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Vajont. Quelli del dopo

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Fu come un colpo di falce. Il 9 ottobre 1963, alle 22.45, duemila persone e un intero paese furono cancellati per sempre. Più di quanrant'anni sono passati e il ricordo dei morti è ancora sospeso sulla valle. Anche se i fatti di quella terribile notte diventano sempre più lontani, quel passato resta inciso sulla pelle di chi l'ha vissuto. Come Mauro Corona, lo scrittore-alpinista di Erto; e come i personaggi di questo testo inedito. All'osteria del Gallo Cedrone sei uomini si ritrovano a discutere fuori dai denti, tra un bicchiere di vino e l'altro, sulle responsabilità della tragedia; sul dopo Vajont, su chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso. Dalle loro parole ruvide e coinvolte emergono accuse, notizie, fatti.

73 pages, Paperback

First published May 1, 2006

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About the author

Mauro Corona

58 books116 followers
Mauro Corona è nato nel 1950. Da ragazzo ha lavorato come boiscaiolo e cavatore. Fin da bambino ha cominciato a intagliare il legno. Lo scultore Augusto Murer ha intuito il suo talento e lo ha accolto nel suo studio di Falcade, dove Mauro Corona ha approfondito la tecnica e l'arte che gli ha permesso di diventare uno scultore ligneo conosciuto in tutta Europa.

Alpinista e arrampicatore, ha aperto numerosi itinerari sulle Dolomiti d'Oltre Piave e partecipato a diverse spedizioni internazionali.

Nel 1997 pubblica il suo primo libro "Il volo della martora". La scrittura diventa così un'altra delle sue grandi passioni, grazie alla quale è oggi annoverato tra gli scrittori più apprezzati in Italia.

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Displaying 1 - 15 of 15 reviews
Profile Image for Maria Beltrami.
Author 52 books73 followers
May 11, 2016
Ho etichettato questo breve testo di Mauro Corona sotto la voce teatro perché della piece teatrale ha la scansione e il respiro, e i personaggi sono quasi da dramma greco classico.
Tutto questo per parlare di Vajont, o meglio di coloro che, sopravvissuti alla tragedia, sono umanamente sospesi tra un dolore ancora feroce, i pregiudizi, le limitazioni e una sorta di abbrutimento. Una lettura veloce ma densa, che fa pensare.
Profile Image for Shan.
215 reviews10 followers
October 6, 2020
Milos Crinjanski "Il passato è un abisso fosco e spaventoso. Ciò che è entrato in quel crepuscolo non esiste più e non è nemmeno esistito". Per noi il passato esiste. è fatto di dolore e rimpianto. Per molti di odio mai sopito. citazione presa dall'introduzione del romanzo.

Disastro del Vajont, premessa
Il 9 ottobre 1963 un notevole quantità di terra e fango precipitò dal monte Toc nel bacino della diga sul fiume Vajont provocando una tracimazione del bacino che travolse prima Erto e Casso, paesi limitrofi al lago dopo la costruzione della diga e poi il fondovalle veneto. Le vittime furono 1917, molti dei corpi non furono mai restituiti.

In carta copiativa
Sono abruzzese, ricordo il terremoto del 2009, ricordo la paura, di come le mie mani diventarono degli artigli e arraffai al volo il corpo di mio figlio che era della culla per stringerlo a me aspettando che i tremori e le ondulazioni finissero. Fortunatamente nel mio comune non vi furono crolli o vittime, ma come ben sappiamo le persone che in quel momento , alle tre di notte, dormivano a L'Aquila, non possono raccontare la stessa storia. Così come mi ricordo le nevicate di fine dicembre 2016 che proseguirono, combinate a scosse più o meno forti, fino a Gennaio con la tragedia che spazzò via l'hotel Rigopiano.
Come mai i disastri in Italia dall'inizio del secolo novecento sono scritti tutti in carta copiativa, come mai dopo la tragedia vi è sempre un rimpiattino di responsabilità fino a confondere la verità e la menzogna, centralini che ricevono chiamate ed allarmi che non vengono ascoltati, come mai la ricostruzione è sempre sinonimo di corruzione, di "qua ce magnamo tutti". La storia è sempre la stessa, stesso copione in carta copiativa e sinceramente vedere quante similitudini ho potuto contare fra le tragedie abruzzesi e quella a nord del Vajont mi ha sorpreso.

