Nello scenario di una Puglia misteriosa, tra la campagna e il mare, quattro ragazzi vivono un'esperienza che segnerà per sempre le loro esistenze. Matteo Leoni, un tredicenne timido e riservato con la passione per la scrittura, e la cugina Valentina, sua coetanea bella e intelligente, gli altri amici. L'estate scivola tra escursioni avventurose, corse in bicicletta, presenze inquietanti, bagni notturni, rocambolesche vicende familiari, amori sotterranei, risse e scoperte stupefacenti. Sullo sfondo la traccia misteriosa della foresta, compatta e scura, disegnata a rilievo sulla campagna. Come un cane nero, che corre. Poi arriva settembre, e segnerà la linea di confine, imprevedibile, che dividerà le loro vite.
"Nello scenario di una Puglia misteriosa, tra la campagna e il mare, quattro ragazzi vivono un'esperienza che segnerà per sempre le loro esistenze", così dice la descrizione del libro. Prosegui la lettura aspettando questo evento incredibile ma non arriverà mai. La descrizione ideale del libro sarebbe: "La malinconia di un'estate in Puglia nei ricordi nostalgici della mia infanzia". Il racconto non è male, solo molto distante da quello che si legge nella descrizione.
Un romanzo che si legge velocemente, l'estate del passaggio, di quell'età di mezzo fra l'infanzia e l'adolescenza, in cui i giochi di sempre all'improvviso assumono altre sfumature e altre sensazioni. L'idea, come già detto, non è nuova, ma Carofiglio la rende bene. Lo stile è fluido, anche se a volte inutilmente pomposo. Questa figura del cane, che torna a inquietare a più riprese, come una sorta di Colombre, forse è più simbolica che reale, come l'età adulta che spaventa, perché sconosciuta e minacciosa, ma quando poi te la ritrovi davanti ti rendi conto che non è il mostro che temevi fosse.
Ambientato nel Salento tra gli anni Sessanta e Ottanta, il libro tratta di un gruppo di adolescenti tra i quali Matteo, il protagonista, che narra le vicende in prima persona, arricchendole di numerosi flashback che permettono al lettore di conoscerle a fondo. Il testo è per lo più indirizzato ad un pubblico di giovani, il linguaggio è semplice e gergale, ma preciso e ricercato nella descrizione del paesaggio che, avendo una funzione narrativa, è oggettiva; attraverso queste ampie parentesi descrittive, è come se l’autore intendesse omaggiare la propria terra. La focalizzazione è interna, il ruolo di narratore è svolto dal protagonista. Gli altri personaggi principali sono Valentina, sua cugina, più grande di lui di un anno; Beppe, un suo amico con un debole per il cibo; Alessandro, più grande di due anni e l’inquietante presenza di un cane che li tormenta durante l’estate del 1975. Il tema principale è il cambiamento che deriva dalla crescita, durante la quale il ragazzo si accorge di essere rimasto indietro rispetto ai suoi coetanei. In tal proposito, viene fatta la seguente riflessione, che descrive perfettamente la sua situazione di disagio : “Le cose hanno una faccia che non somiglia mai a quello che c’è dietro”. Il romanzo è una panoramica sul mondo degli adolescenti e di come affrontano le problematiche che li indirizzano verso l’età adulta.
La primera mitad del libro me ha parecido demasiado lenta. Si lo comparo con "L'estate dell'incanto" del mismo autor, claramente aquél me gustó más. Ahora bien, la segunda mitad mejora mucho, en mi opinión y la parte final me ha encantado.
Empiezo a deducir que el bosque es un elemento recurrente en las historias de este autor y que sus ambientaciones están plagaditas de metáforas. Un libro impregnado de melancolía, y eso a mí me gusta.
Carofiglio racconta una storia sull'adolescenza e i suoi strascichi. Molto ben narrato, con una buona ambientazione anche se il soggetto, il passaggio all'età adulta, non è un'idea nuova.
L'autore ha uno stile ricercato e rasente alla sceneggiatura che non rende merito alle scene più toccanti del racconto, liquidate in poche righe.
Aldilà di questo, ci si affeziona ai personaggi, vien voglia di capirli, guidarli o farsi guidare. Non conoscevo "questo" Carofiglio; inizialmente ho temuto, dallo stile, di essere incappata in un vivace seguace del primo De Carlo. Solo temuto, fortunatamente. Interessante.
Lettura gradevole; è una bella storia ma mi hanno dato fastidio le frasi "altamente poetiche" dell'autore tipo: "Perchè la vita è molle come una mollica idiota su una tovaglia rossa con le candele lasciata sul tavolo, esausta, dopo un pranzo di due giorni fa. Una mollica su uno stupido tappeto peloso e sintetico.". Dico io sarò anche ignorante di letteratura ma per me queste frasi non hanno assolutamente senso e mi infastidiscono perchè sembrano buttate lì solo per fare pomata.