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The Story of Vajont

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Drama. All Italians of a certain age remember the Vajont disaster: a giant wave raised by a landslide into a brand new hydroelectric reservoir in the Italian Alps jumped over the dam that was supposed to contain it and crushed five towns in less than seven minutes, killing over 2000 people. At the time, it was held to be a natural disaster... -- Thomas Simpson, Foreword.

Directed by Gabriele Vacis, Marco Paolini's immensely popular 1993 performance monologue explores what really lay behind the catastrophe. Winner of Italy's most prestigious theater prize, the Premio Ubu, THE STORY OF VALJONT is translated and edited by Thomas Simpson, with an essay by Franco Nasi and black-and-white photographs.

116 pages, Paperback

First published January 1, 1997

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Marco Paolini

34 books15 followers

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Displaying 1 - 16 of 16 reviews
Profile Image for Evi *.
398 reviews310 followers
August 1, 2017
I Cimbri una popolazione germanica che intorno al 100 a.C. per scappare davanti ai Romani si stabilì in questa valle al confine tra Veneto e Friuli, scelse per i propri insediamenti, evidentemente e a ragion veduta, il versante destro e non quello sinistro che invece era dominato dal Monte Toc che in dialetto veneto vuol dire pezzo (nomen omen?) e, per rafforzare i simbolismi lessicali, è da notare pure come dietro la parola Vajont “ruzzola giù" c’è un altro significato di drammatico presagio... Un po’ di cifre: Costo previsto 15 miliardi di lire Contributo governativo 4 miliardi e 805 milioni H diga 261m 22 m di spessore alla base 3,40 m spessore alla sommità 360.000 metri cubi di calcestruzzo 400.000 roccia asportata Quota al massimo invaso 715 s.m. fonti Sade Enel 1917 morti Un sasso è caduto in un bicchiere, l’acqua è uscita sulla tovaglia non si può dar della bestia a chi l’ha costruita, il bicchiere era fatto bene a regola d’arte E infatti la diga del Vajont, capolavoro dell’ingegneria della Sade la società idroelettrica che la progettò e costruì, con al suo attivo già numerose dighe in tutto il mondo, resisterà all’onda. Il progetto firmato dall’Ingegner Carlo Semenza è ambizioso ma comincia su premesse ballerine fornite dalla perizia geologica redatta da un eminente barone dell’Università di Padova già in quiescenza il Professor Dal Piaz , che sottovaluta la friabilità della roccia su cui poggia il Monte Toc. Nonostante, la Concessione all’autorizzazione a procedere dai Lavori Pubblici arriva nel 1948. I lavori fervono e sono veloci, non si risparmia né sui materiali da costruzione, né sulle maestranze. Diga eretta, c’è la prima prova d’invaso ufficiale: ma il serbatoio riempito e svuotato produce rumori strani, rimbrotti rutti della montagna che non trovano sfogo dice Paolini in una immagine così emblematica, bolle giallastre ribollono in superficie e un primo grosso pezzo di Toc, un toc del Toc, cade nel lago. Vengono montati due sismografi di monitoraggio i cui rapporti quoitidiani furono spesso occultati da Biadene l’ingegnere che nel frattempo è succeduto a Carlo Semenza. La seconda prova di invaso non è meno inquietante, le scosse si susseguono e un altro geologo (un genio) Carlo Caloi attribuisce le cause più alla sismicità dell’adiacente Friuli che alla presenza straordinaria della diga (oh oh). Ma c’è una perizia opposta e sottovalutata fornita dalla mente illuminata del geologo austriaco Muller che individua in maniera inequivocabile una frana di due Km sotto il monte Toc, è il primo a capire come stanno esattamente le cose e a parlare di un fronte sinistro della valle composto da roccia fratturata, ma le cose sono ormai andate troppo avanti e tornare indietro non si può più. Un altro esperto consultato parla invece di frana leggera, si preferisce dare seguito a questa versione decisamente più rassicurante. A marzo del 1963 a seguito del processo di nazionalizzazione, Enel compra la Sade con impianto considerato come già funzionante. La situazioni si aggrava, si comincia a correre ai ripari dinnanzi ad una montagna che nel frattempo se ne va a spasso di 22 mm al dì, ma togliere l’acqua sarebbe peggio perchè ora è proprio l’acqua che tiene su la montagna. Spinte e controspinte premono contro la montagna e nel serbatoio l’acqua entra ed esce come delle maree e la diga deve contenere queste maree, maree in alta montagna dice Marco Paolini, e l’acqua dove trova un punto debole si infiltra e il terreno comincia a bere finche diventa ubriaco e quando uno è ubriaco spesso rigetta e così farà il Monte Toc che, forse avrebbe potuto starsene buono e placido per altre migliaia di anni, se solo un enorme lago artificiale non fosse intervenuto a bagnarli le parti basse. La situazione precipita, viene acceso di notte un enorme faro e di notte come di giorno si possono vedere a occhio nudo i pini che si mettono a passeggiare. E poi, eccola, la notte del 9 ottobre del 1963. Preceduta da una giornata limpida di sole, una di quelle belle giornate che l’autunno in montagna a volte regala. Chi va a pensare che è l’ultimo giorno? Il paradiso prima dell’inferno. 260 milioni di metri cubi di roccia si staccano dal Monte Toc versante sinistro della valle, alla velocità di quasi 100 km/h, si solleva un’onda altissima di circa 50 milioni di metri cubi d’acqua, solo la metà scavalca la diga e impiega 4 l u n g h i s s i m i minuti prima di arrivare al piano, come un Niagara ciclopico Irrompe come un treno in corsa, grande come cinquemila treni uno dentro l'altro! Quattro minuti per decidere come muori o come vivi... «Via, a piedi, su per la montagna, corri, corri...». Via! Quelli che prendono la macchina, quelli che ciapa il motorin... «Aspettami, vigliacco...». Quelli che prendono a piedi su per la montagna, che par che non ce la faranno mai, sono gli unici che si salvano. E trema tutto... Un’onda che spazza dalla faccia della terra cinque paesi: Longarone, Pirago, Rivalta Villanova e Faè con 1971 anime disperse, e bare rimaste piene di nulla. Questo testo è la trascrizione del racconto di teatro civile, minuziosamente documentato che il regista teatrale e autore Marco Paolini ha presentato prima in casa di amici, poi nelle scuole, nelle fabbriche, nei centri sociali, alla radio nei teatri in piazza e in Tv. Forse dalla sola lettura verrà meno il pathos dell’oralità e la voce stentorea di Paolini dal bell’accento veneto resterà silenziosa, ma si fagocita come fosse un giallo, di cui si conosce già l’assassino, con il fiato sospeso, con il cuore che si attorciglia, con la rabbia di fronte a quell’impasto di perizia tecnica, di interessi economici, di poteri politici, di inchieste giudiziarie, dove ognuno, come uno scomparto non comunicante o volutamente non comunicante ha guardato solo alla propria convenienza ...
Profile Image for monica.
127 reviews
November 18, 2010
"All'uscita della gola del Vajont, davanti all'acqua in corsa, ci pensa l'aria a toglierti ogni speranza. Compressa dall'acqua che corre dentro quel binario che adesso è la gola del Vajont raggiunge la forza, la pressione di due bombe atomiche di Hiroshima.

