Antonio Scurati, dopo Una storia romantica torna con forza all’oggi, ai temi e alle atmosfere de Il sopravvissuto. “Correte. Mio padre sta uccidendo mia madre.” La telefonata arriva alla stazione di polizia alle due del mattino. A farla è un bambino biondo con due grandi occhi blu che fissano il vuoto. Ma la mamma gli toglie la cornetta dalle mani: non è vero, non è accaduto niente, suo figlio urla nel sonno, si aggira per la città nel cuore della notte, suo figlio è sonnambulo. È un bambino che, notte dopo notte, sogna la fine del mondo. Trent’anni più tardi, un terribile sospetto scuote una città del Nord Italia: i bambini di una scuola materna accusano gli adulti di azioni orribili. Ben presto, propagato da giornali e televisioni come una pestilenza del nuovo millennio, il contagio della paura si allarga all’intero paese. Tutta l’Italia si sente minacciata dal Male. In molti cominciano a sussurrare il nome del Diavolo. È in atto una cospirazione diabolica o si sta scatenando una caccia alle streghe? Nella stessa città, un professore universitario disilluso, legato a una donna che ama ma dalla quale non vuole figli, viene sollecitato da un grande giornale a condurre un’inchiesta sul caso che spaventa l’Italia. Lui oppone resistenza. Ben presto, però, risucchiato dal gorgo della cronaca nera, dovrà scoprire quanto sia sottile la linea che separa la vittima dal carnefice, l’accusato dall’accusatore. E i terrori notturni di quel bambino che sognava la fine del mondo riemergeranno implacabili, almeno fino all’alba di una speranza. Con un romanzo costruito sulla testimonianza diretta dell’autore/personaggio, Scurati dà vita a una feroce critica del mondo dei media ma anche al racconto, commosso e partecipe, di una società regredita ai terrori dell’infanzia. E, affrontando a viso aperto la crisi di tutte le nostre istituzioni, l’università, la chiesa, la famiglia, la politica, ingaggia un corpo a corpo con i nostri fantasmi.
Docente e ricercatore all'Università Statale di Bergamo, coordina il Centro studi sui linguaggi della guerra e della violenza. Sempre presso l'Università Statale di Bergamo insegna Teorie e tecniche del linguaggio televisivo. Nel 2005 Scurati diviene Ricercatore in Cinema, Fotografia, Televisione. Nel 2008 si trasferisce alla Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano, dove svolge l'attività di ricercatore e docente titolare nell'ambito del Laboratorio di Scrittura Creativa e del Laboratorio di Oralità e Retorica.
C'è una buona idea di fondo, ossia la grandezza della Storia la piccolezza della cronaca. Ma Scurati risulta pedante. Non riesce ad abbandonare la sua veste accademica e cerca di forzare la narrazione a suo piacimento per dare lezioni sociologiche. La sua tesi è che l'uomo contemporaneo sia alienato da un atteggiamento di "presentismo"(cioè vive senza dare peso a passato e futuro) che si declina in "cronachismo". Quindi ci presenta una contemporaneità dove l'esistenza è tale nella misura in cui tv e giornali danno notizia di piccoli eventi e dove anche la finzione diviene il reale. Insomma, se si fosse limitato a scrivere un saggio per me avrebbe anche funzionato ma che questo sia un romanzo proprio no!!!! E dai!!!!
Vukla me dalje na citanje. Ima odlicnih komentara na medije i masovnu histeriju, ali se pred kraj sve nekako smlacilo i proslo kroz mene. Jesam li sanjala kraj knjige? :)
This book is not worth it AT ALL. I don't think there's an english version of this book but, if there was, it would be named The child who dreamt about the end of the world. It talks about a case of pedophilia that ocurred in 2007, in Bergamo, Italy. It's a very delicate topic and I'm afraid the author didn't write the book in the best way.
I just don't understand the point of this book. Maybe I misinterpreted it. Either way, it wasn't my cup of tea and I definitely do not recomend this book to anyone.
Quase que posso dizer que os autores Italianos nunca me desiludem. Peguei no livro a medo. A crítica é de extremos. Muito bom, muito mau. "Não é um romance. O autor limitou-se a ir rebuscar crónicas que já tinha escrito, cozer tudo e escreveu um livro." E fê-lo muito bem. - digo eu. O tema é duro - Pedofilia. E é indiferente o final da história, saber o que aconteceu a quem, e se de facto aconteceu. Já ninguém sai ileso depois de todas as possibilidades colocadas. O mal já está dentro de nós. Ninguém sai inocente daqui. Que maravilhosa análise da nossa sociedade. Duro, critico, cínico. Aprovado!
