Non fare la femminuccia. Quante volte abbiamo sentito dire questa frase? Non solo nella quotidianità, ma anche in film, serie tv, fumetti, canzoni... insomma, ovunque. Non fare la femminuccia, parafrasato: non fare il debole, non essere timido, tira fuori il coraggio, fai l’uomo! Invito sempre declinato al maschile, perché è solo ai maschi che viene rivolto. O meglio, imposto. E chi femminuccia già lo è? Be’, di certo non ha molte possibilità di rivalsa su uno stereotipo così consolidato. Come scrive Federica Fabrizio nell’introduzione, “la convinzione che la debolezza sia associata alle donne si regge sulla nostra sistematica esclusione dai libri di storia, dalla politica, dalle classifiche musicali, dalla ricerca”. Attraverso questo libro le femminucce smettono di rappresentare lo standard sociale di debolezza assoluta: da oggi lottano, si impadroniscono di tutti gli spazi, urlano, cantano, resistono, ballano. In questo percorso incontreremo donne vissute in epoche differenti, alcune molto lontane da noi e tra loro, altre decisamente più vicine, ma tutte incasellate in spazi troppo piccoli, tutte unite dall’urgenza di dire qualcosa. Perché c’è un filo sottile che unisce Berta Cáceres, attivista per i diritti delle popolazioni autoctone dell’Honduras brutalmente assassinata nel 2016, e Luisa Spagnoli, illuminata imprenditrice del primo Novecento. È lo stesso filo che lega la scienziata Rosalind Franklin a Raffaella Carrà e a tante altre: la determinazione a combattere con la certezza che non si lotta solo per le proprie battaglie personali ma per i diritti di tutte le persone.
Scrivo questa recensione con la rabbia di chi si è appena messa una borsa dell'acqua calda sulla pancia perché i dolori del ciclo sono insopportabili e mi rendono incancrenita. Questo libro io non lo volevo leggere. Avendo già letto il libro di un'altra persona molto vicina a questa autrice, sapevo che non ci avrei trovato niente per me, tuttavia non sono d'uso parlare delle cose senza conoscerle, pertanto ho speso i miei euro diciotto e acquistato il libro. L'ho letto non per me, ma spinta dal desiderio di discussione che ho sviluppato con una mia amica che invece stima la Fabrizio e ne ha apprezzato il testo. Parto con il dire che io ho dieci anni più dell'autrice (e dell'amica in questione), ho vissuto esperienze che spero di voi nessuno sperimenterà mai per il suo stesso bene e letto libri che per fortuna nessuno di voi leggerà mai. Non sono molto vicina al femminismo performativo di instagram (che di performativo ha poco, nel senso inteso da Marina Abramovic) che vive di ads di makeup o secchi di champagne con loghi femministi (perché per me l'attivismo e il capitalismo non sono cose che vanno a braccetto) e ho in generale molta poca pazienza verso chi mi vuole insegnare tanta teoria senza aver mai vissuto la pratica. Pensati libera, ma come dice Cicatrici Nere, non come dice Chiara Ferragni. Femminucce non è quello che credevo che fosse. Pensavo fosse un saggio femminista, ma in realtà narra la storia di alcune femministe nella storia. Di fatto prende l'idea già vista in Donne difficili di Helen Lewis e in Morgana di Michela Murgia e la ripropone in modo estremamente simile.
