Il Pojana è un personaggio con la P maiuscola, cattivo come solo il nord-est sa essere quando sente minacciate le proprie basi: il lavoro e i soldi.
Ma Franco Ford esiste veramente? Per fortuna no, però le parti di cui si compone sono ben distribuite, con concentrazioni differenti, in una grossa fetta d’Italia. Definirlo un semplice leghista pare riduttivo, Pojana é l’occhio di un ciclone molto più vasto, e seguire i suoi ragionamenti ci permette di capire meglio cosa si agita nel nebbioso quadrilatero lombardo-veneto.
Se il vostro senso dell’humor é nero come l’ossidiada, vi assicuro che non riuscirete a interrompere la lettura prima di averlo completato. Il testo ha una composizione che lo rende ancora più interessanti: 29 brevi monologhi che spezzano il fiato, due storie costruite attorno alla “gente di palude” e un racconto conclusivo adattato dal teatro.
Questo libro gronda riso amaro, quasi caustico, che però spinge il lettore a chiedersi: ma non é che, qualche volta, anche io l’ho pensata come il Pojana? E la risposta é si, ma lui ha la spudoratezza di ammetterlo e sostenerlo di fronte al pubblico. Benvenuti nel Pojanistan.