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La paura ferisce come un coltello arrugginito

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In questo memoir lucido e intenso, Giulia Scomazzon vuole superare la paura per cercare la verità sulla madre Roberta, morta giovanissima nel 1994. Giulia allora aveva sette anni, e per lungo tempo le venne nascosta la causa del decesso di Roberta. Perché la società condannava con la vergogna e lo stigma: Roberta era infatti morta di aids, aveva contratto la malattia nel periodo limitato in cui aveva fatto uso di droga. Ancora oggi viene negata una memoria dignitosa e compassionevole a migliaia di persone che furono, spesso solo per un periodo della loro vita, “tossicodipendenti” e morirono di quella malattia all’epoca incurabile. La figlia Giulia, con coraggio ostinato, lavora sulla memoria individuale e collettiva per ricostruire un’immagine vera e completa della madre, la Roberta affettuosa e gentile che lavorava in fabbrica e preparava torte, la Roberta che si ammalava sempre di più. Nel farlo interroga il padre, Andrea, che per molti anni ha cercato a suo modo di proteggerla, di tenerla distante da un passato doloroso.

160 pages, Paperback

Published January 27, 2023

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Giulia Scomazzon

2 books2 followers

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5 stars
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3 (2%)
1 star
1 (<1%)
Displaying 1 - 10 of 10 reviews
Profile Image for Come Musica.
2,068 reviews631 followers
February 3, 2023
Questo racconto autobiografico di Giulia Scomazzon è "spaccacuore": un cammino alla scoperta della madre, morta per AIDS poco prima che compisse otto anni: come si supera la paura del passato e dell’assenza e come si affrontano i modi imprevedibili attraverso cui il lutto si muove su di noi?

Chi ha subito il lutto di uno dei genitori riconosce nel dolore di Giulia il proprio dolore, quella rabbia rivolta verso un'entità ignota alla quale si chiede "Perché?", in un'incessante richiesta di risarcimento nei confronti di una vita che è stata ingiusta: "Perché mi hai mollata qui?", "Perché te ne sei andata senza salutarmi, così improvvisamente, lontana, per un viaggio senza ritorno?"

Giulia prova a sciogliere il mistero che gravita attorno alla figura di sua madre, per ritrovare i contorni di una presenza così lontana nel tempo e nello spazio, e lo fa grazie anche all'aiuto di Lucia, la sua psicoterapeuta: "Dovrei dirmi: “Io non sono solo ciò che mi ha ferito o spaventato. Io sono anche ciò che mi ha reso felice e ciò che mi ha migliorato”. L’obiettivo della terapia è arrivare a credere a queste parole, imparare a sentirle come sincere nell’atto stesso di pronunciarle, ma qualcosa mi gratta la gola quando provo a scandirle adesso, da sola nella stanza con gli stessi mobili economici che mi circondavano a dieci anni."

Ad aiutare Giulia sono anche gli scritti di Christa Wolf: "Per “liberare i territori ancora occupati dalla paura” che sono disseminati nel mio cervello uso la strategia che ho appreso nel libro di Christa Wolf: passo, almeno per un po’, alla seconda persona singolare. Dare del tu alla bambina e poi alla ragazza che sono stata mi aiuta a creare una distanza di prossimità con il passato, con i luoghi, gli oggetti e le persone che ho memorizzato."

In questo memoir, Giulia denuncia svela una stortura a livello sanitario: "Il Covid e l’AIDS sono due epidemie che messe a confronto confermano una sola e deprimente verità: se una malattia minaccia di morte la classe dirigente nella sua composizione anagrafica, razziale e sessuale maggioritaria (i vari Johnson, Trump, Bolsonaro ecc.), la medicina si muove con una rapidità degna dei bei sogni di progresso dell’umanità, mentre se una malattia falcia giovani diventati estranei o anche solo strani agli occhi dell’istituzione famiglia o della società, allora la medicina si impigrisce, come se faticasse a trovare stimoli lontano dalle luci dei riflettori."

Consiglio questo libro a chi si riconosce nelle parole di Giulia "Cosa me ne faccio di questo finale a sorpresa, di questa storia che si chiude contro la mia volontà in un modo così incredibile da apparire artefatto come un’autobiografia in cui tutto viene ricordato perfettamente, senza tentennamenti? La cosa migliore sarebbe trarne un insegnamento, comprendere una verità sul lutto e i suoi effetti sulla memoria che sia di qualche utilità per me e i lettori, almeno per quelli che mi somigliano. Se mi sforzo, intravedo questa verità all’orizzonte come un vuoto che cambia forma, un punto come un buco nero che divora la vita e la memoria, che si allarga fino a diventare uno spazio, qualcosa che respira, che si riempie e si svuota di ricordi e di oblio con un ritmo che posso imparare a conoscere senza rimanere paralizzata dalla paura."