Bellissimo lo spunto tratto dalla cronaca (cosa che a Scurati viene anche facile), ma stavolta, per un tema così intimo, usare tante parole e costruzioni di periodi complessi sembra troppo "asettico".
Sono sicura che questo oggetto liscio del peso di circa trecento grammi che ho in mano si possa definire romanzo? E – obietteranno i miei duevirgolacinque lettori – ha importanza la cosa? Non è questione di avere fregole classificatorie, ma di capire. Capire che cosa ha voluto darci uno scrittore e che cosa invece percepiamo noi. Scurati nei credits scrive che "Questo romanzo appartiene al genere dei componimenti misti di cronaca e d’invenzione". Poiché ritiene che la vocazione della letteratura sia oggi, in un tempo dominato dalla cronaca, non già quella di confondere ulteriormente i confini tra realtà e finzione, bensì quelli di superarli… Va bene, accetto questa dichiarazione d’intenti come la prova che l’autore stesso si è posto il problema, ma non risolve i miei dubbi, che erano e rimangono molti. Tuttavia, siccome mi piace condividere con altri lettori le impressioni che mi restano delle mie letture, dirò qui quali conclusioni ho tratto da questa lettura anomala, ibrida e tra le più interessanti degli ultimi tempi, il cui incipit meteorologico prende a modello quello dell’Uomo senza qualità.
Però un’avvertenza la faccio anch’io: non ho letto altro di Scurati, mi piace prendere in mano qualcosa di un autore di cui non so assolutamente nulla se non che ha vinto il Premio Strega con conseguenti polemiche (me ne frega qualcosa? no) e vedere se mi prende. Non so, e continuerò a chiedermi finché non mi capiterà tra le mani qualche altra sua opera, se tutti i libri di Scurati siano così.
Dunque, nel libro in questione ci sono una trama, un inizio, una catarsi, un finale, dei personaggi. Alcuni di questi personaggi sono inventati, altri, come nei "Promessi sposi", esistono e vengono utilizzati dall’autore per fare in modo verosimile quello che fanno nella realtà: giornalisti, come Massimo Gramellini ed Enrico Mentana, ma anche Benedetto XVI, di cui si cita un discorso contro i preti pedofili tenuto a Washington nel 2007. Tutti i luoghi sono reali, anche se ovviamente il caso-pedofili di Bergamo, che è al centro della vicenda, non è mai esistito, almeno in tali sembianze, e adombra semmai il caso di pedofilia di Rignano Flaminio. Bergamo che immagino sia stata scelta, ironicamente e con l’occhio massmediologico, perché è la città del Papa Buono e storicamente ipercattolica, ma anche perché come città nordica e lombarda ben si prestava a riflessioni su come la politica italiana sia sempre pronta a sfruttare spudoratamente qualsiasi occasione per una manciata di voti. Esistono anche la ragazza uccisa da un ombrello conficcatole in un occhio nella metropolitana di Roma e la sua carnefice rumena, ma qui sono state trasformate in una casalinga bergamasca e in una zingara, con la metropolitana che diventa il parcheggio di un supermercato. Esistono, soprattutto, i mass media ossessivamente, continuativamente citati, confrontati, utilizzati come in una superba lezione di Teoria e Storia delle Comunicazioni di Massa. E qui cominciamo a renderci conto che Scurati, oltre a scrivere su La Stampa come il protagonista del suo “romanzo”, è ricercatore universitario e coordinatore presso lo IULM del Centro Studi sui linguaggi della guerra e della violenza. E che quest’opera potrebbe benissimo essere letta, più che come un romanzo a chiave, come un saggio su violenza, mass media e isteria collettiva.
Parliamone, allora, di questi fenomeni. Riflettiamo però subito sul concetto al centro del libro: l’antinomia cronaca / storia. A pagina 40 il protagonista, un docente universitario, inaugura l’anno scolastico della scuola che sarà poi nell’occhio del ciclone con un discorso molto alla Francis Fukuyama sulla Fine della Storia e l’11 settembre 2001. Dico subito a scanso di equivoci che non sono d’accordo con Fukuyama e che al massimo potrei esserlo con l’Hobsbawm de "Il secolo breve": può essere vero che il XX è stato il secolo dei totalitarismi e l’ultimo secolo in cui gli uomini hanno avuto il privilegio e la condanna di essere immersi nelle ideologie al punto tale da sentirsi parte di una grande dialettica hegeliana. Ma, forse proprio perché mi ha sempre ripugnato quel tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale, il fatto che l’epoca delle ideologie totalitarie e totalitariamente messe in pratica sia finita non significa che sia finita la Storia, ma solo che è finita la Storia come la intendevano i Romantici e Hegel. Essa continua, anche se noi occidentali ne abbiamo perso il senso, e continuerà anche quando ci saremo estinti. Non l’abbiamo fatta, credevamo solo di farla: altre visioni sostituiranno la nostra.
