Da Susan Minot, autrice amata da Alice Munro, mi aspettavo grandi cose, invece a fine lettura me ne sono rimaste proprio poche.
Sarà che vengo da una lunga lettura di Olive Kitteridge, ambientato come Scimmie nel Maine, descrittivo come Scimmie di storie di famiglia e di un gran numero di personaggi, ma il confronto non regge e la pochezza di Scimmie è piuttosto chiara, dal primo all'ultimo racconto.
Non mi fa simpatia l'astuzia di cambiare soggetto: nel primo racconto è Sophie, figlia di mezzo, poi si passa ad un narratore onnisciente più classico, che funziona meglio, anche se resta l'attesa di avere un altro punto di vista che non arriva mai. Non trovo che funzioni nemmeno giocare con i piani temporali, per cui una volta siamo al presente, una volta siamo al passato: perché?
Si intuisce ovviamente lo scorrere del tempo, ma a parte un Elvis citato all'inizio, e alcune gonne anni '70 verso il finale non ci sono altri appigli temporali, che sarebbero stati d'aiuto. Nell'indice sono indicate invece con cura le date, perché non riportarle allora anche accanto ai titoli?
In realtà ciò che più delude è la famiglia, che pare poliedrica con ben sette figli, e invece si fa sempre fatica a distinguerli, per cui resta molto utile lo schema ad inizio lettura, con una pratica lista dei nomi in ordine di età. Le tre figlie maggiori sembrano tutte uguali, i figli maschi, a parte il grande con il nome del padre e il figlio di mezzo che pare un po' più ombroso, sono anonimi.
La madre è una Madre, con la maiuscola: accudente, calda, presente, gioiosa, che a noi che abbiamo avuto madri reali sta un po' stretta. Pare leggermente afflitta solo quando il padre (che è un padre con il minuscolo) si dimostra assente, ma ahimè, sono cose che capitano e quindi tiriamo avanti. Sul finale c'è un leggero scossone dato dall'immancabile tragedia, ma descritta maluccio, prima in retrospettiva e poi sul finale con una conclusiva cerimonia familiare con le ceneri della Madre sparse in mare, ma come dire, dovuta e non sentita.
Non basta dire che figlia X era triste e aveva lo sguardo sperduto per farmi sentire e vedere figlia X in quel modo. Non basta fa apparire e scomparire in continuazione i sette figli da una stanza per creare una scena. Non basta nemmeno la scena in climax, in cui il figlio Sherman chiede al padre di fare il Padre, per farci risvegliare.
Una nota sull'edizione in ristampa, molto bella, della casa editrice Playground. Una rara cura nella copertina, che sembra quasi venire dagli anni '60, per il tratto del disegno e per i colori; un formato leggermente più largo del normale, accattivante; una buona impaginazione e uso del font. Qualche refuso, però, e dei titoli di capitolo da presentazione word denotano che mancano i passaggi finali di pulizia del testo.