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L’età del lume: una storia della luce nel Medioevo

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"Secoli bui" è l'etichetta che dai tempi di Petrarca accompagna il Medioevo che buio invece non fu, per niente. Non sotto il profilo scientifico, politico, economico e culturale e non nella realtà: candele e innumerevoli altri manufatti nottetempo illuminavano gli interni di case, palazzi, botteghe e taverne, rischiaravano uomini che studiavano le carte di un processo e donne intente a leggere, accompagnavano gli amanti nei loro spostamenti illeciti, indicavano le abitazioni delle prostitute, illuminavano la strada durante le cavalcate, brillavano in chiesa. Paradossalmente con il coprifuoco le fiamme si accendevano. Dell'illuminazione artificiale poco si è scritto finora. Eppure le candele rientravano fra i beni di cui le autorità dovevano garantire la disponibilità a un prezzo accessibile. Ecco dunque, in queste pagine, una storia materiale della luce nel Medioevo e del mondo che ha ruotato intorno ad essa.

352 pages, Kindle Edition

Published January 27, 2023

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Beatrice Del Bo

7 books1 follower

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Asclepiade.
139 reviews81 followers
December 17, 2023
Ogni tanto i saggi del Mulino mi cagionano brutte sorprese: questa non è bruttissima (come accadde anni fa con un orrendo saggio sui profumi nel mondo antico), ma bruttarella sì. L’autrice, professoressa di Storia economica del Medioevo, compone un saggio sull’illuminazione artificiale (appunto) nel Medioevo allegando il fatto che un’opera organica e specialistica sull’argomento tuttora manca; diciamo pure tuttavia che, dopo la pubblicazione di questo saggio, essa continua a mancare. Nel Medioevo, e anche dopo sino alla diffusione dei lumi a gas e a petrolio, esistevano in pratica soltanto quattro fonti d’illuminazione: il fuoco, le fiaccole, le candele e le lampade a olio, alimentate con olî vegetali o (nell’Europa settentrionale o atlantica) di balena. Per ciascuna di queste fonti di luce artificiale si possono trovare, ad attestarne la diffusione, l’uso e il costo, pezze d’appoggio iconografiche, letterarie o provenienti da documenti pubblici e privati di vario genere: tutte cose che l’autrice menziona; ebbene, si crederà mai che nonostante ciò ella riesca qui a darne, nel giro di neanche dugento pagine, una ricostruzione quanto mai farraginosa e ripetitiva? Ciò avviene, a mio avviso, perché alcuni tipi di documenti sono abbondanti ed altri scarsi o quasi assenti. Quelli abbondanti sono i documenti con cui, per ragioni d’ufficio, la Del Bo ha familiarità: registri di conti, contratti di compravendita o di lavoro, testamenti, cronache cittadine o cortigiane; e di questi ve ne sono fin troppi: l’autrice infatti deve darne ragguaglio soltanto spigolando, per saggi, onde fatalmente deriva una spiacevole sensazione di aneddotica; ma ciò è inevitabile. Le fonti letterarie hanno naturalmente scopi diversi: lumi, lampade, lanterne, candele o torce vi sono menzionati a fini narrativi, e raramente se ne possono ricavare dati molto solidi e concreti sull’effettiva conformazione di tali oggetti; ad esse si possono accostare le fonti lessicografiche, le quali d’altronde attingono appunto anche o soprattutto dalla letteratura. Qui la Del Bo inserisce un intero capitolo sulla metafora del fuoco, della luce e dei lumi nella letteratura medievale (in volgare) che, oltre ad apparire piuttosto arruffata e manchevole, in un tema in classe verrebbe barrata come, appunto, “fuori tema”: se oggetto della ricerca sono le fonti d’illuminazione nel Medioevo, il bruciare per l’amore o il chiamare “lumi” gli sguardi e gli occhi non c’entra nulla, tanto più che tali metafore non sono nemmeno tipiche del Medioevo e della cultura italiana o europea, ove infatti derivano in genere da quella classica, in cui si spazia dal folgorante ὄπταις ἂμμε di Saffo al delizioso e tornito “me torret face mutua/ Thurini Calais filius Ornythi” di Orazio; e sono metafore così ovvie da riscontrarsi anche in altre civiltà, e viepiù ardite: in Omar Khayyam il cuore che arde d’amore brucia mandando effluvî d’arrosto. Quanto alla rappresentazione pittorica o scultorea di oggetti per illuminare, sembra essa stessa