Indumenti

Via la pelle

Via le cavità interne

Animali

Vegetali

Minerali

Quali corpi vuoi trovare in una valle chiusa dopo una bomba atomica?"



Ecco, poi l'uomo si crede superiore all'animale.

L'uomo costruisce, e per costruire deve distruggere. E allora distrugge, e continua a farlo, non smette mai, nemmeno quando si accorge che quello che è distrutto non riesce più a ricostruirlo, nemmeno quando i danni che ha causato non riesce a risolverli. E allora cosa fa? No, non la smette, continua imperterrito a distruggere.

Anche gli animali imparano dai loro errori, l'essere umano no.
Profile Image for Soobie has fog in her brain.
7,210 reviews134 followers
July 25, 2019
I was a little kid when Rai2 broadcast this drama on TV on the 7th October 1997. I was 13 years old and sick. Thus, I had the privilege of having the TV set moved into my room and I watched this from my bed. I knew what it was about: the Vajont dam is only 55km from my place.

I bought the VHS. I downloaded a Youtube video, well, two of them since it was when it still had length limitations. I always carry them with me when I go abroad. It's home. It's my comfort video (together with M*A*S*H). One of those videos you watch because you need background noise and the feeling of being home even if you're thousands of miles from there.

I bought the English version, a second-hand copy from the Chicago Central Library, because I plan to give it as a present to a fellow Goodreader who doesn't speak Italian. And I read it in the meantime. I've heard the live show so many times that I actually know it by heart. So, while I was reading, I kept hearing Marco Paolini's voice in my head. Which was kind of weird.

The language in this book is weird. I wouldn't be able to pinpoint how exactly it's weird but it didn't sound like English. Maybe because I could sense the Italian underneath. The translator did a good job, though, rendering Paolini regional language into English.

