Il romanzo “Due” racconta la storia di un amore che si trasforma con il matrimonio e i cambiamenti che la passione e l’amore subiscono al variare dell’età. I temi suggeriti dalla Nemirovsky sono: come fa la passione ad essere uccisa dall’abitudine, l’amore a trasformarsi in amicizia, l’attenzione e il turbamento durante il corteggiamento a spegnersi col tempo? Quando si finisce di tormentarsi e si comincia a provare un sentimento semplice come il bene?
L’inizio del romanzo descrive i giovani, i loro slanci, i balli, lo champagne, la sensualità, i baci. I primi contatti sono solo giochi, desideri che nascono, vengono soddisfatti e svaniscono in un attimo.
“Si baciavano. Erano giovani. I baci nascono in modo così naturale sulle labbra di una ragazza di vent’anni! Non è amore, è un gioco: non si insegue la felicità, ma un attimo di piacere. Il cuore non desidera ancora niente: è stato colmato d’amore durante l’infanzia, saziato di affetto. Che taccia, adesso. Che dorma! Che lo si dimentichi!”
Siamo negli anni immediatamente seguenti la fine della prima guerra mondiale. I protagonisti appartengono tutti alla borghesia francese, le ragazze sono spensierate e credono nell’amore assoluto e vedono il matrimonio e i figli come obiettivo per la realizzazione. Antoine e Marianne, i due protagonisti, dopo un innamoramento travagliato si sposano. Marianne ci mette poco a capire che l’amore idealizzato non c’è più. E che la giovinezza sfiorisce e quella felicità continuamente attesa viene continuamente posticipata.
"Intanto, si sentivano all'inizio, alla vigilia di ogni cosa. Domani, tutto sarebbe stato ancor meglio! Ma i giorni passavano, la vita passava, e il meglio non arrivava. Quei domani continuamente attesi, e che continuamente, chissà perché, deludevano, erano ciò che alla fine faceva sfiorire la gioventù."
Antoine è il primo a tradire la moglie, trascinato da una passione travolgente per la cognata, mentre la moglie lo seguirà a breve avendo una relazione con il suo primo spasimante. Ma questo non riuscirà a distruggere il loro rapporto. La vita è dura, c’è il lavoro, ci sono i problemi economici, ci sono i figli da seguire, scelte da fare, la malattia, i complicati vincoli familiari. Tutto questo contribuisce a legare i due coniugi, che quando si trovano a casa diventano una cosa sola, anche se i contatti sono rarefatti, gli sguardi sono rari:
“Un marito e una moglie non vedono i lineamenti l’uno dell’altro, non compiono quel lavoro mentale che consiste nel paragonare di continuo l’immagine rimasta nella memoria e quella che hanno davanti agli occhi in quel preciso momento. Guardano il sorriso e non il disegno della bocca, l’espressione e non la forma degli occhi, e questo per dieci, quindici anni…Poi, a un tratto, una sera, una sera come le altre, lui legge, lei cuce, e uno dei due alza gli occhi; l’altro, sentendo quello sguardo su di sé forse domanderà:” Che c’è? Che hai?”. Il primo risponderà: “Niente”, oppure “ti amo”, o qualcosa di altrettanto automatico, ma in realtà, per un attimo, l’uomo o la donna hanno realmente visto, e a volte hanno dovuto fare un impercettibile sforzo, per riconoscerlo, il volto di chi condivide con loro la vita.”
Il matrimonio per la Nemirovsky non è un legame di amore tra due persone, ma un vincolo che si crea per necessità e a cui, con il passare del tempo, ci si abitua. Marito e moglie sono due persone che si stimano, che hanno bisogno uno dell’altra, che hanno bisogno del vincolo del matrimonio come sicurezza, come tranquillità, che tornano a casa dall’altro in ogni caso, qualunque cosa succeda. L’importante è mantenere l’apparenza, non alterare il fragile equilibrio su cui si regge l’unione, certamente non felice, ma tranquilla. Non è un legame che punta alla felicità, bensì alla serenità.
“Il legame coniugale è tanto più forte quanto più si basa sull’ipocrisia, sulla costrizione. Due sposi, liberi l’uno verso l’altro, tolleranti, due sposi che si rifiutassero di rifugiarsi nel silenzio e nella menzogna, potrebbero essere due amanti, due ottimi amici, due compagni, ma cesserebbero di essere due sposi”
Il romanzo è tutto qui. Nell’analisi continua, dolorosa e precisa delle personalità e dei legami di queste due persone attraverso i loro pensieri, le loro sensazioni e le loro emozioni. E la Némirovsky è bravissima, sobria ed elegante in questo. Ed ha uno stile lineare e limpido che è impossibile non apprezzare. Anche se la sua posizione qui è decisamente negativa e malinconica.
Molto brava a scrivere la Nemirovsky. Anche se su alcune cose non mi ha convinto. Innanzitutto per la visione a mio parere un po' troppo pessimistica, che traspare in tutto il romanzo ("Sono donna e destinata a soffrire", "Non si piange mai solo per gli altri"); secondo perché non riesce a separarsi da una scrittura molto femminile, ossia molto emotiva, molto attenta al dettaglio, molto legata all'aspetto relazionale anche quando descrive personaggi maschili. Infine perché tende a rappresentare tutti i personaggi con pensieri forse troppo maturi per la loro età; i due protagonisti sono trentenni ma ragionano come se ne avessero il doppio.
Dopo la lettura a ciascuno di noi non rimane che riflettere e dire se la visione della Nemirovsky del matrimonio si coniuga con la nostra esperienza personale….