Cosa non mi è piaciuto: il linguaggio di Fabrizio non è particolarmente ricercato e mi aspettavo un po' di più come approfondimenti e tematiche. Poi ci sono i trigger warning. Io sono una fan dei tag e dei trigger warning nella narrativa, sebbene sia consapevole che non siano una cosa gradita a tutti, io stessa ne faccio largo uso nei miei romanzi. Ma qui parliamo di saggistica: che Janis Joplin fosse fatta 25 ore su 24 è cosa nota, non mi serve un warning che mi avvisi di questo. Se ti turba, francamente non ti meriti nemmeno di leggere l'etichetta sullo shampoo. Smettiamola di coccolare i fruitori dei media, grazie. Una cosa che mi ha infastidita immensamente è stato il ribadire costantemente, a ogni singolo capitolo, che Fabrizio è una donna bianca con un corpo abile che vive nel privilegio. E di conseguenza io, donna bianca con un corpo abile che vive nel Nord Italia, devo sentirmi travolgere dai suoi sensi di colpa per questo. Scrivere "non voglio appropriarmi delle esperienze di queste persone" quando hai letteralmente basato il tuo libro sul raccontare l'esperienza di queste persone è abbastanza asinino. Se sei sicura di quello che stai scrivendo, se ti sei documentata a sufficienza non ti stai "appropriando" di un fico secco, stai solo riportando i fatti. Ho particolare allergia a questa narrativa del privilegio, perché viviamo in uno Stato che fa di tutto per cancellare le donne o ridurle a incubatrici a partire dalla donna che lo guida, abbiamo un ministro che dice che "purtroppo in Italia abortire è un diritto" quindi no, cara autrice, non mi sento di vivere nel privilegio per un sacco di altri motivi personali. E sentir ripetere continuamente questa cosa (in aggiunta a "le aziende e i media mainstream e le varie piattaforme di informazione di massa, non accolgono le istanze del femminismo radicale") da una persona che è stata pubblicata da uno dei più grossi editori nazionali (tra l'altro in seguito al successo editoriale dell'altra persona a lei vicina. Che magari le due cose non sono correlate, ma il tempismo è davvero atroce) fa sorridere. Sembra veramente di vedere gli anarchicissimi Chumbawamba sottoscrivere il contratto con EMI.
Cosa mi è piaciuto: ci sono state cose che mi sono piaciute di questo libro e che sono in contrasto con quelle che non mi sono piaciute. Il linguaggio semplicistico in realtà non è del tutto un male. Assodato che io non sono affatto il target di questo genere di narrazione, riconosco che questo libro può essere indirizzato a una fascia adolescenziale. Personalmente è un libro che mi sentirei di consigliare ai miei studenti giovanissimi di 14/17 anni, in quanto introduttivo alla materia e comprensivo di tutte le basi per iniziare ad apprenderla. Il ribadire il privilegio in realtà non è del tutto sbagliato, ma io lo avrei ridotto all'introduzione, non nella narrazione. È comunque importante spiegare ai più giovani il concetto. Ho apprezzato molto la narrazione della storia di alcune femministe italiane, tra cui la più rilevante Carla Lonzi, cosa che mi fa desiderare un libro di questo tipo solo su questo. E, sebbene all'inizio mi infastidisse un pochino, ho in realtà apprezzato leggere del percorso che ha visto l'autrice avvicinarsi al femminismo.
In conclusione: se avete più di diciotto anni, questo libro non è per voi, perché si suppone che il vostro percorso lo abbiate già iniziato. Tuttavia lo consiglio alle e ai giovanissime/e, per imparare a conoscere il femminismo e introdursi ai suoi concetti, nonché alle figure che ne hanno fatto parte.
I read it, keeping my mind free from prejudices, and I am here to write a review which may sound rude, but earnest. Title of the book, the real one: when performance meets activism. I would like to say something nice, but I cannot just give the green light to the intentions if the execution is poor. I admit I cannot see good intentions either as I cannot stand this "Instagram feminism", where all the topics and subjects are developed with few words, with no research in the details and with a poor choice of vocabulary. This is a big nope to me, I may not be the target, which can be one of the reasons why for my brashness, but I am also sick and tired of these "feminist essays" which have nothing as an essay. These are more like a post you can read on a blog and I cannot take seriously something that quotes as sources of some Spotify podcasts for example. It is not a "feminism level starting", no. Even the style and the development of the stories told are awful. One of the keys that patriarchy uses, as a part of rhetoric speech, is deminutio by using only a woman's first name, without their surname, to diminish their value as a person, as a researcher, artist, etc; and what we find in this book? The very same important women are called only by their first names. Some people should not write a book if they do not have the tools how to write them. That's all I'm saying, end of this rant, bye for now.
“Abbracciate l'eventuale disagio che queste pagine potrebbero provocarvi e partite da li per decostruire i vostri privilegi. Dopodiché, fate sentire a disagio più persone possibile e unitevi alla lotta insieme. Prestate questo libro alle persone amiche e anche a quelle meno amiche, se pensate possa avere senso. Scriveteci sopra, dialogate con lui. Anzi, con lei. Il mio libro è femmina, s'intende. Portatelo in metro, usatelo come sottobicchiere, distruggetelo, servitevene come arma ai cortei. Ormai è nostro, a me sola non appartiene più. La pratica femminista quotidiana non è un percorso in solitaria ma una staffetta di cui, adesso, è il nostro momento di raccogliere il testimone. Noi siamo nuove generazioni di femminucce, pronte a darsi da fare affinché la corsa continui. Che se corriamo un po' a turno, ci stanchiamo meno, fino a quando insieme non vedremo il traguardo all'orizzonte. Fino ad allora, sorelle, continuiamo a correre.”