I'd recommend this to anyone wanting to know something more about one of the worst Italian tragedies, something that got forgotten along the way. Paolini had the merit to bring it back to the public attention 34 years after. It wasn't a natural catastrophe: it was murder.
Profile Image for Stefania.
117 reviews75 followers
September 5, 2017
Il mio interesse per la vicenda del Vajont è nato quando, in seconda o terza media, la mia scuola ci aveva portato al cinema a vedere il film "Vajont", uscito in quel periodo.

Questo libro si merita tutte e 5 le stelle disponibili, ma gliene darei anche 10 se fosse possibile. Paolini è riuscito a trattare questo delicatissimo argomento senza annoiare il lettore, sommergendolo di fatti e numeri.
La vicenda narrata credo sia conosciuta da tutti, ed è sempre un colpo al cuore leggere/vedere quello che è successo.

Nota: il libro è pieno di frasi in dialetto veneto, brevi e non indispensabili per capire la vicenda, ma che fanno sì che il lettore non si annoi e magari ci scappi anche una risata (io ce la vedo proprio la nonna con lo sciopo in man che la và contro la Sade); da brava veneta che, appena può, parla in dialetto ho apprezzato questo aspetto, non so se gli altri lettori non familiari con la nostra "lengua" ne sarebbero altrettanto entusiasti :)
Profile Image for Lis.
774 reviews16 followers
December 31, 2015
Non è un romanzo, non è un saggio, non è un'opera teatrale...è tutto insieme!
Si legge tutto d'un fiato e man mano che si prosegue con la lettura non si po' non restare indignati per come è nata questa tragedia tutta italiana.
23 reviews1 follower
November 6, 2022
ll racconto del Vajont è un monologo che lascia col fiato sospeso, dallo stile icastico e toccante. Al netto del racconto che Paolini propone della storia del Vajont, questo libro è utile anche a inquadrare un preciso contesto storico. Come e perché non si sia potuto (o voluto) evitare questa tragedia è un quesito al quale Paolini sa dare una risposta precisa, attraverso la sua sarcastica ma puntuale rappresentazione di un nord Italia di fine anni ‘50. Tra nette spaccature sociali e una classe dirigente dedita al progresso ad ogni costo, l’Italia appare profondamente divisa nei suoi intenti, ricordandoci che seppur lontana temporalmente da noi, la tragedia del Vajont è più attuale che mai
Profile Image for Baldurian.
1,237 reviews34 followers
May 28, 2013
Il racconto del Vajont è forse il migliore spettacolo teatrale di Marco Paolini. Questa trasposizione non toglie nulla al valore e alla rabbia della sua grande narrazione orale; leggere i dati della tragedia impressi su una pagina rafforza l'indignazione per una delle peggiori tragedie italiane.
Profile Image for Cloudbuster.
301 reviews19 followers
March 27, 2014
Paolini è un grandissimo raccontatore di storie ed il suo spettacolo sul Vajont è straordinario. Il libro non è allo stesso livello ma comunque è una occasione importante per conoscere la storia, così tipicamente italiana, di un disastro annunciato.
Profile Image for Andrea.
2 reviews
January 18, 2020
È ormai un mese e mezzo che cerco un modo per scrivere un breve pensiero su alcuni libri che dovrebbero essere letti da ciascun italiano.
Uno di questi è certamente "Il racconto del Vajont" di Marco Paolini.
Quella che sto per raccontarvi è una storia molto triste, una storia tragica, una storia nota a molti ma solo in parte: la storia della sciagura del Vajont.

Immaginate di vivere tranquillamente con la vostra famiglia in una bella casa, costruita con fatica e sacrifici su una meravigliosa valle ubicata grosso modo tra due montagne.
Ai vostri piedi un intero campo dove poter raccogliere i frutti della terra, portare le vacche e le pecore al pascolo.
Un giorno questo meraviglioso sogno ha fine e nel modo più brusco: varie autorità hanno stabilito che la vostra valle dovrà essere riempita d'acqua poiché ha tutte le carte in regola per diventare il bacino idroelettrico più vasto in Italia.

Sì, comprendo il vostro sgomento. Avete i vostri campi laggiù e dove porterete le bestie a pascolare? Come potrete sostentarvi?
Non ha importanza, questo sarà un problema vostro da ora innanzi.
Dovrete vendere con le buone o con le cattive.
Certo, protestare rientra tra i vostri diritti, la terra è vostra ma... la vendita è obbligatoria altrimenti subentra l'esproprio forzato. Cosa significa? Che vi saranno dati due spiccioli e dovrete farveli bastare. Per cosa? Per nulla.

