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352 pages, Paperback
First published January 1, 2003
Numeri, fatti e statistiche al posto di supposizioni, spauracchi e leggende. Per dimostrare che le nostre probabilità di cadere vittime di un attentato di matrice terroristica sono davvero minime. Se è il caso, anche facendoci sorridere delle nostre paure:
Con la sola eccezione dei dirottatori dell’11 settembre, il terrorismo islamico è caratterizzato da una grande mancanza di professionalità. [...] come la cellula marocchina al Qaeda che si è persa nella Medina di Rabat mentre andava a farsi esplodere davanti all’ambasciata statunitense; o i “baby terroristi”, adolescenti musulmani delle Midlands brittaniche, scappati di casa per diventare martiri, che ogni sera chiamavano le madri per rassicurarle sul loro stato di salute.
Napoleoni e Bee ci spiegano nel dettaglio che per fabbricare un ordigno nulceare occorrono conoscenze, materiali e risorse energetiche tali da rendere l’operazione impraticabile per un gruppo terroristico e decisamente poco conveniente per uno stato canaglia.
Se vogliamo spaventarci davvero, possiamo sempre osservare i dati sulla crescita della criminalità comune in Occidente nell’ultimo decennio e osservare il danno della strategia della paura dei nostri governi che hanno distolto più che ingenti risorse dalla lotta contro la criminalità per destinarle al terrorismo.
Ma lo hanno fatto per farci sentire più sicuri. Certo, con la crisi che alita sui nostri mutui e l’erosione della spesa pubblica, ci sentiamo molto più sicuri…
Ciò non toglie, come dimostrano i fatti, che il terrorismo internazionale, di qualsiasi matrice, continua a operare in vaste zone del mondo. Quello che spiegano i due autori è che se continuiamo così, costruendo e ingigantendo il mito del nemico invece di affrontare le cause che lo sostengono, non faremo altro che alimentarlo. E allora sì, che avremo ottime ragioni per avere paura.