In questa edizione italiana integrale della celebre raccolta di fiabe curata dall’autore settecentesco Christoph Martin Wieland, si trovano per la prima volta anche i contributi di Friedrich H. Einsiedel e August J. Liebeskind. Il fantastico regno di Jinnistan appare in tutte le sue sfaccettature, palinsesto di molte altre opere successive, in particolare del Flauto magico mozartiano. In un regno di contaminazioni tra figure umane e fatate, tra Oriente e Occidente, sontuosi giardini e ricchi palazzi rococò ispirati alle corti europee, queste fiabe raccontano la storia della fine di un’epoca attraverso un caleidoscopio di immagini e motivi nei quali convivono spazi e tempi lontani, realtà e finzione, ironia e arabesco.
Finalmente l'ho finito. Non ne potevo più. Questi sono gli acquisti che mi fanno dubitare della mia lucidità mentale: ma cosa pensavo quando ho speso più di 20€ per una raccolta di racconti finto orientali scritto da un autore tedesco che palesemente conosce solo il mio professore di letteratura? Potevano almeno essere carini, invece no, erano tremendi. Lo so che devo essere onesta nei confronti di Wieland, che per l'Ottocento tedesco questi racconti potevano pure essere piacevoli; ma qualcuno avrebbe dovuto spiegargli che: 1) Si può essere felici anche se non si è bellissimi; 2) L'intreccio è una cosa importante, se inserisci 10 diverse storie matrioska in cui arrivata alla terza non ricordo più la prima, questo non ti rende un buon scrittore in automatico, ma solo una penna molto barocca e vuota (in più bisogna essere capaci a fare certi giochetti); 3) Avevi un bellissimo elemento narrativo, i Jinn, che poteva scatenare un grande immaginario, invece li hai fatti diventare degli stupidi maghi con dei poteri.
Potrei continuare ma ho già perso sufficientemente tempo con questo libro, spero almeno me lo valutino bene alle bancarelle di via Po.