Credo che anche Scurati, forse senza saperlo fino in fondo, sia d’accordo con me, perché verso il finale immagina che cosa succederà quando l’umanità avrà finito di inquinare il pianeta e alcuni animali moriranno, altri prenderanno possesso degli spazi, insieme alle piante infestanti. E lo sa anche il bambino allucinato dei capitoli in corsivo, il bambino ipersensibile che, senza aver subito alcun trauma, sente su di sé il peso di ogni evento, di ogni incubo, di ogni paura. Solo che per tutto il romanzo Scurati afferma, o cerca di dimostrare il contrario: che una delle caratteristiche della violenza della cronaca è proprio quella di ridursi a una congerie di fatti minuti e dispersi, di negarsi al pensiero, rendendo apparentemente impossibile un loro inquadramento dentro una visione del mondo, una comprensione che abbracci il passato, il presente e il futuro della nostra vicenda individuale e collettiva.
Il fatto straniante, inquietante, rispetto ai romanzi normali, è che Scurati, servendosi di un cucchiaio dai bordi molto affilati, preleva dalla realtà, o per meglio dire, dall’opaca rappresentazione della realtà che ogni giorno la cronaca, soprattutto quella nera, riversa nei nostri occhi e nelle nostre menti, le immagini più maleodoranti, i fatti più beceri, più laidi, più tristi, li impasta grossolanamente e li spalma sulle pagine come a dirci: sì, tu hai aperto un libro, ma non credere di trovare consolazione nel mondo dei libri, non esiste più consolazione, perché da qualunque parte ti volti la cronaca nera è pronta ad aggredirti e a risvegliare le tue paure e a far emergere i tuoi istinti più bassi: l’irrazionalità, il voyeurismo, il razzismo, la pedofilia, la violenza collettiva, la caccia alle streghe. Perché se diamo per corretto l’assunto che per l’individuo non esiste più la realtà-in-sé, ma solo la realtà-come-la-distorcono-i-media, allora l’individuo può essere facile preda di qualsiasi allucinazione, non solo per bassi scopi elettorali, ma perché sempre e comunque, secondo Scurati, l’individuo ha bisogno di narrazioni collettive sul Male e sulle cause del Male. Gli abitanti della Bergamo immaginaria del romanzo ne sono la dimostrazione.
Bellissime, metafisiche, dolenti ed estremamente convincenti ho trovato le pagine sul contagio irresistibile della “diceria del pedofilo”, la leggenda nera dell’arrivo delle due maestre che camminavano rasente i muri: pare di leggere certe descrizioni della peste di Boccaccio, Defoe o Manzoni: "Sì, perché di questo era stata capace l’ipotesi demoniaca: aveva avuto la forza di rivelare agli occhi di molti una realtà che da troppo tempo era divenuta sfuggente, impalpabile, avvoltolata nella melma delle innumerevoli astrazioni, delle mediazioni, delle fetenti illusioni in cui sguazzava la vita di ogni giorno. (…) La gente si era illusa che l’ingresso sulla scena del Principe delle Tenebre avrebbe messo fine a tutto questo. La sua luce prometteva di riportare tra gli uomini lo splendore sensibile del mondo. Ora, finalmente, tutto sarebbe apparso chiaro: magari terribile, ma splendido e terribile. (…) Che la luce fosse una luce nera, poi, non poteva fare nessuna differenza."
4,5 Sterne. Ich habe die ganze Zeit zwischen 4 und 5 Sterne geschwankt, aber auf jeden Fall kann ich sagen, dass das Buch überraschend gut war. Nur der Klappentext und das Titel hat nichts mit dem Buch zu tun.
Hier ist erstmal ein Zitat vom Buch, das das eigentliche Thema angeht: »Der 20. Jahrhundert war das Jahrhundert der Gewalt der Geschichte, das 21. Jahrhundert ist auf dem besten Weg, das der Gewalt der Medien zu werden.«
Es wurden viele Themen in dem kleinen Buch eingebracht: Träume, Schlafen, Vergewaltigungen, Pädophilie, Rassismus, auch Religion, aber das große Thema war eigentlich die Gewalt der Medien und es wurde die sehr negative Seite der Welt gezeigt. In dieser Sache ist es schon ziemlich hart, nicht depressiv zu werden bzw. die depressiven Gedanken zu verschlimmern. Deswegen gebe ich schon mal eine kleine Warnung aus.
