La poetica di De Roberto, espressasi al suo massimo nel romanzo I Vicerè, che assieme a L'Illusione e a L'Imperio costituisce la "trilogia degli Uzeda", ma anche nella sperimentazione di generi di più ampio consumo (Spasimo è in Italia uno dei primi polizieschi), raggiunge nella novellistica, in testi come La disdetta, Il rosario, La paura, ecc., un punto altrettanto alto. I racconti qui presentati in una selezione ricca e originale ripropongono i temi a lui più cari, dove sull'influenza dei maestri del verismo siciliano, Verga e Capuana, s'innestano più moderne sollecitazioni culturali; si spazia dalla vivida pittura politica, d'ambiente, di costume, a una corrosiva analisi psicologica e dei turbamenti dell'eros fino al plurilinguismo grottesco delle cosiddette "novelle di guerra". Una generazione intellettuale disillusa, quella di fine Ottocento, già sfiorata dalle inquietudini dell'incipiente "secolo breve", trova in questo scrittore instancabile e ossessionato dal fallimento una delle sue voci più memorabili.
Avendo letto con piacere anni fa I Viceré ed essendo interessato alle testimonianze sulla Prima Guerra Mondiale ho affrontato questo libro con la certezza di trovare ottimi racconti "borghesi" e di guerra. Con rammarico ho invece trovato poco interessanti le novelle e anzi deluso da quelle ambientate nelle trincee: si capisce che l' autore non racconta esperienze vissute sulla sua pelle ma solo raccontate da testimoni e poi aggiustate in maniera molto ruffiana e poco credibile. La novella più famosa, La Paura, è distante anni luce dall' omonimo libro di Chevallier che questo sì merita di essere letto. Peccato.