La storia. Vajont: quelli del dopo

Premetto che leggendo questo breve racconto ho pensato all'approccio emozionale, al rispetto che Mario Rigoni Stern aveva verso la natura, facendo qualche ricerca ho letto che erano divenuti amici e che Corona deve molto del suo stile a Rigoni Stern.
Anche se i fatti di quella notte lontana s’affievoliscono ogni giorno di più, il passato per noi esiste ancora. Fino a quando non morirà anche l’ultimo che poteva dire io c’ero, ho visto. Allora, quelli che verranno dopo di lui, sapranno della tragedia del Vajont leggendo qualche trafiletto sui libri di storia.
Forse.
In una sorta di messa in scena teatrale degli astanti si incontrano ne "L'osteria Gallo Cedrone" (che esiste davvero) ed iniziano una dissertazione culturale, filosofica, sociale che alcune volte sfocia in in riflessioni serie e piene di pathos altre in una semplice discussione da bar. Jan è il più risentito fra verità vissute, frasi fatte e fake news è quello che porta avanti il discorso, purtroppo ha perso molti dei suoi parenti nella frana. L'oste nonostante sia nato dopo il disastro sembra essere il più moderato e pragmatico, è il punto di vista del giovane informato che nonostante l'aridità fisica e culturale della zona riesce a costruire ed arricchire l'economia di Erto, una delle località distrutte dalla tragedia:>i>Ma almeno io non vado a messa ogni domenica come te. Sei tu il cristiano che va a messa e non sa cosa sia il perdono. Mi chiedo perché vai a messa."
E' una critica alle grandi costruzioni dell'italia del dopoguerra spesso edificate nonostante i veti degli esperti, è una critica alle partecipate , alla Sade la società privata che erogava energia elettrica allora, è una critica allo stato lento e finto assistenzialista è una critica al dopo, a come gli abitanti di Erto abbiano reagito. Si esamina anche il concetto di perdita di identità, dopo un disastro simile si tende a dimenticare, a occultare, a rimuovere il dolore. Viene citato il libro " Pioggia gialla "di Julio Llamazares, un romanzo ambientato nella località di Ainielle, sui Pirenei in Aragona, dove rimane un ultimo superstite a raccontare ciò che è accaduto. Viene Citato anche Paolini, che grazie alle sue opere teatrali all'inizio degli anni 2000 ha riacceso i riflettori su queste zone, così come si ricorda il film " Vajont - La diga del disonore " del 2001, diretto da Renzo Martinelli, in cui lo stesso Corona aveva recitato in una piccola parte.
Tutto cominciò quando iniziarono i rilievi per costruire la diga "La colpa è nostra che invece di mandarli via a calci in culo quando sono venuti a fare i rilievi li trattavamo come fossero salvatori.
Gli facevamo i servi. Tutti abbiamo venduto la terra alla Sade per una pipa di tabacco. Anche voi (rivolto agli altri due avventori) avete venduto la terra e siete andati col cappello in mano a chiedere assunzione in diga. Tutto il paese, giovani e vecchi, siamo andati a lavorare alla diga. Ubbidienti e contenti di avere paga ogni mese senza andare fuori. Che bello! Tutti qui, vicini alle cosce delle mogli, delle morose, fedeli come cagnolini alla Sade. Anche chi faceva il contadino è finito a tirare su malta in diga. Ha mandato in mona vacche e zappe ed è andato a ruscare per la Sade. E così i boscaioli: via la manera e giù alla diga! Questa è la verità, che vi piaccia o no."