Die Geschichte allgemein wurde richtig chaotisch und durcheinander erzählt, aber der Autor hatte dabei schon einen Plan. Das habe ich echt geliebt. Am Anfang hatte ich schon ein bisschen Probleme mit seiner Schreibweise, da sie sehr intellektuell war, aber nur beim erwachsenen Protagonisten. Ein Kapitel hatte (fast) immer eine Sicht von den Erwachsenen und eine Sicht von den Jungen. Das Spiel mit den Sichtwechsel fand ich richtig cool und dabei hat sich auch die Schreibweise komplett geändert. Beim Jungen war sie frisch, sogar ein bisschen träumend. Beim Erwachsenen strenger und auch besserwisserisch. Einfach unglaublich, wie der Schreibstil sich an den Charakter anpasst, aber trotzdem ist da noch die komplett eigene Note vom Autor drin. Die Charaktere waren auch "gut", nur ist das nicht wirklich beabsichtigt, dass man den Charakter mag. Der Protagonist war einfach ein Arschloch, ... jedenfalls am Anfang. Am Ende konnte ich schon sagen, dass ich ihn schon etwas mag. Oder eher gesagt: Er war doch nicht soo ein Arschloch wie gedacht. Das passt eher. An sich wurde er echt gut geschrieben, nur persönlich wird er sich nie für mich gewinnen. Der Plottwist am Ende war krass. Ich sage nicht viel dazu, außer das ich das wirklich nicht kommen gesehen habe.
An sich fand ich alles gut, nur - wie gesagt - hatte man mit dem Titel und Klappentext eine andere Erwartung der Geschichte. Und das einzige, was ich nicht mochte, war der Epilog. Eigentlich hat der Autor mehr Fragen aufgeworfen als Antworten zu geben, aber am Ende wirkte es so, als müsste er nochmal den Titel des Buches erklären und rechtfertigen. Diese 3 Seiten hätte echt nicht sein müssen. Die Aussage dahinter, stimme ich wohl voll zu, aber es passte einfach nicht zum Buch. Es ging einfach nicht um das Ende der Welt. Es ging um Italien, eigentlich nur eine Kleinstadt von Italien.
Ansonsten kann ich das Buch echt empfehlen. Der Anfang ist wohl hart, aber es hat sich echt gelohnt bis zum Ende durchzuhalten.
Conhecia este escritor pelo seu livro sobre Mussolini que comecei a ler mas que me assustou a empreitada de dois enormes volumes.
Este é um livro misto de ficção com realidade que espelha bem a sociedade em que vivemos, o poder dos media, a histeria coletiva, a confusão, o medo .
É preciso desconfiar das histórias em “cascata” .
Os factos narrados neste livro lembram-me o “me too “ que invadiu os EUA e tantos outros escândalos e alarmes em “cascata”.
O medo que aflige as sociedades actuais provocado por sucessivos escândalos e horrores de toda a espécie é aproveitado pela política e por políticos de várias tendências.
Os medos que nos impingem diariamente são tantos que estamos a perder a capacidade de olhar para o futuro . Resta-nos o olhar para trás .
Zanimljiva tema, dosta visoki stil pun digresija, koketira s publicistikom. Nije previše prohodna i glavni me lik neopisivo iritira, ali i potiče na promišljanje u kakvom to bolesnom, okrutnom, prijetvornom svijetu živimo.
Bisogna chiarirsi: questo libro non è stato scritto per dare forma compiuta ad un talento letterario, peraltro chiarissimo ed ineccepibile. E, ancora più importante: questo libro non può entrare nelle sterili polemiche di un premio letterario, dove vincono sempre gli stessi. I più forti. Da anni.A me pare che questo libro sia stato scritto, tanto per cominciare, per scuotere disturbando il sonno delle coscienze. Questo libro entra un po' più in profondità di una sequela di belle parole messe in fila comme il faut, questo libro parla della orrenda società italiana perfettamente ormai plasmata dai mass media ed in particolare dalla tv...
