Con queste parole potrei descrivermi, data la mia predilezione per alcuni edifici progettati e realizzati dall’architetto austriaco Otto Wagner tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Già, perché in questi termini di esprimeva un altro grande e famoso architetto, sempre austriaco, Adolf Loos nel celebre saggio “Ornamento e delitto”, nei confronti di coloro che si ostinavano a decorare le architetture.
Pertanto dal sottosuolo confesso: “Sono un uomo degenerato. Un uomo sgradevole...”.
O forse no?
Quando capito a Vienna non posso non recarmi al Naschmarkt, poiché là vi sono due palazzi che non riesco a non amare, nonostante gli sforzi degli accademici del Politecnico: la Majolikahaus e il suo vicino. Mero decorativismo? Esibizione di una arte che non aveva riscontro con la realtà sociale e politica della Cacania? Potrei rispondere con le parole di un altro architetto - e non mi interessa altro in questo momento che queste sue parole - “Je m’en fiche!”. Oppure dall’alto della mia gelida indifferenza fare spallucce, alzare lo sguardo e ammirare la bellezza di quelle donne in bronzo, lassù, che annunziano l’avvento di una nuova era. Checché ne dicano, adoro questi edifici, la loro leggerezza, la loro gioia, i loro colori: naturalmente, sono un degenerato!
Certamente Loos, a differenza di noi, non ha avuto la possibilità di assaggiare fino in fondo l’amaro calice della modernità.
Wagner non ha naturalmente solo costruito questi due edifici: passeggiando per Vienna ne incrocerete molti altri, più o meno belli, più o meno moderni, alcuni dei quali, come le stazioni della u-bahn, non potranno non rimanere nella vostra memoria. Non amo le classifiche delle opere d’arte e delle architetture - è meglio questo, no è meglio quest’altro! - un edificio può essere bello e piacere senza con questo dover combattere una crociata per demolire quelli differenti.
Solo l’inferno, diceva un pittore viennese, è monocolore.