Per non aver più paura del proprio dolore.
Per sostituire la paura con un sentimento di gratitudine.
Profile Image for Laura Gotti.
594 reviews610 followers
Read
March 21, 2024
Io, come al solito, sulle storie vere, personali, faticose e complesse, mi astengo dal giudizio ma dico la mia solo sulla qualità della letteratura.

Una bimba piccola perde la madre di Aids nella provincia veneta degli anni Ottanta. Una volta adulta ripercorre cos'è stata la sua perdita, tra i non detti e i suoi personali sentimenti. Questo la trama in soldoni.

Com'è il libro? È un blog che è stato trasformato in una storia ma che del blog ha mantenuto lo stile e la narrazione. È scritto male? No, ma non mi ha trasmesso grandi emozioni o lasciato grandi domande. Ancora una volta non sono una grande fan di questo genere di narrazioni.
Profile Image for frankie.
9 reviews2 followers
July 25, 2023
[3.75]

Lo stile non è per tutti, la storia sì, e deve esserlo. Questo libro è un insieme di equilibri, alcuni forse più riusciti di altri, ma decisamente valido e importante: la scrittura può sembrare in alcuni momenti un po' troppo autoreferenziale, ma stiamo leggendo un memoir e quindi, al di là delle preferenze stilistiche, ce ne facciamo una ragione e apprezziamo la bellezza delle parole, la durezza delle immagini evocate da Scomazzon, il racconto di una persona a cui la memoria collettiva italiana non tiene particolarmente, di come ridare concretezza a una madre fantasma. Parlare di AIDS in Italia è difficile, parlarne al di fuori del dato numerico e del contesto medico ancora di più. Ho apprezzato molto come i dati e le coordinate storico-sociali non abbiano interferito con il racconto autobiografico e anzi lo abbiano amplificato, e ho trovato particolarmente azzeccato il modo in cui Scomazzon ha trattato la propria esperienza di figlia e il proprio percorso, che stanno al centro della narrazione.
Profile Image for GG.
59 reviews10 followers
January 22, 2025
Memoir, ricerca d'archivio, storia personale dell'AIDS dal punto di vista di una figlia in relazione a una madre - ma che diventa storia collettiva di un'epidemia attraverso articoli di giornale, testimonianze, e soprattutto domande, falle memoriali, rimozioni politiche, costruzioni di reti affettive. Non fiction che si legge come un romanzo.
Profile Image for fdifrantumaglia.
208 reviews49 followers
November 15, 2023
4.5
«Mi ero detta che Roberta P. poteva essere come Christa T., l'amica fragile di Christa Wolf, una specie di simbolo evanescente dei sogni e della gentilezza di una generazione che il mondo ha schiacciato.»
Profile Image for Abc.
1,120 reviews108 followers
April 2, 2023
Giulia racconta la sua storia che l'ha vista restare orfana di madre ad appena 8 anni per colpa di una malattia allora (siamo negli anni Ottanta) indicibile: l'Aids.
A lungo le hanno taciuto la causa della morte della mamma e non le è stato nemmeno consentito di partecipare al funerale, impedendole in qualche modo di fare i conti con questa dolorosissima perdita.
Con questo scritto Giulia cerca faticosamente di ricostruire la figura di sua mamma intervistando le poche persone che l'hanno conosciuta e possono raccontare di lei. Purtroppo le informazioni sono veramente poche a causa dell'evasività degli intervistati e anche un po' per la timidezza della mamma di Giulia che, a quanto pare, sfuggiva un po' agli sguardi degli altri.
Tra le pagine è palpabile la sofferenza dell'autrice che ha vissuto un'infanzia nel silenzio, accudita dalla nonna paterna che non era esattamente un mostro di sensibilità per dirla in modo gentile.
Nonostante anni e anni di psicoterapia Giulia soffre ancora di attacchi di panico e non riesce a superare il vuoto che questa perdita le ha causato.
È un libro molto intimista, ma, allo stesso tempo, affronta anche un po' la ricostruzione storica di ciò che l'epidemia di Aids ha rappresentato in Italia e di come i primi trattamenti sperimentali con l'AZT in realtà poi si siano verificati più deleteri che salvifici.
Profile Image for Pamela Orrico.
4 reviews1 follower
December 20, 2025
“Da giovane lavorò in fabbrica tutta l’estate per comprarsi una chitarra che non avrebbe mai imparato a suonare”.
Un libro molto scorrevole, scritto con una naturalezza disarmante. L’ingenuità e la trasparenza della voce narrante si toccano con mano.
Nelle parole di una ragazza che ha perso la madre da bambina mi sono sentita accolta e, in qualche modo, protetta. È una lettura che accompagna senza appesantire. Lo consiglio a tutti, a chi ha perso una madre e anche a chi no.
Profile Image for Adriana Attolico.
172 reviews1 follower
July 25, 2023
Libro introspettivo e scorrevole i cui temi dei ricordi perduti,della morte e di una famiglia che ne ha affrontate tante nella vita.

