, luminoso momento che precede l’alba. Ma il futuro» scrive Achmatova «che, come si sa, getta la sua ombra sul passato, batteva alla finestra, si nascondeva dietro ai lampioni, incrociava i sogni e spaventava con la terribile Parigi di Baudelaire che si nascondeva da qualche parte lì vicino». Quando si conoscono, Modigliani è poverissimo, nessun riconoscimento al suo lavoro, nessuna prospettiva. Si sedevano nei Giardini del Lussemburgo, sulle panchine, perché le sedie costavano, bisognava noleggiarle. Non beveva, fumava hashish. Non sembrava avere amici, né fidanzate, e non ha mai parlato con l’Achmatova di fidanzate precedenti («Cosa che, purtroppo, fanno tutti» scrive lei).
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[...] su carta da pacco marrone, scritto a matita, in latino:
una salus victis: nullam sperare salutem.
A. 10 novembre 1934 (ad usum delphini)

Viene dall’Eneide di Virgilio, significa «Sola speranza dei vinti: non avere speranze». L’ha scritto, e firmato, Anna Achmatova (si firmava A.), per il figlio Lev, che sarebbe, nella sua testa il delfino, e mi ricorda una cosa che Samuel Beckett scrive nel suo Pseudo-Chamfort. «La speranza non è che un ciarlatano che non smette di imbrogliarci; e, per me, io ho cominciato a star bene solo quando l’ho persa. Metterei volentieri sulla porta del paradiso il verso che Dante ha messo su quella dell’inferno: Lasciate ogni speranza ecc.»
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Quel verso lì di Anna Achmatova, Vi avverto che vivo per l’ultima volta, se riuscissimo a ficcarcelo dentro la testa e a renderci conto, sempre, che le persone con le quali abbiamo a che fare vivono tutte per l’ultima volta, forse non saremmo così
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Credo che la parte orribile della vita, la parte che non vorremmo che ci fosse, la parte della quale non vorremmo più sapere niente, non è collocata in un’età della sua vita, è sempre presente.
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Nel 1940 Achmatova scrive: «Se sapeste da che spazzatura crescono i versi». La natura orribile, della vita di Anna Achmatova, è costante, insieme alla sua natura meravigliosa.
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C’è un mio conoscente che è un appassionato di cinema muto e mi ha raccontato qualche anno fa che, nel gergo degli appassionati di cinema muto, il contrario del lieto fine si chiama “finale alla russa”. E Čechov scrive che, in Russia, un ottimista è un pessimista male informato. Cioè lui crede, di essere un ottimista, ma se si informasse scoprirebbe di essere pessimista come tutti quelli che sono informati. Cioè, in sintesi: i romanzi russi finiscono male, mentre la vita di Dostoevskij finisce bene, nel senso che Dostoevskij muore nel momento in cui è diventato quel che ha voluto diventare per tutta la vita, il più grande scrittore russo vivente. Adesso le vite di Dostoevskij e di Achmatova sono abbastanza diverse, perché l’Achmatova più o meno è sempre stata, quel che voleva essere, il più grande poeta russo vivente, ma la sostanza è la stessa, che il romanzo della sua vita si può leggere anche come a lieto fine.
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«Dostoevskij sapeva molte cose» dice l’Achmatova, «ma non tutto. Per esempio pensava che, se uccidi una persona, diventi Raskol’nikov. Ma noi adesso sappiamo che puoi ucciderne cinquanta, cento, e la sera andare a teatro beato e tranquillo.»
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Nella lettera di ringraziamento, lei scrive: «Questa notizia, che mi giunge dal paese che ho amato teneramente per tutta la mia vita, ha gettato un raggio di luce sul mio lavoro». Quel paese è l’Italia; quel paese siamo noi. Anna Achmatova ci ha amato teneramente per tutta la vita. Che fortuna, che abbiamo.
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