piuttosto sporadica: un po’ più presente nell’arte fiamminga, meno in quella italiana, per i caratteri proprî di queste due scuole artistiche; ma qui ci vorrebbe la memoria iconografica d’uno storico dell’arte: c’è anche da credere, tuttavia, che le tipologie di oggetti, come nei secoli più recenti, restino poche, semmai differenziate, ma neppur sempre, per ornamenti e stili locali. Appare dunque un po’ arrischiato il caricare su queste sporadiche testimonianze figurative significati ulteriori quali una diversità “di genere” degli oggetti d’illuminazione, come fa l’autrice: a prescindere dai valori allegorico-religiosi dell’oggetto, dall’abbinamento d’una forma di candeliere a un uomo o a una donna, o dalla sua presenza o assenza, è azzardato inferire una mascolinità o femminilità dell’oggetto, con ulteriori deduzioni sul prestigio maggiore o minore del manufatti, trattandosi appunto di raffigurazioni non abbondanti, lasciate forse, in molte circostanze, a predilezioni del pittore, a usanze di scuola o al puro caso. Sopravvive ai nostri giorni, di quei secoli, qualche candelabro da chiesa: dalle notizie che ne dà l’autrice, dovevano essere per lo più di legno e di ferro, e di fattura molto semplice. La Del Bo si lagna, sulla scorta d'un autore francese che cita, della “furia barocca” che avrebbe cancellato dai nostri edifici sacri i suoi amati candelabri medievali di ferro e di legno; io mi lagno della furia medievaleggiante che ha deturpato le chiese barocche o barocchizzate (e il contenuto delle sacrestie) nostrane in anni assai più recenti, magari “in omaggio allo spirito del Concilio”: e siamo pari e patta. I tarli e la ruggine però non hanno predilezioni estetiche: ma forse la nostra storica se n’è dimenticata. Torno a chiedermi: era così difficile scrivere un capitolo, per esempio, dedicato alle candele riportante in ordine chiaro: dati lessicografici, testimonianze letterarie, iconografia, dati sulla fabbricazione, l’uso e il costo, senza andare avanti e indietro, tra digressioni e ripetizioni? Certo, il capitolo sulle candele avrebbe occupato da solo metà o due terzi del saggio; ma non è colpa di nessuno se le fonti, come risulta da questo saggio, parlano molto di candele, poco di falò, pochissimo di torce e quasi niente di lumi a olio. Quel che proprio non capisco è invece perché la Del Bo indulga tanto all’uggioso vezzo di scrivere “gli storici e le storiche”, “i romani e le romane”, come se il parlare solo di storici e di romani inducesse a pensare che le colleghe della Del Bo e le abitanti di Roma (odierne o medievali) facciano e abbiano fatto sempre puntigliosamente l’opposto esatto dei loro colleghi maschi. È, per giunta, un usus scribendi pericoloso. Non teme la storica di fare torto ai transessuali, agl’intersessuali, agli asessuali, a tutte le varianti e combinazioni di costoro, e a chi non si accodi all’oggi deprecata sessualità binaria, qualunque cosa essa sia? Io, al suo posto, con l'aria che tira di questi tempi, un po’ di paura ce l’avrei.
Profile Image for Giada.
214 reviews20 followers
February 16, 2023
Da sempre abituati a considerare il Medioevo come l'epoca dei "secoli bui", "L'età del lume" di Beatrice del Bo ci mostrerà un'epoca molto meno oscura.
L'autrice ci trasporta nella storia della luce, raccontandoci l'oggetto materiale e le implicazioni filosofiche e morali. Le candele o i ceri erano oggetti di manifattura rara e preziosa che potevano valere molto nei mercati. La loro presenza e quantità era, al contempo, anche un simbolo di prestigio e nobiltà che mostrava l'influenza politica e sociale.
Beatrice del Bo, in questo illuminante saggio, ci trasporta in un Medioevo diverso da quello studiato e conosciuto fino ad adesso.
Profile Image for Flaminio Spinetti.
11 reviews1 follower
March 9, 2024
Saggio davvero interessante e che dimostra in ogni riga di testo il grado di ricerca e approfondimento che ha dedicato Del Bo a questo lavoro. Unica pecca, comune purtroppo a gran parte degli accademici italiani, é la totale incapacità (voluta o introiettata dall'ambiente di riferimento) di rendere la scrittura un minimo piacevole e alla portata di un pubblico vagamente più generalista.
Profile Image for Vera LPP Lettrice_per_passione.
186 reviews19 followers
February 21, 2023