Avevo delle aspettative alte per questo libro, ma devo dire che le ha assolutamente disattese. Il soggetto è interessante nella misura in cui, se si è interessati all'argomento, offre diversi spunti per approndimenti successivi. E qui sta l'inghippo: l'ho trovato superficiale, poco approfondito, strizza l'occhio alla tendenza del momento ma si ferma all'apparenza. Il linguaggio è piatto, più da social che da studio sui generi; inoltre, un libro che vuol essere femminista non può descrivere personaggi che hanno cambiato le regole del patriarcato chiamandoli per nome, come fossero cugine dell'autrice... Queste sono proprio le basi! Mi aspettavo un saggio femminista, ho trovato un libro che si ispira alla struttura di lavori come "Morgana" di Murgia e Tagliaferri, senza raggiungerne lo spessore.
I "trigger warning" mí hanno infastidita particolarmente: ma davvero dobbiamo avvisare chi si appresta a leggere un saggio che parla di differenze di genere e patriarcato che nelle storie che si stanno per leggere si parlerà di violenze, omicidi o droghe? Perché se si rende necessario un simile alert, allora forse bisogna cambiare genere, leggere altro.
Non ho apprezzato il fatto di continuare a parlare del privilegio della donna bianca (ok, è vero, ma dopo che lo hai detto una volta direi che è più che sufficiente, considerando che è un privilegio piuttosto limitato dato che non viviamo nel paese delle meraviglie e la parità ancora ce la sogniamo, e che continuare a ripeterlo nel raccontare altre storie non aggiunge nulla) e del "non volersi appropriare delle esperienze altrui" (ci stai scrivendo un saggio, il cui fine dovrebbe essere quello di mettere il tuo privilegio a servizio delle tue sorelle che quel privilegio non ce l'hanno, stai raccontando fatti per renderli noti a chi non li conosce, dov'è l'appropriazione?). Sicuramente é un libro più adatto ad una fascia di pubblico molto più giovane di me, direi primi adolescenti, tuttavia mi pesa l'appiattimento dei concetti: non è che un'adolescente di 14/15 anni non possa leggere su questo tema qualcosa di un po' più strutturato senza comprenderlo, santo cielo! Perché dobbiamo continuare a semplificare fino all'eccesso per poi lamentarci dei giovani che, signoramia e bla bla... Se stanno leggendo un saggio (non un post su un social o un blog), vuol dire che vogliono approfondire e bisogna prenderli sul serio! Alla fine, senza assolutamente mettere in dubbio le buone intenzioni di Fabrizio, mi è stato difficile trovare un vero filo conduttore, ho chiuso il libro pensando: "ok, ma dove volevi davvero arrivare, quali sono le tue conclusioni? Cosa mi resta da questa lettura?". Se non si approfondisce davvero, restano chiacchiere tra amiche, valide a far conoscere nomi e storie importanti con l'accuratezza di una ricerchina su Google ferma ai primi due risultati. La potenza che avrebbe potuto avere questo libro si è arenata al titolo, tutto il resto l'ho trovato davvero poco curato.
