Con una verve e un gusto del pastiche che fanno irresistibilmente pensare a un certo Borges, Landolfi ci offre in questa silloge novellistica un breve ma strabiliante repertorio di pezzi di bravura, che rinnoverà nei suoi lettori più fedeli il sottile piacere di essere partecipi, e complici, del gioco di alta prestidigitazione della scrittura landolfiana. E il piacere verrà moltiplicato dalle innumerevoli sfaccettature dei temi e delle tonalità: dal racconto eponimo – una perfetta parabola sulla tormentosa gestione del talento e dell’irresolutezza –, dove si narra di un nobiluomo che usa una spada avita per tagliare in due la fanciulla che ama in una sorta di rito dolcissimo e struggente; alla relazione accademica di un cane – un professore arzebeigiano, Onisammot Iflodnal –, il quale annuncia a un pubblico parecchio irritato che anche gli uomini, sebbene non tutti, «intendono, sentono, pensano»; a «una cronaca brigantesca» che già nell’epigrafe, tratta da Michael Kohlhaas, evoca atmosfere kleistiane; al solo apparentemente comico Il babbo di Kafka, in cui l’ironia vela a malapena risvolti dolorosamente autobiografici... Uscito da Vallecchi nel 1942 e poi confluito nei Racconti, sempre vallecchiani, del 1961, La spada raduna – con l’eccezione di Nuove rivelazioni della psiche umana e Voltaluna, inediti – testi originariamente apparsi in quotidiani e riviste fra il 1939 e il 1941.
Tommaso Landolfi was an Italian author, translator and literary critic. His numerous grotesque tales and novels, sometimes on the border of speculative fiction, science fiction and realism, place him in a unique and unorthodox position among Italian writers. He won a number of awards, including the prestigious Strega Prize.
La spada è un'ottima raccolta di racconti; quasi tutti piacevoli, con picchi assolutamente geniali (La melotecnica esposta al popolo, Nuove rivelazioni sulla psiche umana) ed altri magneticamente atmosferici (La spada, Il matrimonio segreto, Una cronaca brigantesca, Il fuoco), scritti alla solita, dotta maniera di Landolfi.
Questa piccola raccolta di racconti dà una idea completa delle qualità di Landolfi, splendida penna italiana sottovalutata e dimenticata. Un Borges europeo dalla cultura profondissima e dalla prosa raffinata come un arabesco, un narratore di atmosfere medievali o fantastiche, forse difficile al primo approccio, ma capace di regalare pagine uniche.
Il mio primo approccio con Tommaso Landolfi come autore è stata la raccolta di racconti “Le labrene”: in quella raccolta, dopo aver disseminato con noncuranza per varie storie termini particolari, desueti, caduti in disuso, aulici o ripresi dal dialetto, nell'ultimo racconto l'autore parlava sottilmente di uno scrittore che, come ripicca alla lettura di una critica che sottolineava con disprezzo del ricorso a termini desueti nei suoi scritti, decideva di infilarcene a forza molti di più nella sua opera successiva (et voilà, quel libro era proprio “Le labrene”! Un gioco).
Leggendo “La spada”, una raccolta di racconti precedente a “Le labrene”, capisco benissimo il perché di quella critica. Anche qui spuntano parole rompicapo che mi hanno costretto (con gioia, perché imparare è sempre bello) a ricorrere al dizionario: frappa, rabescare, rattratto, allodiale, gravami, spillatico, mundio, menando (nome comune di cosa, ndr), soccida, contentatura, munitezza, enfiteutico, lungamano, morganaticamente, contristo, manutengoli, temo (altro nome comune di cosa), gente di concerto, postutto, arengo, summentovato, congerie, talee, stambugio, gurgite, postrema, iattanza, ridda, sileno, muglio, ruglio, bragia, guatare, ava. È stato divertente allora capitare nel racconto “Il matrimonio segreto” (sarà possibile per il protagonista, un nobile decaduto, ascoltare un vecchio segreto di famiglia – forse per poter ritrovare un favoleggiato tesoro? solo dopo aver contratto un matrimonio del rango che gli si confà) dove i personaggi in effetti si chiedono: “Perché dite «furonvi» e non «vi furono»?”, “Spiegatevi un po' meglio”, “Non vi capisco affatto” “Or non diceste testé (vedete che mi fate parlar come voi) «pazzesca volontà»?”
Tra gli altri racconti ce ne sono di invischiati con l’ossessione per le cose (la vendetta covata per uno sberleffo; la paura kafkiana del padre che si trasforma in un vero e proprio mostro di carne – zampe, e sangue – un liquido verdino che si aggira per la sua casa; una spada così bella che Renato – buffo nome per un eroe norvegese – adopra subito tagliando in metà perfette statue, vacche e qualsivoglia oggetto o soggetto gli si pari davanti, alla ricerca di qualcosa di degno della lama).