"Questa antologia viene a configurarsi come un libro autonomo e non come una semplice selezione o una panoramica, capace di rendere conto, naturalmente a spizzichi e a bocconi, di un'attività poetica ormai più che cinquantennale; il testo possiede un'autosufficienza che deriva dalla forte correlazione tra la ricerca e la scelta del frammento e il suo montaggio Il titolo, rimandando, da un lato, all'amato (da Sanguineti) Bela Bartok e, dall'altro, a un lessico con chiare ascendenze matematico-scientifiche, propone e sovrappone, in perfetta contemporaneità, l'idea di un piccolo universo autonomo, e, in linea con un Bartok rivisto e ricorretto, quello di una lingua della poesia (là della musica) concretamente radicata nella realtà materiale." (dalla Premessa di Erminio Risso) "mi autoproduco, fragile, mi clono, / stacco me da me stesso, e a me mi dono: / mi autodigitalizzo, ologrammatico, / replicandomi in toto, svelto e pratico: mi automaschero e, assai plasticamente, / sindonizzo il mio corpo, e la mia mente: / mi autoregistro, ormai, se mi iconizzo, - cromocifrato in spettro - e mi ironizzo"
Edoardo Sanguineti was an Italian writer. During the 1960s he was a leader of the neo avant-garde Gruppo 63 movement, founded in 1963 at Solunto. He was also an active translator of Joyce, Molière, Shakespeare, Bertolt Brecht, and select Greek and Latin authors. From 1979 until 1983, Sanguineti was a member of the Chamber of Deputies of the Italian Parliament. He was elected as an independent on the list of the PCI.
Il mio libro sei tu, mio vecchio amore: ti ho letto le tue vertebre, la pelle dei tuoi polsi: ho tradotto anche il fragore dei tuoi sbadigli: dentro le tue ascelle
ho inciso il mio minidiario: il calore del tuo ombelico è un tuo glossario: nelle xilografie delle tue rughe è il cuore dei tuoi troppi alfabeti: alle mammelle
dei tuoi brevi capitoli ho affidato, mia bibbia, le mie dediche patetiche: questo solo sonetto, io l’ho copiato
dalla tua gola, adesso: e ho decifrato la tua vagina, le tue arterie ermetiche, gli indici tuoi, e il tuo fiele, e il tuo fiato.
"da che cosa (mi chiedo)mi cerco che mi scappo, così scappando, galoppando, sempre? da me, lo so:(dal mio essere morto): (un molle morto): (scappo da una mia mala morte): (che non è mica che mi insegue, poi): (e che non è che mi sta già alle spalle, adesso, probabilmente, nemmeno): scappo dalla mia vita (da te, cioé, che sei tu, la mia vita): (se tutto questo ha così poco senso, che farci, allora?): scappo in me, scappo in te: nel mondo tuo, nel mio: (io che ho pensato, persino, una volta, che, dalla vita, ho avuto tutto, avendo avuto te): quando si arriva c'è un grido: si dice tana: (è la fine, sul serio)"
il sogno, è tutto dire, è dire tutto: mi srotolo la lingua e, non so bene se devo vergognarmene, ma ti dirò che mi sto riconciliando, a piccolissimi passi, con il mondo: (che mi diventa gradualmente minore il mio nativo orrore profondo, da qualche tempo in qua, per l’esistente): e che mi sento, con critico realismo, e con cinismo, parzialmente pacificabile, a lungo andare, e a largo raggio, con i miei femori, con le mie pulsioni, e con i garofani, l’habeas corpus, i pompieri, e con Schelling, con Schiller):
Una scoperta recente trasformata in un classico personale. La lingua è forzata e riconquista lo spazio di flessibilità che sembrava avere perso nel mezzo secolo trascorso.