Questo libro può essere un'ottima porta d'ingresso verso la pratica femminista, tuttavia penso che sarebbe stato molto più efficace se avesse offerto qualche scorcio in più sulle vite delle donne di cui racconta, anche solo sotto forma di brevi aneddoti. I discorsi attorno alle figure raccontate sono importanti, ma le donne che li ispirano rimangono - paradossalmente - un po' nell'ombra. Comunque, viva le femminucce ora e sempre ✊🏻
Sono rimasta molto delusa da questo libro, lo pensavo di tutt'altro spessore. Non metto in dubbio le buone intenzioni di Fabrizio che ho anche piacere ad ascoltare ma a fine lettura ho dovuto dedurre che forse la casa editrice abbia voluto navigare sulla sua notorietà come attivista/divulgatrice ma ben poco puntare sul contenuto del libro che risulta invece estremamente superficiale, banale e ovvio. Di cosa vuoi raccontare? Qual è il filo? Cosa vuoi trasmettere? Manca completamente il perché, il senso, il conduttore. È come parlare al bar del più e del meno facendo un po' di minestrone sugli argomenti, racconti storie di altri ma parlando di tutto senza dire niente... Alcune storie sono completamente vuote, ci sono lá dei monoliti dell'umanità con le loro vite contradditorie, piene di senso, di storia, di profondità ma le racconta come fossi su Wikipedia, con quattro nozioncine da tema del liceo. Che alla fine mi chiedo... Ma di cosa avrà voluto parlare davvero? Mi aspettavo un livello completamente diverso, un contenuto di spessore, ma non avevo neanche chissà che aspettativa, anzi! e invece mi è parso un libro su cui non ha creduto fino in fondo nemmeno lei... Eppure ha una testolina niente male questa ragazza! Scrivere è un'urgenza comunicativa! Cosa vuoi che mi interessi dei tuoi flip di quando eri ragazzina... se ho comprato un libro è perché vorrei che da esso possa trarre qualcosa, arricchire la mia vita! raccontami qualcosa che non so o che non trovo su Google cliccando il primo sito! Non dico che mi aspetti che mi segni in maniera indelebile ma almeno che mi trasmetta qualcosa di utile. Femminucce ha un significato potente, non puoi nasconderti dietro nomi importanti, e finisce lá... perché serve comunque una storia da raccontare, una storia che sia la tua (e non degli altri) e che dica qualcosa ! Mi dispiace bocciarlo così clamorosamente è più focalizzato sullo strizzare gli occhi ai follower che sul pensare a qualcosa di davvero utile da dire, e di cose ce ne sono tante ma scegliamone una, e scriviamola con nozione. Se le biografie fossero state di contenuto avrei soprasseduto... Ma nemmeno quello. Mi dispiace essere incappata in questo flop, anche per l'evidente lavoro di marketing e pubblicità di questo libro. Starò molto più attenta al prossimo giro.
In questo libro Federica Fabrizio prende per mano lə lettorə e l’accompagna attraverso alcune delle tante figure che ha incontrato durante il suo percorso nel femminismo. Queste femminucce, Federica le racconta, le esamina, talvolta le critica, spesso le guarda con la commozione con cui si pensa a quell’insegnante che a scuola ti ha un po’ cambiato la vita. Non un primo libro sui femminismi, perché ci sono alcuni concetti con cui bisogna avere familiarità per poterlo comprendere al meglio, ma un ottimo secondo libro, perfetto per chi vuole indagare la rabbia suscitata da questo “problema senza nome” di cui sempre più persone prendono coscienza e scoprire i molti modi in cui la filosofia è la lotta femminista si possono manifestare. Per chi, come me, mastica libri femministi e teorie femministe da un po’, il mio consiglio è di sfogliare l’indice e leggere il libro se c’è qualche nome che non si conosce, o qualche nome che stupisce possa rientrare in un libro che parla di femminismi. Se conoscete tutte queste femminucce, invece, sarà bello leggerlo per vedere come un’altra persona ha scoperto la loro esistenza e la loro importanza e per ripercorrere il proprio percorso nel movimento femminista. Ne vale davvero la pena.
Leggere Federica Fabrizio, molti la chiamano Federippi, è stato molto interessante. Ogni volta che leggo un libro come il suo penso, che gli uomini dovrebbero leggerlo tutti. Quelli che ne sanno già degli argomenti che tratta per assaporare un nuovo modo di raccontare. Gli uomini che sono del tutto digiuni di storie di vita legate alle donne, alle varie disparità, a tutto ciò che la cultura patriarcale predominante fa vivere loro quotidianamente, per provare a mettersi in discussione. Provare ad osservare i propri comportamenti quotidiani. Magari modificando quegli atteggiamenti, ormai interiorizzati, che non hanno più senso di esistere. Femminucce. Donne che cambiano le regole, non è un libro per accarezzarsi, è un libro che ci prende per le spalle e cerca di scuoterci. Non conoscevo molte delle donne raccontate da Federica Fabrizio, e la ringrazio anche per questo, oltre alle fonti da recuperare per approfondire i vari argomenti, in calce ad ogni capitolo. Fate un regalo al mondo: leggetelo e mettetevi in discussione.
