IL LIBROUTOPIA E DISINCANTO DI CLAUDIO MAGRIS ACQUISTA
«L’utopia dà senso alla vita, perché esige, contro ogni verosimiglianza, che la vita abbia un senso.»
Utopia e disincanto raccoglie un’ampia scelta della produzione di Claudio Magris tra il 1974 e il 1998, in un itinerario che permette ai lettori di accostare scritti di ampio respiro che analizzano la nostra attuale condizione umana e storica (il ruolo dell’intellettuale, la frontiera e l’identità, il libero arbitrio), ma anche fulminei commenti alle bizzarrie della Storia o della cronaca spicciola. I grandi scrittori hanno ovviamente un ruolo centrale: incontriamo Borges e Jünger, Goethe e Hugo, Mann e Dostoevskij, Nievo e Hesse, Broch e Andrić, Tagore e Primo Levi. Ma ci sono pure i libri di viaggio e d’avventura (come i romanzi di Stevenson e Sealsfield) e le opere di «non scrittori», di marginali della letteratura come il lappone Turi, lo sciamano groenlandese Qippingi o l’anonimo poeta amazzonico che canta l’ultimo viaggio di una canoa. Non mancano inoltre riflessioni sull’attualità, sulle questioni di rilevanza morale e politica, su situazioni quotidiane affrontate con passione e ironia. Il filo rosso che unifica i vari saggi, inseguito nelle pagine della letteratura e nel frastagliato e contraddittorio mondo della vita, è il nesso tra utopia e disincanto: Magris ci invita a confrontarci con la crisi dei grandi sistemi di valori e dei progetti di ordinare il mondo. Ci pone così di fronte alla realtà togliendoci l’illusione di riscattarla una volta per tutte, ma non la disillusa e caparbia speranza di correggerla.
Claudio Magris was born in Trieste in the year 1939. He graduated from the University of Turin, where he studied German studies, and has been a professor of modern German literature at the University of Trieste since 1978.
His most well known book is Danubio (1986), which is a magnum opus. In this book Magris tracks the course of the Danube from its sources to the sea. The whole trip evolves into a colorful, rich canvas of the multicultural European history.
He's translated the works of Ibsen, Kleist and Schnitzler, among others, and he also published essays about Robert Musil, Jorge Luis Borges, Hermann Hesse and many others.
"Nella letteratura non contano le risposte date da uno scrittore, bensì le domande che egli pone e che sono sempre più ampie di ogni pur esauriente risposta. Anche nella vita, del resto, le persone che contano per noi non sono tanto quelle che condividono le nostre risposte circa le cose ultime, quanto quelle che si pongono le nostre stesse domande intorno a quelle cose." (pp. 28, 29)
Magris sa scrivere, nessun dubbio....il solo fatto che qualcuno si definisca "illuminista" in questi tempi insulsi dove studiare e pensare sembrano inutili optional che non hanno nulla a che fare con il diritto di sentenziare su qualunque cosa lo eleva di molti metri sopra i "tuttologi" di oggi....peccato che il libro è un pò discontinuo e frammentario con vari saggi che spaziano troppo in stile e contenuto: non credo che si riesca a fare un libro organico variando dalla letteratura eschimese alla strage del Cermis....direi che devo leggere i suoi libri maggiori...
Dallo stile di Herman Hesse, ai saggi di Thomas Mann, all'identità dei popoli, agli eventi di cronaca quotidiana, sono raccolti in questo libro interventi di Magris su diversi temi, pubblicati soprattutto negli anni 90.
L'impronta degli articoli varia dalla riflessione colloquiale al saggio per esperti. Personalmente trovo il suo stile a tratti un po' ridondante, sicuramente molto più vicino alla prosa tedesca che a quella anglosassone. Tutti gli scritti presentano interessanti spunti di riflessione, e Magris rafforza spesso le proprie opinioni con brillanti esempi, propri o di altri autori. Alle volte l'erudizione di Magris gli permette di entrare in dettagli e sottigliezze per me insignificanti, ed ho quindi lasciato alcuni articoli a metà. Ed altre volte non mi sono trovato d'accordo con le sue opinioni, fortemente influenzate da una visione progressista e cristiana del mondo. Ma non si può non ammirare la pacatezza, l'eleganza e la lucidità con cui Magris esprime il proprio pensiero.
Su tutti gli articoli spicca "Fuori i poeti dalla Repubblica?", riflessione sul ruolo della letteratura nella società e nella vita di ognuno.