In una narrazione dialogante – tra l'autrice e la protagonista – intrisa di una profonda sensibilità femminile, Anna Banti percorre un affascinante viaggio nel cuore della Toscana medicea.
Al centro vi è la figura di Marguerite Louise d'Orléans: nobildonna irrequieta e ribelle, desiderosa di amore e prestigio in un'epoca di politiche matrimoniali e dinastiche implacabili. Con estrema precisione di dettagli e un raffinato registro narrativo, La camicia bruciata è un'opera di "interpretazione storica" volta – come sottolinea Elena Porciani nella Postfazione – «a indagare l'intimità esistenziale di personaggi realmente esistiti, spingendosi là dove i biografi, più attenti alla trama degli eventi, generalmente non si inoltrano». Chi legge viene così immerso nella claustrofobica atmosfera della corte fiorentina e invitato al contempo a scoprire le emozioni più intime della giovane sposa di Cosimo III de' Medici. Insieme a lei, e con un simile sistema di dialogo, l'autrice delinea, costruendo un «ambiente narrativo di sorellanza», anche la storia di Violante di Baviera, la moglie del Gran Principe Ferdinando, assai diversa da Marguerite nello spirito ma a lei affine nell'esemplarità del suo destino di malmaritata.
Anna Banti is the pseudonym of Lucia Lopresti, an Italian biographer, critic, and author of fiction. Much of her fiction has a central theme of women's struggles for equal opportunity.
Banti graduated from the University of Rome. She directed the literary section of the magazine Paragone and took on direction of the art section after the death of her husband, famous art critic Roberto Longhi.
Her most famous work is Artemisia, based on life of seventeenth-century painter Artemisia Gentileschi, written when she was 52 years old.
Banti died in Ronchi di Massa, Italy, at the age of 90.
La Banti fa una cosa molto originale: una ricostruzione quasi negromantica, in chiave romanzesca, fondata però su una solida ricerca archivistica, di due vite femminili seicentesche, suocera e nuora. Due malmaritate, verrebbe da dire in linguaggio barocco, una Orléans e una Palatina sposate disastrosamente ai Medici di Firenze.
Potremmo assimilare questa operazione a quella di Maria Bellonci (scrittrice che amo molto), ma i personaggi della Banti sono in un certo senso più ariosi, dialogano con il presente e ne vengono interpretati con maggiore libertà che nella promotrice del premio Strega.
Leggendola ho provato il curioso piacere di scoprire che altri, prima di noi, hanno avuto le nostre stesse idee, non certo perché io sia in grado di arrivare al livello di complessità interpretativa e finezza psicologica della Banti, ma perché come me ha visto nel Seicento italiano motivi di freschezza e di interesse e, soprattutto, perché ha scelto il romanzo storico non come rifugio dall'attuale, bensì come sfida e dilatazione dell'immaginazione.
La storia di due donne. Marguerite d'Orleans e Violante di Baviera. Due donne accomunate dal cognome del loro marito, Medici di Firenze. Marguerite e Violante due donne mal maritate che non hanno avuto nessuna clememza, neache dalla storia, specialmente la prima. Due donne che volevano solo essere amate e amare, ballare, divertirisi ed essere libere.