«𝕃'𝟠 𝕤𝕖𝕥𝕥𝕖𝕞𝕓𝕣𝕖 𝕁𝕠𝕙𝕟 ℂ𝕙𝕒𝕡𝕡𝕝𝕖, 𝕝'𝕒𝕡𝕚𝕔𝕠𝕝𝕥𝕠𝕣𝕖 𝕣𝕖𝕒𝕝𝕖 𝕕𝕚 𝔼𝕝𝕚𝕤𝕒𝕓𝕖𝕥𝕥𝕒 𝕀𝕀, 𝕙𝕒 𝕒𝕧𝕦𝕥𝕠 𝕚𝕝 𝕥𝕣𝕚𝕤𝕥𝕖 𝕔𝕠𝕞𝕡𝕚𝕥𝕠 𝕕𝕚 𝕔𝕠𝕞𝕦𝕟𝕚𝕔𝕒𝕣𝕖 𝕝𝕒 𝕤𝕔𝕠𝕞𝕡𝕒𝕣𝕤𝕒 𝕕𝕖𝕝𝕝𝕒 𝕣𝕖𝕘𝕚𝕟𝕒 𝕒𝕝𝕝𝕖 𝕔𝕚𝕣𝕔𝕒 𝟙𝟜𝟘.𝟘𝟘𝟘 𝕒𝕡𝕚 𝕔𝕙𝕖 𝕒𝕓𝕚𝕥𝕒𝕟𝕠 𝕝𝕖 𝕔𝕚𝕟𝕢𝕦𝕖 𝕒𝕣𝕟𝕚𝕖 𝕕𝕚 𝔹𝕦𝕔𝕜𝕚𝕟𝕘𝕒𝕞 ℙ𝕒𝕝𝕒𝕔𝕖 𝕖 𝕝𝕖 𝕕𝕦𝕖 𝕕𝕚 ℂ𝕝𝕒𝕣𝕖𝕟𝕔𝕖 ℍ𝕠𝕦𝕤𝕖.»
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Questo volumetto mi ha accompagnata per gran parte della settimana!
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Ho voluto dargli il giusto spazio perché, consigliata dai colleghi storici, sto leggendo delle chicche veramente belle. Come questo libro, scritto da Beatrice Del Bo, professoressa di storia economica e sociale del Medioevo all'Università degli Studi di Milano, in cui parla dell'importanza della luce, nel vero senso del termine, e della sua assenza nel Medioevo.
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Attenti, però, perché erano chiamati sì "secoli bui", ma la luce c'è sempre stata nel Medioevo, poca o meno che fosse, ma c'era.
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✨ Quando si camminava nel buio della notte, si faceva riferimento ai lumi accesi nei crocicchi o agli angoli delle strade. Erano veri e propri fari di speranza per chi viaggiava al calar del sole (di per sé pochissima gente, perché le problematiche erano ben altre).
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🕯️Le candele avevano un vero e proprio impero economico nel medioevo, potevi trovarne di cera o di sego, mescolato al grasso animale, con stoppino di corda o di canapa.
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L'utilizzo e il significato dei vari lemmi è davvero interessante, così come il costo e l'impiego delle varie candele, dei vari ceri, dei fuochi in occasione di feste, acclamazioni imperiali ed eventi importanti.
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Non pensavo mi appassionasse così tanto e invece...lo consiglio vivamente, anche se è un saggio tecnico, perché è trattato in maniera tale da poter essere letto anche da chi è curioso di conoscere qualcosa di più in materia.
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📜 Il libro è ricco di fonti dell'epoca, citate e inserite per qualche stralcio.
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📚 Una piccola chicca?
Al termine delle conclusioni si trova un piccolo glossario della terminologia legata alla luce nel Medioevo.
Profile Image for Томмитрон.
35 reviews
November 28, 2024
Il Medioevo, ossia quel lunghissimo arco temporale che si frappone fra l’epoca antica e quella moderna, è purtroppo ancora oggi etichettato con lo svilente appellativo di "Dark Ages": secoli oscuri di generale decadenza - culturale, economica, demografica e tecnologica - rispetto alla gloriosa e perduta antichità classica. A queste considerazioni se ne affiancano poi altre decisamente più concrete, secondo le quali si sarebbe trattato di un mondo oppresso dalle tenebre della notte e nel quale, quindi, le persone che ci vivevano fossero fortemente limitate nello svolgere le proprie attività quotidiane dopo il tramonto. Il testo di Beatrice del Bo, pertanto, si prefigge l’importante compito di dimostrare che l’esistenza delle donne e degli uomini del Medioevo non si interrompesse di colpo tra il crepuscolo e l’alba, come tutt’ora erroneamente si crede, ma che esistesse invece una ulteriore "realtà luminosa" generata grazie alle diverse fonti di illuminazione artificiale disponibili a quel tempo, come candele, torce, fiaccole e lanterne; una materialità della luce che le numerose fonti storiche in nostro possesso - le miniature, le opere d’arte, gli scritti letterari, i documenti amministrativi - sembrano definitivamente confermare.
Profile Image for Lord Casci.
147 reviews2 followers
May 27, 2025
Saggio veramente interessante su come la luce nel Medioevo è stata fondamentale.
La storica Beatrice del Bo ha voluto occuparsi di un argomento un po’ atipico, che però ho trovato curioso da leggere.
In questo caso, se ogni volta sentiamo che il Medioevo è il “secolo buio”, l’autrice spiega come la luce sia stata un elemento imprescindibile di quell’epoca, dall’utilizzo per le strade fino all’arte.
Profile Image for Alessandro Nicolai.
311 reviews1 follower
December 28, 2024
Piacevole saggio sul signoficato religioso e politico della luce, argomento originale, testo frubile ma un po superficiale
Displaying 1 - 7 of 7 reviews

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