Giulia affronta tutto il suo vissuto con la scrittura di questo libro. Bello!
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Beatrice.
476 reviews220 followers
May 24, 2025
Ho trovato questo libro per caso su una bancarella e sono subito rimasta affascinata dal titolo: in che senso una paura poteva ferire come un coltello arrugginito? Nel senso che può farti male anche qualcosa che avevi sepolto in un cassetto, che avevi quasi dimenticato? O nel senso che può farti male due volte, prima per la ferita e poi per l'infezione che ti causa?

In questo memoir, che l'autrice scrive per cercare di fare chiarezza sul proprio rapporto con la madre, morta di AIDS, possono essere vere entrambe le interpretazioni.
In primis perché nel libro è centrale il tema della rimozione del trauma come forma di sollievo da parte delle vittime e come forma di protezione da parte della società. Nessuno vuole sentir parlare di AIDS. Non è una malattia onorevole, ma una che a che fare con le frange marginali della società, la frangia dei tossicodipendenti, dei drogati, del sesso non protetto.
Questo senso di alienazione, di lontananza da un mondo che non vuole sentir parlare di questa storia riecheggia in tutto il libro:

Siamo due sconosciuti identiche che non si incroceranno mai più e questo è penoso solo per me.

Un lutto eterno che importa solo a me, che pesa solo su di me.

La bambina che ha pensato: "Se riuscirò a non ricordare chi ho perso, allora non avrò perso nessuno", e il destino che ha voluto che accanto alla bambina ci fossero adulti disposti a concederglielo.


Il memoir di Giulia Scomazzon è ricco di domande alla madre destinate a restare senza risposta e riflette un bisogno di riflettere sulla propria esperienza che mi ha ricordato molto Cose che non si raccontano. Dopotutto, in entrambi i casi si tratta di due donne che hanno avuto il coraggio di parlare di un tema che la società preferisce far finta non esista.
La paura del titolo diventa quindi la paura più affilata: la paura di nominare il coltello che ti ha ferito, la paura di fare i conti con la realtà.

C'è una frase che mi sono sentita ripetere centinaia di volte e che non riesco a levarmi dalla testa. "Quando arrivano, arrivano tutti insieme". Vale per le cose belle e per le brutte, ma quando arrivano quelle belle la gente dice sempre che "te le sei meritate", mentre quando arrivano quelle brutte no, non si dice nulla, ci si dispiace. Nella sventura non ci sono parametri dentro cui valutare il merito individuale. Perché le cose belle e quelle brutte implicano livelli di responsabilità così sproporzionati? Perché le cose belle hanno bisogno di essere fecondate dal merito, mentre quelle brutte si riproducono per partogenesi?


Nell'immaginario comune chi muore di AIDS è sempre un bugiardo compulsivo, uno stronzo che non ha alcuna remora nel ferire i propri affetti, un genitore che abbandona i propri figli. La madre di Giulia - operaia, tossicodipendente pentita - muore di una malattia innominabile circondata da un'aura di vergogna, bugie e silenzio. Questo libro è un tentativo di rompere quel silenzio, e provare ad andare avanti.

Non mi piace la parola "sopravvissuto" rivendicata e appiccicata addosso alle persone che hanno subito un trauma e sono andate avanti. Non c'è alcun merito nel continuare ad andare avanti dopo un trauma, nemmeno in quella stupida parola, "resilienza", ti assomiglia più a una proprietà dei minerali che ha una qualità umana. Non serviva modulare una parola dall'inglese per definire il corso naturale e crudele degli eventi, l'istinto a sopravvivere agli altri che abbiamo scritto nel nostro DNA.
Coagularsi è il destino di tutte le ferite non mortali e non c'è motivo di andare orgogliosi.
Displaying 1 - 10 of 10 reviews

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