Gli ezidi sono diventati noti a livello internazionale dopo il massacro subito dall’Isis nell’agosto del 2014. Un popolo di cui si è sempre saputo pochissimo – anche per l’assenza di testi scritti dovuta a un ferreo ricorso alla tradizione orale – è stato preso come esempio della brutalità dello Stato islamico e usato per giustificare l’intervento militare occidentale. Relegando gli ezidi al ruolo di vittime senza speranza né capacità di pensiero politico. Questo libro ne ricostruisce la storia millenaria, la cultura e la religione, e ne riporta la voce diretta raccolta dalle autrici nei loro viaggi a Şengal, di cui uno compiuto insieme a Zerocalcare, autore dell’illustrazione in copertina. Şengal è l’unica montagna che si staglia nella vasta piana di Ninive, al confine con Siria e Turchia. In Iraq la chiamano «la montagna sola», come solo è sempre stato il popolo ezida che la abita, società divenuta introversa a seguito delle numerose persecuzioni subite. Dalla loro resistenza contro l’Isis e dalla liberazione di Şengal, grazie all’aiuto del Partito dei lavoratori del Kurdistan e delle unità curde del Rojava, è nata un’esperienza di autogoverno ispirata al confederalismo democratico, ancora in fieri e minacciata dalle stesse forze che nel 2014 permisero il massacro. Sulla montagna sola si respira la voglia di una vita finalmente libera dalla paura insieme all’entusiasmo di chi ha preso in mano le redini del proprio destino. Una popolazione chiusa al mondo esterno, conservatrice e legata alle proprie pratiche ha saputo costruire una forma di autogestione del proprio territorio secondo un paradigma estremamente moderno e allo stesso tempo adattabile alle peculiari e antiche caratteristiche dei popoli mediorientali – perché è da lì che trae origine e ispirazione.
Un libro molto interessante che fa luce su un popolo, gli Ezidi, di cui si è sempre saputo poco e venuti alla ribalta internazionale solo dopo l’eccidio del 2014 (per mano di Daesh), ennesimo dei molti perpetrati nei secoli. Oltre agli spunti culturali, religiosi e sociologici, molti sono i temi di natura politica che vengono toccati, spesso inquietanti. Sul tema, complesso, ammetto la mia ignoranza, che mi ha reso a volte difficile seguire lo svolgimento e viva l’attenzione.
Le autrici si sono recate di persona a Shengal (in compagnia di Zerocalcare, che ha disegnato la copertina del presente libro e che dalla stessa esperienza ha originato "No Sleep Till Shengal" in cui le autrici de "La Montagna Sola" figurano come personaggi del reportage a fumetti) per realizzare questo lavoro di approfondimento della storia del popolo Ezida e dell'adattamento alle specificità di Shengal del paradigma del confederalismo democratico. Nel 2014 gli Ezidi sono stati vittime di genocidio per mano di Daesh. Circa 5000 persone sono state uccise e quasi altrettante donne sono state rapite e vendute come schiave dagli uomini dell'ISIS. La brutalità del 74° genocidio della storia Ezida ha portato sotto i riflettori dell'opinione pubblica questo popolo, prima di allora per lo più sconosciuto, al punto da giustificare l'intervento militare occidentale. Ciononostante, ora che gli Ezidi hanno organizzato la propria autodifesa, a pochi sembra importare del fatto che questa evoluzione sociale non vada proprio giù alla Turchia, per dirla con un eufemismo. Delle cause e delle conseguenze di ciò tratta questa coraggiosa sintesi.
"... importante raccontare Shengal almeno per due motivi: 1. Fare vedere che il confederalismo democratico funziona non solo per i curdi ma anche per altri popoli. 2. Perché quando nessuno parla... quando nessuno guarda... succedono massacri." (Zerocalcare, No Sleep Till Shengal)