Più di ogni altro segno, le parole accompagnano ogni nostra esperienza: le più personali e private e le più pubbliche, le più abituali e le creazioni più straordinarie della fantasia e del pensiero scientifico. Questo libro ci introduce a capire radici, modi, effetti del nostro parlare e, forse, a controllarlo meglio.
Tullio De Mauro è stato un linguista italiano. Ha frequentato il liceo classico "Giulio Cesare" di Roma. Ha insegnato Linguistica generale e ha diretto il Dipartimento di Scienze del Linguaggio della Facoltà di Filosofia e successivamente il Dipartimento di Studi Filologici Linguistici e e Letterari della Facoltà di Scienze Umanistiche alla Sapienza Università di Roma che ha contribuito a fondare, insieme ad Alberto Asor Rosa. Allievo di Antonino Pagliaro, ha insegnato a vario titolo in diverse altre università italiane (Napoli L'Orientale, Palermo, Chieti, Salerno) dal 1957, come professore di prima fascia dal 1967. Ha tradotto il Corso di linguistica generale (Cours de linguistique générale) di Ferdinand de Saussure, che, insieme ad alcuni autori strutturalisti, ha avuto una certa influenza sul pensiero di De Mauro. Ha presieduto la Società di Linguistica Italiana (1969-73) e la Società di Filosofia del Linguaggio (1995-97). Dal novembre 2007 dirigeva la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e presiedeva il comitato direttivo del Premio Strega. Era fratello minore di Mauro De Mauro, giornalista de l'Ora di Palermo rapito e ucciso dalla mafia nel settembre 1970, e padre del direttore della rivista Internazionale Giovanni De Mauro.
Nel giugno 1971 ha sottoscritto la lettera aperta pubblicata sul settimanale L'Espresso sul caso Pinelli. Nell'ottobre dello stesso anno ha sottoscritto l'Autodenuncia di solidarietà a Lotta Continua. Nel 1975 viene eletto al Consiglio Regionale del Lazio nelle liste del PCI. Nel 1976 viene nominanto assessore alla Cultura, incarico che terrà fino al 1978. È stato ministro della Pubblica Istruzione nel Governo Amato II (dal 25 aprile 2000 all'11 giugno 2001). Dal 2001 al 2010 ha presieduto Mondo digitale, fondazione del comune di Roma, da cui è stato rimosso nel giugno 2010. Ha collaborato e collabora a giornali e settimanali: dal 1956 al 1964 al settimanale Il Mondo, dal 1966 al 1979 al quotidiano Paese Sera, dal 1981 al 1990 con rubriche fisse sulla scuola (1981-85) e il linguaggio (1986 e sgg.) al settimanale L‘Espresso. Ha saltuariamente collaborato e collabora con L‘Unità, La Stampa, La Repubblica, Il manifesto, Il Sole-24 Ore, Il Mattino e regolarmente con Internazionale con le rubriche “La parola”, dal 2006, e “Scuole”, dal 2008. Tra il 1960 e il 1973 ha collaborato spesso a trasmissioni radiofoniche e televisive della Rai cui ha ripreso a collaborare di nuovo nel 1997-2000. Dal 1978 ha collaborato a cicli di trasmissioni radio e televisive della Rtsi (Radiotelevisione della Svizzera Italiana).
«Ogni lingua umana è dotata della possibilità di ripiegarsi su se stessa, di riflettere sé in sé e cioè di usare in modo metalinguistico riflessivo ogni sua parte e ogni suo uso.»
È quello che promette: una prima lezione sul linguaggio. A me è piaciuto.
Bah... Pensavo meglio. E come Prima lezione direi che non ci siamo proprio...
Ci sono un paio di capitoli interessanti - il settimo e l'ottavo - ma ce ne sono tanti altri che sono un po' troppo filosofici per i miei gusti.
Mi ha colpito dove parla delle n parole che gli Inuit hanno per la neve e del fatto che lingue come il russo non distinguono il verde dal blu. Lui dice che se una lingua non distingue due tinte, nemmeno i parlanti sono in grado di vedere la differenza tra le due tonalità. Però John McWhorter in The Language Hoax: Why the World Looks the Same in Any Language dice chiaramente che i russi distinguono i blu dai verdi come noi. E non è vero che ci sono una trentina di parole Inuit per descrivere la neve: son sempre quelle che si combinano per formare parole composte.
Non so, ho fatto più fatica a leggere questo rispetto alle prime lezioni di Luca Serianni, ad esempio.
Che cos'è il linguaggio? Domanda intelligente: detto in altri termini, non si ha idea di quale sia la risposta. Tullio De Mauro ci tentò nel 2002 con questo libretto, che io ho letto nella versione edita dal Corriere della Sera. Inutile dire che nessuno può (poteva) tacciare De Mauro di scarsa conoscenza del tema: ho però trovato la prima parte troppo generalista e quindi poco interessante. Molto meglio la seconda parte, sempre di tipo generale ma con un maggiore uso di esempi pratici, e soprattutto con un utile confronto con quello che succede in altri sistemi informativi, come i versi degli animali, i linguaggi non verbali come la lingua ("le lingue") dei segni e la matematica, dove tra l'altro si fa notare la differenza tra quest'ultima, che è un linguaggio non-creativo mentre il linguaggio è "non non-creativo"; uno scioglilingua che ha un suo bel senso. (ah: a pagina 90 c'è un esempio matematico con un errore...) In pratica, dunque, un testo per i curiosi.
Breve introduzione alla linguistica, che alterna parti interessanti e accessibili anche ai non esperti e altre con un linguaggio un po' troppo tecnico.