Questa non è una semplice raccolta di biografie di donne che hanno dato un contributo al femminismo. Questa è la storia di una giovane donna attraverso la scoperta del femminismo. Ho conosciuto Federica alla presentazione di questo libro a scatola chiusa. Mi hanno colpita più di tutto la sua dolcezza, la sua sensibilità e il suo delicato modo di "conf0ndere l'avversario" prima di lottare per le sue idee. La personalità dell'autrice si esprime appieno in questo interessante libro, e ci ribadisce ancora una volta che il femminismo è importante, sia per le donne sia per gli uomini. Un libro che consiglio sia alle neofite del femminismo, sia a chi già mastica il tema.
è la prima volta che leggo qualcosa riguardante il femminismo, tema che mi interessa particolarmente e che mi sarebbe piaciuto approfondire, grazie appunto alle parole di federippi, che seguo anche sui social. il libro presenta storie di donne che hanno avuto un ruolo importante nella società e come esse hanno segnato la vita dell'autrice, scelta che trovo piú che corretta. ci sono molte riflessioni (che ho condiviso) ed ho imparato molto, assimilando parecchie informazioni fino ad allora sconosciute. credo che questo sia un ottimo libro per iniziare letture sul femminismo e che sua rivolti anche a i/le piú piccoli/e.
nel mio modesto parere, l’autrice riesce perfettamente nell’intento: far affacciare persone più o meno digiune di teorie femministe e storia del movimento ad alcune delle sue (più o meno consapevoli) costituenti. lo fa con estrema cura, rivolgendosi allə lettorə con intimità, condividendo il suo personale percorso e alcuni eventi della sua vita. una bellissima lettura che scorre come l’acqua e che, grazie a una nutritissima lista di fonti, dà possibilità di ulteriori ricchi approfondimenti. Bravá federippi <3
3⭐ Letto con interesse perché tante storie non le conoscevo e, anche se a volte il modo di scrivere l'ho trovato un po'semplicistico, trovo l'intento del libro, ossia quello di far conoscere alcune donne che hanno costruito la storia del femminismo nel corso degli anni, molto bello, ancora di più con l'incoraggiamento a ritrovare delle femminucce nella nostra vita quotidiana. Quello che vuole trasmettere questo libro è il fatto di non sentirsi sole nella lotta. e questo è molto molto bello. E necessario. Molto consigliato per chiunque si stia avvicinando al femminismo.
Questo libro mi ha piacevolmente sorpresa. E' il primo libro a stampo femminista che leggo anche se ho ormai quasi 18 anni e devo ammettere che l'ho amato moltissimo. Ogni capitolo racconta la storia di donne femministe in tutti gli ambiti: dal giornalismo al mondo della musica fino alla comunità LGBTQIA+ ( e tanti altri topics). Oltre ciò racconta anche il loro "rapporto" con la scrittrice stessa e ho apprezzato molto anche questo. :)
Propositi per il nuovo anno: provare meno rabbia. Ci stai riuscendo bene 👌
Per tutte le ingiustizie, le discriminazioni, le non considerazioni. Grazie Federippi per aver condiviso la tua esperienza e la tua rabbia, per aver tenuto alta l’idea di sorellanza al di là di ogni latitudine, longitudine ed epoca.
Il mondo è pieno di femminucce… e menomale.
DA RECUPERARE AL PIÙ PRESTO - Raffaella Carrà, Blackie - Parole d’altro genere, Vera Gheno
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Mi è piaciuta molto la scrittura, colloquiale e simpatica al tempo stesso, come se fosse proprio l'autrice a rivolgersi direttamente al lettore durante una chiacchierata informale, però ho trovato il contenuto del libro troppo superficiale rispetto a quel che mi aspettavo. L'ho trovata un'infarinatura generale, avrei preferito andasse più a fondo con le diverse storie e la potenza delle singole “femminucce”.
Prima o poi lo finisco perché era comunque interessante ma purtroppo il fatto che lo legga l'autrice (pur capendo che siccome l'ha scritto aveva anche senso leggerlo) me lo ha reso troppo monotono. Apprezzo che facciano leggere a chi i libri li scrive, però forse alle volte c'è bisogno di qualche dritta in più.
Con un linguaggio fresco, colloquiale, ma non banale, Federica ci porta a conoscere, a approfondire o semplicemente ripassare le vite di alcune donne che in modi diversi hanno contribuito alla definizione dei femminismi, a dare un esempio, a lanciare dei semi nelle nostre coscienze. Piacevole, anche quando fa arrabbiare, e sempre utile.
Mi è sembrato interessante all'inizio ma poi man mano che andavo avanti con la lettura mi perdevo e ho deciso di interromperlo per il momento, chissà in un altro momento lo continuerò.