Uno degli astanti critica i piagnoni, questa voce potrebbe appartenere allo stesso Corona: "Dopo 'sto casino di Paolini e Martinelli è nata una professione nuova, quella di superstite. Professione gratuita, sia chiaro, niente soldi, solo pietà. è una vergogna! Ci sono personaggi di cui potrei fare nome e cognome, che vanno ogni domenica alla diga, quando c’è folla, a dire che loro hanno perso tutto, che sono rimasti soli, che di qua, che di là. Uno schifo! Senza dignità, sono."
Notevole, lungimirante e profetico il lavoro della giornalista e partigiana Tina Merlin che già prima della costruzione della diga mise in guardia sui pericoli che questa avrebbe procurato.
In seguito vi è un intero passaggio che riporto fedelmente sulle parastatali che cercano di comprarsi il silenzio dei paranti delle vittime con rimborsi farlocchi , contentini e posti in sede :"La vergogna non è quella. La vergogna è venuta da noi, quando qualche superstite ha firmato l’ignobile transazione. Una vergogna che durerà in eterno, incollata come nebbia a queste montagne.
E ancora più carogna fu l'enel che ebbe il coraggio di proporre una simile infamia. Come si fa a chiedere a un disperato di mettere la sua firma su un pezzo di carta, e risarcirlo con tre lire dei propri morti? E lo scandaloso tariffario stilato in proposito, ve lo ricordate? Non è vergogna quella? Al figlio, per la perdita di un genitore un milione. Se il figlio era minorenne un milione e mezzo. Al genitore per la perdita di un figlio un milione. Di un nonno invece, perché i nonni si presume siano vecchi quindi valgono meno, cinquecentomila lire.
Se un genitore aveva perduto un figlio con due fratelli, un milione e mezzo. Al genitore per la morte del figlio unico due milioni. Al coniuge per la perdita del coniuge tre milioni. Questa è la vergogna e purtroppo qualcuno l’ha accettata con tanto di sua firma. Anche a me avevano offerto di pagarmi la moglie, ma li ho fatti correre con la manéra.
Oste:
Sono stati ingenui, erano spaesati, frastornati. Una volta parlai con uno di quelli che accettarono la transazione. Mi sembrò in buona fede. Quasi vergognandosi disse che firmò perché continuavano a dirgli che altrimenti avrebbe perso anche quelle poche lire.
Terzo avventore, salta su e batte un pugno sul tavolo: Non è una buona scusa! Come si fa a bere un bicchiere di vino coi soldi ricavati dai tuoi morti! O acquistare altre cose? Uno si comprava la Seicento e pensava: “Sto pagandola con il corpo di mio fratello”.
No, questo proprio no, piuttosto vado a rubare, o a carità. Bisognava rifiutare! Tutti! E invece molti hanno firmato. [...] Io non ho preso una lira dei miei morti, e nemmeno ho voluto agevolazioni. Ho rifiutato anche un posto all’ENEL al contrario di quello che hanno fatto parecchi. Ho la coscienza in pace io, per questo alzo la voce. E che mi stiano lontani tutti.
(Poi dopo una pausa, con ironia dice) L’unica cosa che accettai a dicembre di quel maledetto 1963 fu un cappotto che mi regalò la poa nel quale ci stavo dentro due volte. La poa ci aiutò come nessun altro, regalò molta roba. [...] Altra vergogna, quella. Mi piacerebbe sapere dove finì il mare di denaro che tutto il mondo donò ai superstiti. Persino dal Brasile arrivarono soldi. E le tonnellate di cibo e vestiario che la poa aveva raccolto per noi, dove finirono? Chi amministrò quei beni? Ci dettero le briciole. Senza alcun criterio, a casaccio, tanto per dire: 'Vi abbiamo dato roba'."
.
Scandalo delle licenze in cambio di soldi, spesso tutti questi soldi non arrivavano ma le licenze erano vendute per poche lire "Se tu esibivi la licenza di ciabattino potevi impiantare una fabbrica di scarpe più grande di un campo sportivo senza mettere un franco di tasca tua.
Tutto gratis. Era una legge apposta per i superstiti del Vajont. A noi, le licenze ce le pagavano cinquecentomila lire.[...] Esempio la decina di miliardi che l'enel aveva dato come risarcimento della mancata attività contadina.
Dove sono finiti quelli? Nessuno lo ha mai chiarito, nemmeno i politici che se ne occuparono."
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Si ricorda con rancore quello fu soprannominato il muro della vergogna ( Passo di Sant'Osvaldo, tra Cimolais ed Erto, a seguito del Disastro del Vajont. Ufficialmente allestito per "prevenire altre ondate", il muro fu smantellato nell'autunno 1998, e fu criticato per aver impedito il ritorno degli sfollati.) "Esempio la decina di miliardi che l'enel aveva dato come risarcimento della mancata attività contadina.
Dove sono finiti quelli? Nessuno lo ha mai chiarito, nemmeno i politici che se ne occuparono."
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Anche qui come in Abruzzo, così come in altre regioni provate dal terremoto o altri disastri, si parla della ricostruzione, che propriamente non vi è mai stata, si preferì così costruire una "Nuova Erto", così come furono costruite le New town vicino L'Aquila.
Verso l'ultima parte emerge lo spirito ecologico di Corona, che parla sempre con i toni moderati dell'oste, si rimprovera lo smodato uso dell'energia, le case con le cucine piccole, quando la cucina era il cuore della casa con il fuoco che riscaldava tutti ed era al centro delle parole fra contadini che si radunavano attorno ad esso.
Qualche astante cerca l'effetto scioccante informando che qualche pazzo vorrebbe ricostruire la diga.
Jan dà la colpa del poco lavoro ai migranti, l'oste lo bacchetta appellandolo razzista e ricordandogli come i "foresti" abbiano accolto i lavoratori di Erto in giro per il mondo.
La discussione termina quando arriva un nuovo cliente, chiede di poter vedere la partita in tv, Jan e gli altri si allontanano dall'oste e guardano verso lo schermo zittiti all'improvviso. Il dio televisivo ha messo tutti d'accordo.
Concludo con una frase di uno degli astanti, che dopo la perdita dell'identità nella zona, invoca la pace e il perdono :"Metti il cuore in pace. Dei nostri morti non c’è più traccia, sono aria, non esistono, come non fossero mai nati. Restano i nomi, ma cosa vuol dire un nome? Niente. Almeno a Longarone li hanno trovati quasi tutti. Credimi, è tempo di perdonare."
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Profile Image for Ily.
521 reviews
November 29, 2020
Breve lettura in cui l'autore attraverso le parole dei personaggi denuncia le ingiustizie subìte a causa del disastro ambientale del Vajont.

