Ora lo so dopo avere letto tre libri di Greene (mi sembra un numero sufficiente) posso affermare con certezza che è diventato uno dei miei autori preferiti, lo amo.
Amo soprattutto i suoi personaggi quelli maschili, perché le donne rimangono sempre un po’ più sullo sfondo delle sue storie.
I suoi personaggi sono uomini virili, non nel senso sessuale, ma virili perché fermi nei loro propositi, inflessibili, rocce ma con un cuore di burro dolcissimo che nasconde il loro tormento interiore, che sia sentimentale o di fede, o morale che sta lì a dilaniare le loro vite.
Il fattore umano è un libro di spionaggio, anzi di controspionaggio, non sono per nulla esperta del genere, anzi è proprio un genere che in genere non mi si confà, ma mai dire mai e infatti…
C’è Maurice Castle, il protagonista, che lavora per i servizi segreti britannici, la sua sezione si occupa dell’Africa, ha vissuto per molti anni in Sudafrica (che è il paese forse meno africano di tutto il continente) e ne conosce a fondo dinamiche politiche e segrete, ma laggiù in quell’estremo sud Castle ha avuto dei guai…
Innamorarsi è un guaio?
Non li chiamerei guai.
Mi ero innamorato.Già, già, vedo. Di una ragazza africana. Una bantu, come dicono gli afrikaner senza fare distinzioni. Lei aveva violato le loro leggi razziali
Si è innamorato di una collega, nera, che per motivazioni politiche viene a trovarsi in pericolo, Castle l’aiuta a fuggire dal suo paese per poi portarla in Inghilterra e sposarla.
Ad un certo punto nella sezione londinese dove Castle lavora emerge una pericolosa fuga di informazioni, chi di dovere ha il compito di verificare dove stia la falla, chi sia il traditore a condurre lo sporco doppio gioco.
In tutto il romanzo, i colpi di scena sono rari, non ci sono lame che escono da stilografiche, nè pistole d’oro, né rostri che lievitano dai cerchioni luccicanti di Ferrari tirate a forte velocità, insomma dimenticarsi James Bond.
E’ quasi un controspionaggio da camera (nel perfetto stile di Greene) molto pacatamente british, agenti segreti quasi burocrati di ufficio che traducono o crittografano telegrammi in codice, o che usano Guerra e Pace come un cifrario dove scrivere un rapporto segreto, eppure l’estro di Greene riesce a creare una tensione in accumulo sotto la superficie di eventi ripetuti, ci fa percepire il dilemma di un uomo che è consapevole di tradire, ma per un motivo nobilissimo, come un paladino franco.
Brutta vita quella dell’agente segreto che fa controspionaggio, sempre a guardarsi le spalle, cui non è permesso nemmeno per un attimo deporre il fardello della segretezza, immerso nella solitudine di quello che sa e che non può condividere, con nessuno.
Una figura professionale che si carica di un peccato vecchio come il mondo: il tradimento che diventa il suo modus vivendi, viene addirittura pagato per tradire e perpetuare il tradimento, ma chi tradisce merita di essere eliminato senza nemmeno passare attraverso un processo, senza scalpore né pubblicità deve solo scomparire, non essere mai esistito.
Be’, sono quel che si dice un traditore.»
«E allora?» Mise la mano nella sua; fu un gesto più intimo di un bacio: anche a un estraneo si può dare un bacio. Disse: «Tu, io e Sam siamo il tuo Paese. E questo non lo hai mai tradito, Maurice».
«Non serve angustiarci oltre, per stasera» disse Castle. «C’è ancora tempo, e abbiamo bisogno di riposare.»
Ma quando furono a letto, fecero immediatamente l’amore, senza pensarci, senza dirselo, come se l’avessero deciso insieme un’ora prima e tutti quei discorsi non avessero fatto altro che rimandare il momento. Da mesi non lo facevano così intensamente. Adesso che il segreto era stato rivelato, l’amore poteva esprimersi
Per ultimo il titolo bellissimo quel fattore umano che si insinua negli eventi e li disfa come neve al sole, la componente umana che fa la differenza nelle cose.