Una sorta di docu fiction o romanzo verità che però racconta eventi inventati ma ispirati a fatti reali… a provare e definirlo viene quasi il mal di testa. E gli eventi riguardano un tema spinoso, che fa paura, attrae quasi morbosamente, divide e fa audience: le molestie ai bambini, gli orchi che li adescano per coinvolgerli nei loro giochi immondi e depravati… Nella cattolicissima Bergamo scoppia lo scandalo: alcune maestre di una scuola materna sono accusate di circuire i bambini e di condurli periodicamente in un appartamento presso la curia vescovile per soddisfare i desideri di alcuni loschi figuri, tra cui un alto prelato e un sacerdote li segretamente rinchiuso per dei precedenti in tal senso. Due delle maestre erano già state coinvolte in vicende simili (senza prove concrete) mentre il prelato in puro stile “me too” è stato accusato di aver molestato vent’anni prima un paio di ragazzi ospiti del riformatorio. Una storia inverosimile e improponibile che in parte ricorda i fatti di Rignano (e sappiamo come è andata a finire) che però viene presa sul serio: scandalo, sospetti, prime pagine dei giornali, talk show con ospiti esclusivi e scoop incredibili… quando monta la panna del circo mediatico non c’è più limite con lo stuolo di esperti e psicologi che declinano tra i tanti sproloqui i comportamenti dei bambini da attenzionare (praticamente tutti). Si arriva agli arresti, alle denunce, ai soliti processi sommari che condannano senza prove, alle manifestazioni pubbliche… Scurati, docente presso la locale università è testimone attonito, diventa confidente della madre, una signora molto nervosa della Bergamo bene, che per prima ha denunciato presunte molestie sulla sua bambina ed è anche amico di un collega che nel clima di caccia alle streghe finisce nel tritacarne mediatico. E Scurati forse è anche il bambino di cui si narra negli intermezzi tra un capitolo e l’altro, il bambino che (con i fiammiferi) sognava e voleva distruggere il mondo, che soffriva di sonnambulismo e di altri problemi risoltisi con la crescita, che si temeva vittima di un inesistente uomo nero… Non ho molta simpatia per il personaggio Scurati troppo esuberante e tranchant nei suoi giudizi e nel voler imporre sempre la sua visione del mondo. Questa volta l’ho trovato più moderato, e a parte un paio di eccessi (per non definirli in altro modo) esprime giudizi ed opinioni di buon senso. Dopo le mezze delusioni di Il padre infedele e la seconda mezzanotte questo romanzo mi sembra più riuscito senza essere un capolavoro ma almeno offre qualche spunto di riflessione. Tre stelle e mezzo
Beh , doveva succedere che a un certo momento mi capitasse di leggere un libro di un autore, che stimo molto, ma che proprio mi è piaciuto poco.
Ho conosciuto Scurati non dalle sue prime opere, come è per esempio il libro del quale stiamo parlando, ma dal favoloso “Il figlio del secolo”, il primo libro della trilogia su Mussolini, che mi era piaciuto enormemente per l’estrema abilità dell’autore di delineare non solo la figura del protagonista ma anche quella degli uomini e delle donne che gli giravano attorno e che purtroppo i manuali di storia tutt’al più accennano appena. Anche se hanno fatto la storia di quel periodo, non meno del Capo. La storia del fascismo in Italia è stata imbozzolata nel dogma dell’antifascismo, diventato istituzionale e con ciò ,lo studio di quel periodo è diventato politicamente scorretto, impedendo a chi è nato dopo di capire di cosa si sta parlando. Scurati , “ca va sans dire” ,intellettuale progressista e antifascista, ha avuto il grosso merito di rompere i vecchi tabù riportandoci alla presenza dei personaggi storici e non delle loro figure mitizzate e spesso stravolte dall’ideologia. Leggi di più : https://gmaldif-pantarei.blogspot.com...
Cronaca scorrevole, stile ineccepibile come al solito; ti spinge in avanti nonostante il tema portante non sia affatto piacevole. Non si tratta di certo di un libro facile, ma rimane una di quelle opere che si propongono in primis di far pensare il lettore, di renderlo parte attiva di una valutazione; uno di quei libri che richiedono un giudizio, anziché sospenderlo. Consigliato? Difficile dirlo. Però potrà piacere a chi s'interessa ad affinare un giudizio critico sulle notizie che vada oltre i titoli dei tg.
Recensione a caldo: ho appena terminato il libro e l'ho adorato. Scurati è riuscito a descrivere al meglio una psicosi di massa e i suoi effetti, il terrore e la paura che si insidia nelle persone, la facilità con cui possiamo farci suggestionare. Ci viene mostrata una fine del mondo che non avviene a livello materiale, ma a livello sociale
Cronaca mista a romanzo. A volte si perde in strane elucubrazioni, ma nel complesso la storia è avvincente. Storia di pedofilia e di mostri reali e immaginati, del male che c'è in ognuno di noi.