«Sono un testimone del secondo conflitto mondiale. O meglio, sono un testimone delle "due guerre" del secondo conflitto mondiale: della guerra fascista e della guerra partigiana». Cosí, nell'Introduzione, Nuto Revelli anticipa il contenuto del suo libro. Due guerre: quella in cui il popolo italiano è stato trascinato dalla follia nazifascista sul Fronte occidentale, su quello greco-albanese e infine sul Fronte russo; e quella guerra partigiana, che ha significato il riscatto di un'intera nazione dopo due decenni di dittatura. Un libro tra storia e memoria: storia ricostruita «dal basso», dalla parte degli umili, come ci ha abituato l'autore della Guerra dei poveri e del Mondo dei vinti; e memoria personale, tanto piú coinvolgente in quanto vita vissuta - e sofferta - dal suo narratore. Un libro di storia - rivolto ai giovani, che hanno il diritto di sapere, e ai meno giovani, che hanno il dovere di ricordare -, che ripercorre le vicende italiane dal 1922 al dopo-Liberazione. «Perché ho voluto rivivere il mio fascismo, la mia guerra fascista, la mia guerra partigiana? Perché credo nei giovani. Perché voglio che i giovani sappiano».
Ogni velleitario tentativo di recensire la narrativa documentaristica di Nuto Revelli rischierebbe di essere inappropriata, rispetto allo slancio emotivo della mano ardente di un partigiano: "Vorrei dare un'idea di che cosa sia stato il fascismo per i giovani del Ventennio..." Al di là della ricostruzione meticolosa e scurpolosa degli avvenimenti catastrofici della Guerra e della lotta partigiana, che un Revelli sa raccontare nel perfetto linguaggio militare accademico al quale era destinata la sua carriera, colpiscono certamente e con maggiore forza le ultime pagine, l'amara constatazione di un Paese che non ha saputo e voluto fare i conti con i responsabili della tragedia, che hanno trovato il modo per ritornare: " Lui è tornato, Loro sono tornati!"
Le testimonianza di chi nel fascismo ha vissuto la propria infanzia ed adolescenza, senza capire esattamente dove lo stesso fascismo lo avrebbe portato e avrebbe portato l'Italia. La cosa più angosciante di questo libro è la sua attualità, il vedere attorno a me molte situazioni descritte dall'autore. No, certamente non la guerra (che in realtà ha rappresentato l'epilogo del fascismo), piuttosto la corruzione, i toni tronfi utilizzati da nullità umane che si annidano in buona parte della politica e che si reciclano perpetuamente qualunque cosa accada. Adesso come allora.
Testo nato dalle lezioni tenute da Nuto Revelli all'università di Torino (1985-1986), un leggibilissimo e personale riassunto di quel che furono entrambe le guerre. In particolare colpisce il racconto della terribile campagna di Russia, con i suoi circa 85 000 morti e dispersi, ottimo riferimento soprattutto per quelli che «il Duce ha fatto anche cose buone...».
Il libro si conclude con una frase che è un invito a riflettere indipendentemente da quanti anni siano passati da quei giorni passati: "perché ho voluto rivivere il mio fascismo, la mia guerra fascista, la mia guerra partigiana? Perché credo nei giovani. Perché voglio che i giovani sappiano."
Solo per questa chiusura la narrazione di Nuto Revelli vale la lettura.
La valutazione più corretta sarebbe "utile" invece di "bello": questo perchè Revelli era, secondo me, efficace, prezioso e diretto nella rievocazione senza essere particolarmente dotato come scrittore.