Il corpo delle donne.
Mi ero approcciato a questo libro attratto dalla mia (recente) passione per il teatro insieme quella (altrettanto recente) per la Sicilia: una combinazione che in Luigi Pirandello diventa vincente.
Ma non per le ragioni che mi aspettavo. Il punto è che oltre alla leggendaria "piece" la patente, questo libro riporta altre due commedie dello stesso periodo (1917-1919), che pur essendo di un secolo fa portano avanti il tema formidabilmente attuale del corpo delle donne.
E' cosa nota che, senza che questo ne sminuisse il genio, Luigi Pirandello portasse con se una idea arcaica, tormentosa, diffidente e quasi immorale del mondo femminile. Il grande letterato di Girgenti non è mai stato in grado di superare il dualismo tra l'amante e la madre: tra la donna come oggetto di amore e di passione, e la donna intesa come puro corpo, come macchina riproduttrice che non può venir meno alla sua missione di madre pena la perdita di ogni sorta di dignità umana. Questo dualismo, unito al fatto che entrambe le due visioni restituiscono un rapporto con il corpo delle donne fatto di puro possesso, è il dramma del teatro pirandelliano quando parla al femminile, e per inciso è anche uno dei drammi più spaventosi della nostra realtà sociale. Sono convinto infatti che nel nostro essere incapaci di superare questa concezione riduttiva del femminile nella comunità stanno le radici della violenza, dello stupro, del femminicidio.
E del rapporto della donna con lo stupro parla la prima delle tre opere, "L'innesto". Come può sopravvivere l'amore tra un uomo e una donna se questo viene barbaramente attaccato e messo in discussione da un immondo stupro, che per di più lascia dietro di sé l'onta indelebile di un figlio della violenza? L'essere donna di Laura è messo in discussione sia come amante (perchè il suo corpo è stato violato da un PADRONE che non è quello legittimo), che come potenziale madre (perchè il figlio che porta in grembo non nasce da un rapporto riconosciuto). nell'arcaica società dell'Italia di quegli anni non sono previste altre possibilità. Ma il vero dramma, ciò che rende "L'innesto" un' opera sorprendentemente moderna, è quello del marito Giorgio Banti. Costui è una persona così gretta che non riesce a pensare l'amore per la moglie se non in termini di possesso: a causa della sua debolezza ed immaturità (non fa che piangere per tutta la commedia) si sente messo in discussione nella sua posizione di padrone del corpo della moglie, e per questo arriverà a pensare al femminicidio ed all'aborto. Stupro, femminicidio, aborto: parole purtroppo molto attuali in un'opera di cento anni fa. Quanto avanti era Luigi Pirandello rispetto ai suoi tempi, e quanto picchia duro il suo umorismo. Occorreranno a Giorgio ed a Laura una lenta e dolorosa presa di coscienza per superare gli schemi preconcetti di relazione di quei tempi, e ripensare il loro rapporto in modo tale da salvarlo da questa terribile esperienza. Il corpo di Laura viene assimilato (in maniera incisiva ma terribile) a quello di una pianta che ha dovuto essere potata ed innestata (lo stupro) per dare frutto (il bambino-Giorgio è sterile).
"L'uomo, la bestia e la virtù" ritorna ancora una volta sul tema del corpo della donna. L'ambivalenza della VIRTUOSA (sic) signora Perella tra la fedeltà ad un modello di donna moralistico e matriarcale ma vuoto e lo strizzare l'occhio alla perversione, alla seduzione, per trarre in inganno il bifolco marito che aveva precedentemente tradito a causa della sua distanza e della sua crudeltà. Anche qui viene riproposta una donna dilaniata tra i ruoli di madre e seduttrice, che sono visti come incompatibili. Anche qui, la donna viene assimilata ad un vegetale, una pianta il cui frutto deve essere colto: anche qui c'è la sgradevole idea del corpo femminile come macchina per figliare. Questa commedia mi ha tuttavia colpito meno perchè tutto è assai più giocoso, clownesco, irridente, tradizionale.
Che dire del "la patente"? La fama di questo atto unico è talmente leggendaria che quasi non vale la pena di parlarne. Ma se quasi tutti lo hanno letto ed apprezzato almeno a scuola, mi permetto di consigliarne una rilettura per gustare ancora una volta la portata umoristica di un personaggio indimenticabile come lo iettatore Chiarchiaro. E magari perdere qualche minuto in una riflessione dolce amara su quanto sia facile anche ai tempi nostri cedere alla tentazione di designare una vittima, un debole come capro espiatorio di tutte le nostre insicurezze (chiunque, basta che non sia io). La parola "Bullismo" al contrario di quelle scritte sopra, in Pirandello non si trova; ma il dramma c'è già tutto.
Sono tre opere teatrali che hanno cent'anni, e che ai tempi non ebbero neppure troppo successo (come le recensioni coeve riportate in fondo al testo dimostrano - spicca quella nientemeno che di Antonio Gramsci): mi viene il dubbio che non abbiano avuto successo semplicemente perchè troppo avanti per il gusto delle persone comuni di quegli anni.