"Il 9 ottobre 1963 alle 22,45 duemila persone entravano nel nulla per ambizioni e interessi altrui.
Sono passati più di quarant’anni da quella notte e il ricordo dei morti e della disfatta è ancora sospeso sulla valle. E anche se le foglie di quaranta autunni hanno reso più soffice camminare sul dolore, permane sempre in queste zone il fruscio della morte. Cos’è cambiato nei paesi colpiti dall’artiglio durante questo non breve pezzo di tempo? Molto, se pensiamo che i bambini nati allora, o subito dopo la catastrofe, oggi hanno quaranta primavere, e poco sanno, se non per sentito dire, di quella storia. Nulla se osserviamo la montagna seduta per sempre nel luogo in cui doveva starci l’acqua della diga più alta del mondo. Prima ancora, laggiù, in fondo alla valle, scorreva il tormentato Vajont. Nei brevi tratti in cui diventava mite, faceva muovere mulini e segherie. La tragedia continua ancora, lenta come i granelli della clessidra, ma sempre presente. Negli occhi di chi si è salvato rimane congelato il muto stupore, l’ombra malinconica del rimpianto, la coscienza di aver perduto qualcosa che nessun miracolo potrà restituirci."
Profile Image for Valentina Morpurgo.
Author 0 books7 followers
October 15, 2022
All'osteria del Gallo Cedrone sei uomini si ritrovano a discutere fuori dai denti, tra un bicchiere di vino e l'altro, sulle responsabilità della tragedia; sul dopo Vajont, su chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso. Ne esce il ritratto di un piccolo popolo pieno di inestinguibile dolore, ma mai vinto.
Poche pagine per dar voce a un urlo muto, infinito.