I problemi tuttavia non sono finiti qui.
Passano gli anni, il bacino è costruito, ogni tanto la terra trema e casca un pezzo di montagna, ma cosa volete che sia? Non pretenderete mica che si fermi il progresso e l'economia per qualche lieve smottamento?
No!

Voi ed i costri concittadini avete paura, è comprensibile e tuttavia nessuno vi manda via, nessuno sgombra i paesi, forse non c'è nulla da temere.

Non ci sarà nulla da temere sino a quel maledetto 9 ottobre 1963 alle 22.39, quando duecentosessanta milioni di metri cubi di terra si staccano dal Monte Toc e piombano nel bacino sollevando cinquanta milioni di metri cubi d'acqua, che scavalcano la diga.
Quattro minuti di tempo per capire perché la terra tremi, a cosa sia dovuto quel rumore cupo, perché quel vento si sia alzato, perché sia saltata la corrente, uscire fuori a vedere, accorgersi del muro d'acqua e per quasi 2000 persone, morire.
Il libro è ben ricco di dettagli sul marcio che si cela dietro il Vajont, su ciò che hanno provato le persone tra espropri, ingiustizie, paura, terrore.
Vale la pena leggerlo.
Anzi, credo sia un preciso dovere.

Quelle persone sono state uccise dall'acqua? Probabilmente!
Dalla frana?
Plausibilmente!
Dall'avidità umana?
Certamente!

Spero di aver trovato le parole giuste ed avervi convinto a leggere di questa storia struggente, spaventosamente reale, macchiata del sangue di innocenti sacrificati al volere dell'avidità.

"La Natura non è buona, non è cattiva ma è indifferente. Non uno di noi moscerini vivo se la Natura decidesse davvero di muoverci guerra".

Arrivederci!
Profile Image for Chiara (Lothìriel).
43 reviews2 followers
November 7, 2017
Ci sono voluti anni prima che io mi decidessi a prendere in mano questo libro. Non ricordo quando ho conosciuto per la prima volta la storia del Vajont, dal film che era stato prodotto, ricordo che ne ero rimasta spiazzata, disarmata da quello che ha portato ad una tragedia che poteva essere evitata. Inerme di fronte alla stessa vista della diga che ancora troneggia dall'alto sulla piana di Longarone e che mi è capitato di vedere passando per di là un estate.
Ho sempre avuto una sorta di timore a prendere in mano questo libro, ad affrontare le parole scritte su questa vicenda, la paura di rivivere le emozioni che avevo vissuto guardando l'opera cinematografica. E come allora, nonostante fossi informata sui fatti, ne sono uscita con un senso di tristezza grandissimo. Marco Paolini non affronta il tema in modo cauto e lieve, affronta ogni avvenimento in modo diretto, coinvolgendo il lettore giorno dopo giorno, pagina dopo pagina, interrogandosi, interrogandolo. Sembrava quasi di essere dentro quella storia, dentro un dibattito in cui potersi anche esprimere, in cui è impossibile riuscire a rimanere in silenzio di fronte a tanto egoismo.
Un racconto che merita di essere letto per conoscere quello che è accaduto.
2 reviews
May 12, 2023
L’autore si serve di un sarcasmo tagliente per imprimere a fuoco una terribile pagina della storia italiana. L’alternanza di avvenimenti realmente accaduti a immagini e dettagli inventati, il lettore resta a metà tra fantasia e realtà, chiedendosi fino all’ultimo fino a dove possa spingersi la sete di potere e di denaro umana, disposta a sacrificare migliaia di vite per i propri profitti. L’attualità con cui viene descritta la vicenda ci porta a pensare a tutti i Vajont, grandi e piccoli, che tutt’ora esistono in Italia e nel mondo, e che qualcuno, magari tra molti anni, riuscirà a sua volta a raccontare.
Profile Image for Giovanni Beltrami.
68 reviews1 follower
November 26, 2023
Il monologo teatrale di Paolini ripercorre le tappe verso il distacco della frana che polverizzò Longarone e altri paesini. Lo trovate su Spotify, V come Vajont. Terribile nel suo essere quella che potremmo definire la tragedia all' italiana.
Profile Image for sblaurae.
41 reviews13 followers
January 23, 2023
Com'è stato possibile arrivare a una tale tragedia? Ecco come. Lettura ad alto tasso d'incredulità, consigliabile munirsi di tazza di camomilla.
233 reviews1 follower
August 29, 2025
Meglio recitato da Paolini che semplicemente letto. E' una versione principalmente teatrale. voto 6
10 reviews
March 9, 2013
Mitico....se narrato dall'autore, diventa meravigliosamente strepitoso!
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