Idyllisch eingebettet in die Alpen liegt zwischen den schweizerischen Kantonen Tessin und Wallis das italienische Ossolatal. 1944 vertreiben die Partisanen hier nach harten Kämpfen vorübergehend die deutsche Wehrmacht und ihre faschistischen Handlanger. Gino Vermicelli, damals selbst aktiver Widerstandskämpfer, schildert in seinem autobiografisch gefärbten Roman die entscheidenden Etappen dieses Krieges im Krieg. Antiautoritär und antimilitaristisch begleiten Politkommissar Simon und Kommandant Emilio ihre Leute durch spannungsgeladene, hoffnungsvolle, aber auch tragische Monate, in denen die gesellschaftlichen und politischen Grundlagen für das Nachkriegsitalien gelegt werden. Die Dialoge der beiden Protagonisten – der eine Kommunist, der andere Katholik – tragen das Buch. Bar jeder Soldatenromantik philosophieren sie über Sinn und Unsinn ihres Tuns, über das Wesen des Menschen sowie über ihre Träume und Hoffnungen für die Zukunft. Fünfzig Jahre nach Kriegsende verfasst, hebt der Roman "Die unsichtbaren Dörfer" Aspekte wie die Rolle der Frauen im Widerstand, den Umgang mit Sexualität und die übersteigerten Erwartungen an die Zeit nach dem Faschismus schärfer hervor, als dies ein zeitgenössischer Bericht vermocht hätte. Das macht den Roman ebenso aktuell wie historisch.
Gino Vermicelli nacque a Novara nel 1922. A otto anni, dopo la morte del padre, emigrò con la famiglia in Francia, dove, adolescente, venne in contatto con l'emigrazione politica antifascista. Fu attivamente impegnato nella lotta contro l'occupazione nazista a capo di organizzazioni giovanili clandestine. Dopo il 25 luglio del 1943 venne inviato in Italia con il compito di organizzare la Resistenza. Visse la guerra partigiana da grande protagonista, con altri indimenticabili personaggi con cui intrecciò forti legami politici ed affettivi. La sua esperienza partigiana fu da lui stesso raccontata in un romanzo, pubblicato nel 1983, dal titolo 'Viva Babeuf!'. Dopo la guerra fu dirigente del PCI e in questa veste visse una intensa esperienza in Sicilia, prima a Cefalù, poi a Corleone, ed infine ad Agrigento come segretario della Federazione. Tornato al Nord, fu Segretario della Federazione di Novara del PCI, poi Segretario della Camera del Lavoro di Verbania e infine si unì al gruppo del 'Manifesto', con cui visse la stagione delle lotte operaie e studentesche degli anni 70. In pensione fece per un certo tempo l'apicoltore. Morì inaspettatamente e rapidamente nel 1998, quando ancora il racconto della sua vita non era stato interamente trascritto. Tararà, nel 2000, ha pubblicato 'Babeuf, Togliatti e gli altri', nella collana storie.