@maurocorona

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Profile Image for sim ✪.
229 reviews5 followers
October 15, 2025
Ho messo in lista questo libro per l'anniversario della tragedia del Vajont, evento di cui so già molto e sul quale desidero sempre aggiornarmi. Corona crea un vero e proprio dialogo da osteria e un po' come nei memorabili dialoghi tra Castorp, Settembrini e Naphta ne La montagna incantata di Thomas Mann, i vari personaggi disquisiscono tra loro e sembrano aver tutti ragione. Chissà se la cosa è voluta? Corona ama assai la montagna e non sarebbe strano se avesse letto La montagna incantata di Thomas Mann!
Profile Image for Roberta.
1,412 reviews129 followers
June 17, 2015
La tragedia dimenticata

Questo libro è per ricordare.

E' uno squarcio che ci permette di sapere qualcosa di più sulla tragedia del Vajont e su coloro che la vissero (così come su coloro che "non erano ancora nati").

E' un dialogo, semplice come semplici sono le cose che piacciono a Mauro Corona, ma che tratta argomenti complessi e dolorosi.
L'unico difetto che mi ha trattenuto dal dare quattro stelline è stato il linguaggio. I protagonisti sono ertani, tre di loro sopravvissuti al Vajont, mi sembra strano il linguaggio che viene loro attribuito. E' un linguaggio semplice ma si tratta di italiano puro, qualcosa di più dialettale mi sarebbe sembrato più appropriato (non dico dialetto puro, ma una commistione comprensibile anche a chi è lontano anni luce dal dialetto ertano).
Profile Image for la_biblioteca_di_angelica .
166 reviews1 follower
Read
April 4, 2024
📚In questo piccolo libricino Mauro Corona raccoglie delle conversazioni tra un oste nato dopo la tragedia del Vajont e dei clienti che hanno perso tutto e tutti.

📝Un libro ridondante, nel disperato tentativo di voler imprimere la tragedia nella mente del lettore, la disperazione, la perdita.

📝Interessantissimi i due punti di vista tra chi ha vissuto la tragedia e porta rabbia e rancore e invece chi non la vissuta ma nonostante questo cerca di portare rinascita.

Un opera piccola ma intensa, sicuramente da leggere.
Profile Image for Bobparr.
1,151 reviews91 followers
August 5, 2017
Poche parole arrabbiate, dai toni didascalici, che aggiungono notizie a quelle emozioni che Paolini aveva dato. Il punto di vista di C. è chiaro, e retto. Il quarto avventore dà purtroppo il senso a tutta la faccenda. Chapeau alla signora Rachele.
Profile Image for ao.
241 reviews3 followers
March 3, 2018
Interessante.
Profile Image for Emy Ives.
161 reviews3 followers
June 18, 2019
Un'intensa, importantissima testimonianza di una tragedia che si sta dimenticando...
Profile Image for Chiara.
14 reviews2 followers
October 11, 2021
2.5
Una breve lettura, in cui l'autore attraverso le parole dei suoi personaggi denuncia la catastrofe del Vajont.
Profile Image for Cassandra.
6 reviews
August 30, 2024
Vero e proprio Signor Libro. Vivo, tangibile, illuminante. Un pezzo di storia.
Profile Image for Melissa Ranieri.
235 reviews5 followers
June 19, 2025
Due stelle solo per il fatto che ho trovato interessante leggere dei fatti sul Vajont e soprattutto sul dopo-disastro, ma di questo libro ho detestato una quantità di cose:la scrittura, la sgrammaticatura (presumo ad arte, per essere aderente ai personaggi), la forma del discorso/confronto fra quattro beoni al bar...l'unica cosa che mi è piaciuta di questo libro è che è molto breve(75 paginette piccole), quindi 1 punto facile per la challenge di Goodreads e un bel po' di punti per la challenge di Libri verdi fritti(seguiteli su Instagram o Facebook!) in quanto appartenente alla categoria "asta tosta".Mi è piaciuto anche il fatto di averlo avuto gratis tramite bookcrossing, perché mi sarebbe davvero dispiaciuto spendere per questa ciofeca.
È il secondo libro di Corona che leggo(sempre gratis), ma mi sa che sarà decisamente l'ultimo.
Profile Image for Saky97.
83 reviews
January 15, 2025
Nonostante la brevità, riesce a centrare pienamente il suo obiettivo: quello di far pensare e, soprattutto, di non far dimenticare.
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