Dans Le cygne noir, l'auteur soulevait le fait qu'une certaine catégorie d'événements historiques successifs demeure impossible à prévoir et à évaluer. Cet essai va plus loin au coeur des problèmes philosophiques et empiriques et se penche sur les mesures concrètes pour faire face aux limites de la connaissance, en particulier à la lumière de la crise économique de 2008.
Nassim Nicholas Taleb spent 21 years as a risk taker (quantitative trader) before becoming a flaneur and researcher in philosophical, mathematical and (mostly) practical problems with probability.
Taleb is the author of a multivolume essay, the Incerto (The Black Swan, Fooled by Randomness, Antifragile, and Skin in the Game) an investigation of opacity, luck, uncertainty, probability, human error, risk, and decision making when we don’t understand the world, expressed in the form of a personal essay with autobiographical sections, stories, parables, and philosophical, historical, and scientic discussions in nonover lapping volumes that can be accessed in any order.
In addition to his trader life, Taleb has also written, as a backup of the Incerto, more than 50 scholarly papers in statistical physics, statistics, philosophy, ethics, economics, international affairs, and quantitative finance, all around the notion of risk and probability.
Taleb is currently Distinguished Professor of Risk Engineering at NYU's Tandon School of Engineering (only a quarter time position). His current focus is on the properties of systems that can handle disorder ("antifragile").
Taleb believes that prizes, honorary degrees, awards, and ceremonialism debase knowledge by turning it into a spectator sport.
Le parole del giorno sono "modestia e autoreferenzialità", la prima poca, la seconda tanta. Tanto mi aveva conquistato "Il cigno nero" quanto poco mi ha convinto questa postilla. Bello il finale, tutto il resto è (quasi sempre) noia.
A differenza di molte recensioni che ho letto, ho trovato questo breve saggio piacevole e utile.
Pubblicato con l'intento di chiarire alcuni punti de "Il cigno nero", Robustezza e fragilità approfondisce alcuni argomenti, talvolta con un linguaggio tecnico e, per me, difficile. Nonostante questo e nonostante io creda di averne compreso davvero soltanto una piccola parte, io adoro la scrittura di Taleb e mi piace la sua strafottenza, la sua visione critica e adogmatica, la sua convinzione decisa nelle proprie idee.
Lo consiglio, naturalmente a seguito del Cigno nero.
Ridondante quanto superflua, a mio avviso, la lettura di questo lungo saggio se avete letto “Il Cigno Nero”. È una sua appendice con pochi nuovi spunti di riflessione e per nulla più esauriente di concetti trattati nel libro principe. Ho trovato la scrittura più macchinosa e poco fluida. Mi è parso che l’unico obiettivo del testo fosse speculativo con frasi ripetute per “allungare il brodo”. Il Cigno nero è indubbiamente da 5 stelle, questo assolutamente da evitare.
“Il Cigno nero” è stato senza dubbio uno dei libri più interessanti e originali che ho letto negli ultimi ventanni. Il Cigno nero tre anni dopo, lo è un po' di meno. Molto autoreferenziale, in fin dei conti non aggiunge nulla di nuovo. Complicato in molte parti, ipertecnico quando non dovrebbe esserlo, filosofico senza raggiungere le vette del successivo “Antifragile”. Deludente.
Se volete leggere: Taleb che si lamenta di chi lo critica, Taleb che utilizza la sindrome di Asperger come metafora dell'incompetenza, Taleb che racconta una barzelletta sessista, allora questo libro fa per voi. Inutile se non si è letto "Il cigno nero" e se non si è fanatici religiosi di Taleb.
Une bonne continuité au Cygne Noir qui entre plus dans la pratique. Il y a cependant quelques redondances, on sent aussi particulièrement fort l'égo de l'auteur (plus que dans le Cygne Noir), et j'ai regretté que l'explication claire des 4 quadrants n'arrive qu'au chapitre 6.
Riflessione abbastanza ripetitiva e sconclusionata, tranne alcuni paragrafi interessanti. Non aggiunge praticamente nulla al "Cigno Nero", tranne autocompiacersi.
E' un libro che si legge velocemente, ci ho messo tempo solo perché presa da altre cose, e da altri libri. Robustezza e fragilità l'ho letto più per piacere che per dovere, anche se credo dia ottimi spunti di lavoro. Si può considerare effettivamente un post scriptum de Il Cigno nero, che ho trovato davvero stimolante. Quindi va letto dopo quest'ultimo. Ed è vero, viene voglia di rileggerlo. Poi vorrei rileggere anche Giocati dal caso, che considero il migliore. I giudizi di Taleb su economia ed esperti del settore mi piacciono sempre più, non solo sono in linea con il mio pensiero, ma soprattutto sono ragionati e ben motivati. A breve mi dedicherò a leggere i suoi scritti più "tecnici", ovviamente in lingua originale, sperando di non perdermi.